Disobbedire Alle Leggi Sbagliate è L’Inizio Della Ragione

Di: - Pubblicato: 7 Gen 2019

Di Maurizio Anelli.

Era l’inverno del 2015 e, dal palco di Piazza del Popolo a Roma, Matteo Salvini arringava la sua folla plaudente alla disobbedienza civile, citando nientemeno che Don Milani: “”Mi piacerebbe si studiasse Don Milani, a leggi sbagliate si deve disobbedire finché non cambia, e in Italia son tante…” https://www.huffingtonpost.it/2015/02/28/”matteo-salvini-a-roma_n_6774714.html

Il Segretario della Lega Nord non era ancora il Ministro degli Interni che oggi tutti conoscono, ma il suo razzismo era già un dato di fatto. Penso che lui per primo non abbia mai letto nemmeno una riga del pensiero di Don Milani così come di Martin Luther King, né ora né in gioventù quando dichiarava candidamente di essere iscritto all’Università e di essere “nullafacente”. Il tempo passa e il Matteo Salvini che incitava alla disobbedienza ora è l’uomo di primo piano di quello che viene chiamato il Governo del Cambiamento. La storia ricorderà questo Governo con altri nomi e altri aggettivi, qualcosa di cui questo Paese non potrà essere fiero esattamente come accadde con il regime fascista del secolo scorso. No, Matteo Salvini non ha mai letto Don Milani e nemmeno Martin Luther King, perché se solo avesse letto almeno una pagina del pensiero di questi Uomini saprebbe che il momento della disobbedienza è arrivato e non può aspettare a lungo. Perché è vero … “a leggi sbagliate si deve disobbedire finché non cambia, e in Italia son tante”. Per esempio è sbagliato quel “Decreto Sicurezza” che porta il suo nome e che oscura  intelligenza e umanità e, con un calcio in culo alla difesa della dignità umana degli emarginati, apre di fatto una vera caccia alle streghe. Le streghe hanno la faccia dei migranti che perdono il diritto di protezione umanitaria per decreto e diventano, automaticamente, irregolari che non potranno essere rimpatriati e senza nessuna possibilità di essere integrati nel Paese. Se prima di questo decreto l’Italia era comunque un porto più sicuro e accogliente grazie all’impegno di chi opera nel territorio, nonostante tutti i limiti del sistema di accoglienza, oggi non è più così. È una storia lunga costruita negli anni grazie alla xenofobia leghista, ma non solo. È un fallimento culturale e sociale lungo almeno vent’anni, durante i quali hanno visto la luce le leggi che hanno seminato il terreno dell’emarginazione e che portano alle vergogne razziste e xenofobe di oggi: dalla legge Turco-Napolitano che di fatto introduce e normalizza la privazione della libertà  autorizzando, dove non sia possibile eseguire immediatamente il  respingimento alla frontiera o l’espulsione, il “trattenimento”  per un periodo massimo di 30 giorni nei “Centri di permanenza temporanea” (Cpt). Pochi anni dopo si arriverà alla vergogna della legge Bossi-Fini che ridisegna le politiche sull’immigrazione e introduce il concetto di criminalizzazione della clandestinità. Infine il decreto Minniti dove appare evidente la priorità di rimandare a casa il maggior numero possibile di  “illegali”  stringendo accordi e firmando trattati con i paesi di origine e transito dei migranti: un nome su tutti, la Libia.

Sono in tanti ad aver allevato il ragno che ora tesse la sua tela, ognuno deve assumersi la sua parte di indegna ir-responsabilità. Molte mani hanno costruito quel muro di razzismo di Stato che negli ultimi mesi è esploso in tutta la sua violenza: contro le ONG nel Mediterraneo, nella chiusura dei porti e nella guerra aperta e preparata con vigliacco cinismo contro Riace e il suo Sindaco Domenico Lucano. Personalmente, e mi assumo la responsabilità di quest’affermazione, considero un errore grave che il Presidente della Repubblica abbia posto la sua firma su questo Decreto. Ma tant’è, il decreto esiste e lo Stato chiede che venga rispettato. Ma è giusto rispettarlo ? No, non è giusto. Così un bel giorno i Sindaci di Palermo e Napoli, Leoluca Orlando e Luigi De Magistris, decidono che nelle loro città il decreto non sarà attuato.

Leoluca Orlando afferma che “Il Decreto sicurezza è un provvedimento disumano perché, eliminando la protezione umanitaria, toglie ogni residuo di comprensione nei confronti del dramma dei migranti”, e De Magistris ribadisce che “…Una legge in contrasto alla Costituzione a Napoli non sarà applicata, la nostra amministrazione si è sempre orientata in questo modo…” http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Migranti-sindaci-contro-il-decreto-sicurezza-Sospeso-a-Palermo-e-Napoli-8234ba7e-b650-4265-b1bf-8c5d11335479.html?refresh_ce

Sono affermazioni forti, che condivido e approvo. Per qualcuno queste affermazioni nascono da interessi di partito e giochi politici. Ascolto, leggo commenti e critiche e metto in fila tutto.

Leggo un articolo che mette in guardia dall’uso della disobbedienza https://www.huffingtonpost.it/stefano-esposito/no-alla-disobbedienza-vediamo-allopera-la-grande-schifezza-del-decreto-sicurezza_a_23634236/. Nell’articolo si afferma che “…La sinistra non può e non deve mai accettare la logica della disobbedienza alle leggi dello Stato, anche quando sono palesemente ingiuste. Questo è un regalo a chi vuole demolire le regole costituzionali”. Quindi, secondo questa logica, anche se una legge è palesemente ingiusta occorre accettarla e semmai discuterne nelle sedi competenti. L’autore dell’articolo dimentica che nel frattempo c’è una parte di umanità che muore nelle strade e nel Mediterraneo, un’umanità che viene spinta nell’abisso dell’emarginazione umana. Poi vedo che l’autore dell’articolo è un esponente del Partito che è stato al Governo negli ultimi anni, incapace di muovere un dito per cancellare la legge Bossi-Fini che ha costruito il decreto Orlando-Minniti e ha stretto patti con un Paese come la Libia, spiega molte cose.

Ascolto, leggo commenti e critiche e metto in fila tutto. Metto in fila vent’anni di lavoro sporco fatto dalla Lega di Bossi e Borghezio e ora di Salvini. Metto in fila l’odio e il disprezzo seminato prima contro i meridionali, poi contro i rom e ora contro i migranti. Metto in fila gli insulti riservati a Cécile Kyenge, ministro del governo Letta e prima volta di una persona di colore in un governo italiano. Metto in fila gli attacchi vomitati su Riace e su Mimmo Lucano, le azioni giudiziarie e le accuse infamanti contro le ONG e su Medici Senza Frontiere, penso alla nave Diciotti fermata nel porto di Catania per un tempo infinito durante un’estate terribile con centinaia di persone a bordo, metto in fila la chiusura dei porti e quel mantra triste e violento raccontato per mesi: “La pacchia è finita”. Metto in fila i migranti sfruttati dalla mafia e dai suoi “caporali” morti da schiavi mentre raccolgono pomodori, e il corpo di Soumaila Sacko preso a fucilate.

È una fila lunghissima che questo Paese sembra dimenticare, ma non si può. E allora la disobbedienza di cui parlavano Don Milani e Martin Luther King è non solo giusta, è un atto dovuto. Un maestro della psicanalisi, Erich Fromm, affermava che  “… L’atto di disobbedienza, in quanto atto di libertà, è l’inizio della ragione. Non è tanto un atteggiamento contro qualcosa, quanto un atteggiamento per qualcosa: per la capacità umana di vedere, di dire ciò che si vede, di rifiutare ciò che non si vede. Per farlo non occorre che l’uomo sia aggressivo o ribelle: basta che tenga gli occhi aperti, che sia ben desto e desideroso di assumersi le responsabilità di aprire gli occhi a coloro i quali corrono il rischio di perire per il fatto di essere immersi nel dormiveglia”. (Erich Fromm-La disobbedienza come problema psicologico e morale- 1963).

Questo Paese ha seminato il razzismo nelle menti di molti suoi cittadini, e ora sta costruendo un razzismo di Stato dotandolo di leggi che lo giustificano. Il tempo racconterà se, come sostiene qualcuno nelle chiacchiere da bar, le decisioni di Orlando e De Magistris più che una “disobbedienza civile” sembrano essere una mossa meramente di carattere politico da parte di 2 Sindaci che puntano alla candidatura alle prossime elezioni europee.

Io ascolto, leggo commenti e critiche e metto in fila tutto, e in testa a quella fila vedo un’umanità che chiede a tutti noi da che parte stare. Non ho nessun dubbio a riguardo, sto dalla loro parte e se per farlo devo disobbedire a una legge infame promulgata da un Parlamento dove regnano razzismo e xenofobia, lo farò. In fin dei conti la vita è solo una questione di scelte e a volte sono scelte molto semplici da fare e mi auguro, con tutto il cuore, che altri Sindaci sentano il bisogno di disobbedire a una legge razziale e obbedire invece alla Costituzione, quella stessa Costituzione su cui i Salvini e i Di Maio di passaggio hanno giurato. Punto e a capo.