Dedicato A Daphne Caruana Galizia

Di: - Pubblicato: 30 ottobre 2017
Di Maurizio Anelli

 

18 ottobre 2017:

“Mia madre è stata assassinata perché era per lo Stato di diritto contro chi vuole violarlo. Ecco dove siamo: in un Paese mafioso … ”.

A pronunciare queste parole è Matthew Galizia, il figlio di Daphne Caruana Galizia.

Daphne era una giornalista che a Malta è stata uccisa con la stessa tecnica tanto cara alla mafia di casa nostra: la sua auto è stata fatta saltare in aria, esplosa in mille pezzi perché di lei non restasse più nulla. La sua colpa ? Cercare, indagare, capire e raccontare quello che succedeva e succede in quell’isola del Mediterraneo, bella e assolata, e così importante nella scacchiera dei paradisi fiscali. E lei cercava e raccontava, denunciava il gioco dei potenti al punto di essere inserita nell’elenco delle persone che “stavano agitando l’Europa”. Il tempo di un ultimo post, un ultimo articolo sugli scandali fiscali di quei potenti e poi la morte ad aspettarla sulla sua piccola auto. Una morte annunciata com’è sempre annunciata la morte di chi cerca la verità sapendo che quella verità è destinata a sconvolgere equilibri economici e di potere, sapendo che quella verità è una pistola puntata contro la propria vita. Eppure continua a cercare quella verità, e continua a raccontarla.

Nel 1993 l’Assemblea generale delle Nazioni Unita proclama ”La Giornata mondiale per la libertà di stampa.” È scelto il 3 Maggio.

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

Così recita l’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

 Quale valore ha questa giornata ? Ha un valore amaro, spesso si ha la sensazione che certe celebrazioni siano usate per lavare una cattiva coscienza collettiva che tanto permette e consente, come incapace di ribellarsi e schierarsi davvero al fianco di una causa.

Qualche anno fa scrissi queste righe per un giornale gentile, un giornale di quartiere in Zona 3 a Milano, che mi aveva offerto uno spazio, gradito e inaspettato. Le ripropongo oggi a chi mi legge:

 

“… Perché la libertà finisce quando è controllata prima, e impedita poi, la libertà della parola, detta e scritta, la libertà del pensiero. Lo sanno benissimo i poteri di tutto il mondo. La parola, detta e scritta, può cambiare il mondo in ogni momento più di un fucile.

Noi, in questo Paese, lo sappiamo bene da tanto tempo.

Lo abbiamo imparato e studiato, dai tempi del ventennio fascista ai giorni nostri.

C’è un elenco lunghissimo di giornalisti e scrittori la cui penna ha insegnato la vita e il coraggio di vivere a intere generazioni. L’Informazione, quella con la “I” maiuscola, non potrà mai essere messa a tacere per davvero.  Conta i suoi morti e poi riprende il cammino, anche per loro.

Penso a Ilaria Alpi, una storia di cui questo Paese non dovrà mai smettere di fare i conti e di vergognarsi. I suoi racconti e le sue denunce dalla Somalia hanno aperto veli su un’Italia che tanti, troppi, hanno sempre finto di non vedere.

Penso ad Anna Politkovskaja, che ha sfidato il potere di Vladimir Putin e che per questo ha pagato due volte: prima con la sua vita e poi derisa da un Berlusconi che voleva compiacere Putin.

Il Potere da sempre prova a mettere il bavaglio al pensiero e al coraggio della parola.

Prima in modo subdolo, provando ad ammorbidire e sedurre le penne migliori, poi con le leggi-bavaglio infine, quando tutto questo non basta, si passa all’intimidazione e alla soppressione fisica.

Ecco, la Giornata mondiale della Libertà di stampa viviamola, proviamo a sentire il profumo di un articolo di giornale, di un racconto, di un libro. Ricordiamo chi ha pagato con la propria vita il prezzo delle parole che ha scritto e raccontato. Impariamo a capire la differenza che passa fra un modo di fare giornalismo e scrittura e un modo di asservire i poteri con il giornalismo compiacente e di basso livello, senza rischio e senza dignità.

Giuseppe Fava diceva “…a che serve essere vivi, se non si ha il coraggio di lottare? “.

 

Ecco, non ho cambiato idea rispetto a qualche anno fa. Anzi questa idea ha acquistato una forza ancora maggiore. Nell’epoca dei talk show, dove cialtroni aridi e opportunisti sono scambiati per giornalisti, il significato di “Giornalista” è sempre più prezioso e importante. E accanto ai tanti giornalisti che hanno raccontato il male e il bene di questo mondo cammina una parola che sembra dimenticata: gratitudine. Io lo provo questo sentimento nei loro confronti, e ne sono fiero. Ci sono tante cose che s’imparano sui libri, sui banchi di scuola. Poi il tempo della scuola finisce e comincia quello della vita, ed è un tempo che ti cammina accanto e ti racconta quello che succede fuori dalle mura sicure di casa. C’è un altro mondo, qualcuno lo tiene nascosto e lo occulta, qualcuno invece lo racconta e quando inizia a raccontarlo sa che comincia a scrivere un libro pericoloso, sa di mettere in gioco tutto a cominciare dalla propria vita. È un libro che racconta come e dove vivono i potenti, dove si nascondono le ricchezze e le porcherie di cui questo mondo si alimenta, dove e come nascono le coperture finanziarie. È un libro “contro”, che smaschera e denuncia. Chi scrive questo libro conosce la paura e ci convive, sapendo di essere nel mirino.

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Malta-intervista-caroline-muscat-la-giornalista-amica-di-Daphne-Caruana-Galizia-Mi-disse-che-il-suo-tempo-si-stava-esaurendo-becae8ee-dcc7-4b38-bac6-2e82e4e476ff.html

Daphne Caruana Galizia sapeva perfettamente che qualcuno osservava ogni sua mossa, ogni riga scritta sul suo libro e preparava il momento, l’ora e il giorno, il posto. Ma chi decide di scrivere questo libro però va sempre avanti, continua comunque. Sa che qualcun altro prenderà in mano quel libro e lo leggerà, magari continuerà a scriverlo raccogliendo quella penna e quel microfono saltati in aria insieme a una piccola utilitaria che portava il sorriso, il coraggio e la dignità di Daphne Galizia in giro per Malta, piccola e bella isola del Mediterraneo, terra di paradisi fiscali e terra di mafia come dice Matthew Galizia.