Dedicato A Vittorio Arrigoni

Di: - Pubblicato: 15 Apr 2019

Di Maurizio Anelli.

Era il 15 aprile 2011 quando Vittorio Arrigoni veniva ucciso nella Striscia di Gaza, ma dopo tanti anni Vik vive ancora. Pioveva a Bulciago domenica 14 aprile 2019, forse il sole era troppo  triste e non se la sentiva di uscire dalle nuvole per salutare i tanti che avevano deciso di venire fin qui per ricordare Vittorio. Peccato, perché Vik meritava una giornata di sole. Però esiste un’altra possibilità e, poiché è bello credere nei sogni e nelle favole, mi piace pensare che sia quella più vera: i semi hanno bisogno dell’acqua per diventare germogli  e allora il sole ha fatto un patto con la pioggia e le ha detto “oggi esci tu, devi  far germogliare quel seme”. E, poco dopo, dal palco qualcuno ha detto che nella Striscia di Gaza Vik non è ricordato come una vittima, ma come un martire, un testimone, perchè i testimoni gettano un seme e i semi germogliano sempre. La storia di Vittorio parte da lontano e oggi in tanti l’hanno raccontata e condivisa, regalando a ognuno di noi quell’ emozione che poco alla volta diventa un groppo in gola. Ma quel groppo bisogna trattenerlo e trasformarlo in quello che Vittorio ha sempre chiesto a chi lo ha conosciuto, a chi lo ha letto e ascoltato: Restiamo Umani. Non chiedeva una cosa facile Vittorio, o forse sì. Ma lui non ha mai amato le cose facili e poi, in fondo, quando le cose sono troppo facili diventa difficile riuscire ad amarle. Vittorio diceva sempre che “… la Palestina e Gaza sono ovunque e da questo possiamo trarre gli spunti per agire con giustizia e solidarietà verso gli ultimi che incontriamo anche a casa nostra, fuori dall’uscio di casa”. Lo racconta la madre, Egidia Beretta, in una bella intervista a “Il Manifesto” che tutti dovrebbero leggere https://ilmanifesto.it/otto-anni-dopo-vik-e-sempre-con-noi/.

Vittorio, che sceglie di vivere a Gaza. Vittorio che si sentiva vicino agli operai degli stabilimenti Fincantieri che “costruirono le stelle del mare, li trafisse la polvere d’amianto, li uccise il profitto”, Vittorio che  stava dalla parte di “Chico”Mendes ed era grande amico di Enzo Baldoni, perché la Palestina e Gaza sono ovunque. Nel maggio del 2013, nel suo blog Guerrilla Radio, Vittorio Arrigoni scriveva:  

Perchè sappiamo che Palestina non indica una remota ragione dall’altra parte del mondo, ma semplicemente un paese sull’altra sponda del Mar Mediterraneo.
Perchè sappiamo quale sia il dramma delle donne palestinesi incinte forzate a partorire ai checkpoint israeliani.
Perchè sappiamo che la colonie israeliane sono costruite su terra rubata ai palestinesi.
Perchè sappiamo cogliere la poesia e la storia che si cela dietro una chiave tramandata da padre in figlio, per generazioni.
Perchè sappiamo che un olivo che viene bruciato, o una casa che viene giornalmente demolita, è un pezzo di dignità che viene calpestato.
Perchè sappiamo che la striscia di Gaza è la più grande prigione a cielo aperto mai esistita.
Perchè sappiamo che bombardare civili, donne e bambini non può essere chiamato autodifesa, né effetto collaterale.
Perchè sappiamo discernere la differenza tra terrorismo e resistenza armata.
Perchè è vergognoso come il diritto giuridico internazionale venga lacerato dall’impunità di cui gode un paese fondato sul genocidio di un intero popolo.
Perchè supporteremo il diritto al ritorno fino a che l’ultimo dei profughi non vedrà pienamente applicata la risoluzione ONU n° 194.
Perchè non abbiamo paura di dire che parte delle vittime di ieri, sono i carnefici di oggi. Perchè un paese che fa di bambini prigionieri politici, non può fregiarsi del titolo di democrazia.
Perchè non ci facciamo intimidire da un paese che ad oggi ha violato 73 risoluzioni ONU, la IV° Convenzione di Ginevra, le leggi internazionali, la Convenzione sui diritti dell’infanzia, la Convenzione sulla tortura e che applica un regime di Apartheid documentato da Human Rights Watch e da varie altre ONG.
Perchè stiamo dalla parte dell’oppresso e non dell’oppressore, dalla parte dell’occupato e non dell’occupante. Perché anche se la comunità internazionale continua ad ignorare la più mediatica pulizia etnica nella storia dell’umanità, noi supporteremo il popolo palestinese fino alla fine.
Ecco perchè oggi ricorderemo il 65esimo anniversario della Nakba, consci che, nella vita dei palestinesi, di catastrofi ne accadono quotidianamente
”.

Eppure, di quello che accade tutti i giorni in Palestina e della politica dello Stato di Israele, in questo Paese non si vuole parlare. Sembra che oltre alla scarna cronaca di pochi minuti o di poche righe, relativa agli scontri, non si debba andare. È un silenzio che fa rumore, amaro e inaccettabile. In molti si affannano a giustificare il “diritto di Israele di difendersi” e che, di fatto, legittima e giustifica quel processo di colonizzazione e di violenza etnica che è la vita di tutti i giorni nei territori palestinesi. Lo Stato di Israele si fa scudo dello strumento dell’antisemitismo per misurare il livello della critica al proprio agire politico che arriva dalla Comunità Internazionale, e anche per questo sembra che in questo Paese sia proibito parlare di Sionismo.  Eppure il Sionismo non è nato ieri, ha una storia antica nata nel 1897 a Basilea e il suo manifesto prevedeva proprio l’occupazione della Palestina: obiettivo raggiunto, pagato dai palestinesi con l’apartheid e la violenza nei propri territori. https://storiadisraele.blogspot.com/2010/09/il-programma-di-basilea.html Stupisce, e amareggia non poco, osservare quanto sia compatto il fronte politico italiano nel prendere le distanze dai diritti dei palestinesi e, allora, viene da chiedersi quale possa essere il comun denominatore e il collante fra forze politiche così apparentemente distanti fra loro ma che si ritrovano dalla stessa parte del tavolo: la parte del silenzio sulla politica di Israele. Il silenzio è sempre imbarazzante, e non è mai giustificato. Umanamente, perché le violazioni dei diritti umani nei territori da parte di Israele sono alla luce del sole. Politicamente perché Quello stesso Stato e il suo Governo violano in continuazione anche le risoluzioni delle Nazioni Unite, per esempio la risoluzione 242, del 22 novembre 1967, che imponeva la restituzione dei territori occupati in seguito alla Guerra dei Sei giorni: le Alture del Golan, la Striscia di Gaza, la penisola del Sinai e Gerusalemme est.

Restiamo umani”, ha sempre ripetuto Vittorio. “… A qualunque latitudine, facciamo parte della stessa comunità. Ogni uomo, ogni donna, ogni piccolo di questo pianeta, ovunque nasca e viva, ha diritto alla vita e alla dignità. Gli stessi diritti che rivendichiamo per noi appartengono anche a tutti gli altri e le altre, senza eccezione alcuna.” Il popolo di Gaza, il popolo palestinese, resiste e vuole vivere.  Ci prova ogni giorno anche nell’angolo più martoriato e colpito della Terra. Resiste a muri e recinti, ai bombardamenti, al razionamento dell’acqua e della corrente elettrica. Resiste all’indifferenza di una Comunità internazionale sorda, cieca e muta, complice. Pioveva  a Bulciago, ma l’acqua non ha disturbato niente e nessuno: c’era un seme che diventerà un germoglio, bello e forte come l’albero che l’ha generato. Oggi quell’albero avrebbe quarantaquattro anni, è stato tagliato che ne aveva trentasei ma, come si racconta a Gaza, Vik non era una vittima ma un martire, un testimone, un vincitore che credeva nei sogni: “Io che non credo alla guerra, non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera. Semmai voglio essere ricordato per i miei sogni. Dovessi un giorno morire, fra cent’anni, vorrei che sulla mia lapide fosse scritto quello che diceva Nelson Mandela: un vincitore è un sognatore che non hai mai smesso di sognare”. Vittorio Arrigoni, un vincitore. https://www.inesplorazione.it/2011/04/un-vincitore-e-un-sognatore-che-non-hai.html

I sogni volano sempre in alto, come quei palloncini liberati verso il cielo alla fine di una giornata che resta nel cuore. Le Parole di Alessandra e Egidia, quelle di due giovanissimi ragazzi che hanno presentato il loro documentario su Vittorio e di tutti quelli che sono saliti sul palco, e poi lo Spettacolo di Gian Luca Foglia e le musiche di Emanuele. Tutto questo ha spinto quei palloncini in alto verso il cielo. Per questo Vittorio è ancora vivo, anche otto anni dopo la sua morte.

Ciao VIK.