Dallas E Il Cielo Di Macondo

Di: - Pubblicato: 18 luglio 2016

C’è una storia antica, e mai risolta davvero, alle spalle di quanto successo a Dallas. È una storia che parte da troppo lontano per pensare di poterla circoscrivere nello spazio delimitato dai due mandati presidenziali di Barak Obama. E nella strada percorsa  da questa storia e da quel suo inizio, così lontano nel tempo, sono raccolti tutti i passi in avanti che sicuramente sono stati fatti, ma anche tutte le occasioni mancate e le promesse mai mantenute. In quei lunghissimi “Cent’anni di solitudine” dove i neri d’America sono stati costretti a vivere la loro condizione e la loro condanna di non essere bianchi, in molti hanno provato a costruire quel villaggio di Macondo capace di partorire dignità e rispetto, uguaglianza e diritto. Il tentativo di costruire quel villaggio ha conosciuto il viso, il pensiero e il coraggio di uomini come Martin Luther King e Malcolm X, la determinazione e la fiera ricchezza di donne come Rosa Parks che si rifiutò di cedere il posto a un bianco sull’autobus. Era il 1955 e quel gesto segnò l’inizio della protesta a  Montgomery, Alabama. Quella protesta durò più di un anno e alla fine la  Corte Suprema degli Stati Uniti decretò  incostituzionale la segregazione sugli autobus. Montgomery, Alabama: una città simbolo evidentemente, che solo dieci anni dopo offrì al mondo intero la “Marcia di Selma” :  sarà ricordata come il ‘Bloody Sunday’ d’America, con i manifestanti pacifici che scesero in piazza per attraversare il ponte di Selma e per rivendicare i loro diritti civili. La repressione della Polizia fu violentissima. La stagione della protesta continuò e nella seconda metà degli anni sessanta le “Pantere Nere” fecero sentire la loro voce per il movimento di liberazione degli afroamericani: le olimpiadi di Città del Messico, nel 1968, fecero conoscere al mondo intero Tommie Smith e John Carlos che alzavano il  pugno chiuso avvolto in un guanto nero, immobili sul podio dei vincitori mentre suonava l’inno americano. Ma poco, molto poco, cambiava nell’America tutta.

Foto 1 art Maurizio Anelli La Marcia di SelmaNel 1967, quando la guerra del Vietnam bruciava intere generazioni di giovani americani, Muhammad Ali o se si preferisce Cassius Marcellus Clay Jr. pronunciava questa frase nel suo discorso pubblico di rifiuto al suo reclutamento in Vietnam: “… La mia coscienza non mi permette di andare a sparare a mio fratello o a qualche altra persona con la pelle più scura, o a gente povera e affamata nel fango per la grande e potente America. E sparargli per cosa? Non mi hanno mai chiamato ‘negro’, non mi hanno mai linciato, non mi hanno mai attaccato con i cani, non mi hanno mai privato della mia nazionalità, stuprato o ucciso mia madre e mio padre. Sparargli per cosa?…” Molti hanno dimenticato, ma è successo. E Muhammad Ali era un uomo libero, prima ancora che il più grande pugile che il mondo abbia visto danzare su un ring. Il tempo passava, ma “Mississippi Burning” continuava la sua storia. Poi con l’arrivo di Barack Hussein Obama alla casa bianca sembrò cambiare qualcosa. Lui, il primo afroamericano a diventare Presidente degli Stati Uniti, sembrava portare un vento nuovo. E le speranze dei neri d’America erano tante, forse troppe anche per il Presidente degli Stati Uniti. Perché l’altra America era ed è ancora forte, come il razzismo che la alimenta e che cresce. Certo, le leggi sono cambiate rispetto agli anni più pesanti della segregazione garantita dalle leggi stesse. Ma l’altra faccia dell’America quanto è cambiata veramente ? E quanto conta economicamente e culturalmente, ancora oggi,  l’altra faccia dell’America ?

“… Mapping Police Violence è un collettivo di ricercatori americani che raccoglie ed elabora i dati sui casi di afroamericani uccisi dalla polizia negli Stati Uniti. Secondo questo gruppo di ricercatori nel 2015 i neri uccisi dalle forze dell’ordine sono stati almeno 346 e nel 30 % del casi si trattava di persone disarmate… Per gli afroamericani, la probabilità di essere uccisi dalla polizia è tre volte maggiore che per i bianchi. Nel 2015 nel 97 per cento dei casi di uccisione, nessun poliziotto coinvolto è stato incriminato.”

Mexico City, Mexico - Tommie Smith and John Carlos, gold and bronze medalists in the 200-meter run at the 1968 Olympic Games, engage in a victory stand protest against unfair treatment of blacks in the United States. (Oct 16, 1968)

(http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/08/usa-in-6-punti-lescalation-dei-neri-uccisi-dalla-polizia-nel-2015-nel-97-dei-casi-nessun-agente-e-stato-incriminato/2890766/). Ecco, di fronte ai fatti recenti di Dallas e ai cinque poliziotti americani assassinati da un Afroamericano è giusto condannare chi ha sparato, ma  senza dimenticare chi e con quanta fatica e quante lacrime ha provato a costruire quel villaggio di Macondo. Perché “il futuro non esiste, né mai è esistito sotto il cielo di Macondo”.

 

Maurizio Anelli