Consumo di suolo: l’Italia nella morsa del cemento

Di: - Pubblicato: 3 luglio 2017

Sembrava che una maggiore tutela dell’ambiente e la crisi economica potessero rallentare il consumo di suolo delle regioni italiane. Ma non è stato proprio così: un piccolo miglioramento c’è stato negli ultimi anni, passando da 8 metri quadrati ai 3 metri quadrati del 2016, però pare che non sia affatto basato visto che la percentuale di territorio impermeabilizzato è arrivata al 7,6 per cento, molto più della media europea che è ben al di sotto del 5 per cento. Si parla, infatti, di 23 mila chilometri quadrati, ovvero una superficie grande quanto la somma di Campania, Molise e Liguria messe insieme.

A fornire questi dati è l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nell’aggiornamento del suo report su questo argomento, che tiene conto di quello che è successo tra novembre 2015 e maggio 2016 in Italia, lasso di tempo in cui sono stati coperti di asfalto e cemento quasi 30 ettari al giorno per un totale di 5 mila ettari: come se in pochi mesi fossero state costruite 200 mila villette.

Nello specifico, la città che ha consumato maggior suolo è Roma, con 54 nuovi ettari di territorio, seguita da Torino con 23 ettari utilizzati. A livello regionale, è la Lombardia la regione con più suolo utilizzato, con il 12,9 per cento, a seguire vi sono il Veneto, con il 12,2 per cento, e la Campania con il 10,7 per cento. L’Ispra fa notare che le colate di cemento continuano ad interessare zone dove c’è rischio alluvione e frane, ma anche le fasce costiere e le aree protette. Dalla ricerca è emerso che questo eccesso di suolo è dovuto al fatto che sono state costruite o ampliate aree urbane “a bassa densità”, vale a dire dove si trovano centri abitati ma con ancora molti spazi non utilizzati.

È importante, inoltre, far luce sulla qualità di suolo perduto, in quanto circa il 23,2 per cento si trova nella fascia costiera entro i 300 metri dal mare, mentre l’11,8 per cento è in aree classificate come pericolose a causa delle frane, e un altro 11,2 per cento in zona a rischio idraulico. Bisogna anche tener conto che il territorio è una ricchezza economica e può offrire anche ottimi servizi all’ambiente: gli esperti di Ispra e Snpa (Sistema nazionale per la protezione ambientale), infatti, stimano tra i 630 e i 910 milioni di euro l’anno la cifra che si ricava dal venir meno di funzioni che il suolo impermeabilizzato non può più svolgere, come la produzione agricola, la protezione dall’erosione, l’infiltrazione dell’acqua, lo stoccaggio del carbonio e la qualità degli habitat.

L’Istituto, infine, ha proposto diversi scenari sulla possibile situazione italiana. Anche nel migliore dei casi, con interventi mirati di riqualificazione del territorio, c’è da mettere in conto un consumo di 1.635 chilometri quadrati durante il periodo di transizione, per arrivare a zero a metà secolo; ma una nota positiva è che si potrebbe rilanciare il settore edilizio al momento fortemente provato. Anche se a prima vista potrebbero sembrare tanti, in realtà è un considerevole miglioramento rispetto allo scenario peggiore, cioè quello di una possibile ripresa economica che saccheggerebbe ancora il territorio, facendo sparire altri 8.326 chilometri quadrati, equivalenti a un terzo della Sicilia.

Veronica Nicotra –http://ilmegafono.org