Donald Trump E La Strada Bianca Dell’America

Di: - Pubblicato: 14 novembre 2016

… e così Donald John Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. È la strada “bianca” dell’America, che continua e che in realtà non si è mai fermata. A nulla sono valsi i due mandati di Barack Hussein Obama, primo afroamericano a diventare Presidente. Non era facile per lui, e lui ha sicuramente deluso molte delle aspettative che lo circondavano. Ma era stato un segnale, cancellato dall’elezione di Trump e ancor più dalla sconfitta di una candidata come Hillary Clinton, troppo legata al modo del potere, troppo compromessa su tanti fronti per essere credibile. Ma il segnale che arriva dall’America è in sintonia con quanto avviene in Europa. È l’idea della supremazia, della forza e del proprio confine da difendere. È un confine fatto di nulla, ma è quel nulla che fa sentire forti e migliori degli altri. E gli altri sono i tanti che cercano un sogno molto semplice, si chiama vita. Quella vita che si cerca scappando su un barcone per arrivare in Europa o passando un confine per arrivare negli States. E quei tanti che sfidano la sorte e la morte sono un pericolo per quelli che hanno troppi privilegi, costruiti sul niente, da difendere. Quei tanti possono portarti via il lavoro, possono diventare i tuoi nuovi vicini di casa, fare amicizia con i tuoi figli. Possono arrivare, addirittura, a chiedere un ruolo in quella Società dove si parla sempre tanto di globalizzazione ma che in realtà si vuole proteggere con muri e recinti. E la strada bianca dell’America assomiglia tanto alla strada bianca dell’Europa. Quali sono le grandi promesse di Trump agli americani?

“Costruirò un grande muro – e nessuno costruisce muri meglio di me – e costerà poco. Costruirò un grande, grande muro alla frontiera meridionale e farò pagare il Messico per quel muro. Segnatevi le mie parole”.

“Quando il Messico ci manda le sue persone, non ci manda i migliori. Non mandano te, mandano persone che hanno molti problemi e che portano questi problemi a noi. Portano droghe. Portano criminalità. Sono degli stupratori. E alcuni, credo, sono brave persone”.

“Serve una completa e totale chiusura delle porte ai musulmani che vogliono entrare negli Stati Uniti fino a che i nostri rappresentanti non riusciranno a capire che cosa sta succedendo”.

“In Medio Oriente ci sono persone che tagliano le teste dei cristiani, persone che tagliano le teste di tante altre persone. Succedono cose che non abbiamo mai visto prima. Dai tempi del Medio Evo non si vedevano cose simili. Reintrodurrò il ‘waterboarding’ e reintrodurrò cose molto molto peggiori del ‘waterboarding’”.

“L’Isis onora il presidente Obama. E’ il fondatore dell’Isis, il fondatore…”.

Donald Trump non ha mai nascosto la sua totale contrarietà a qualunque controllo delle armi e alla loro libera circolazione negli Stati Uniti; non ha mai nascosto di essere contrario agli aiuti internazionali. È la sua storia umana a parlare per lui. Lui, ricco imprenditore, il “tycoon” che non nasconde la sua xenofobia, il suo sessismo e la sua convinzione della supremazia della “razza bianca”, ha vinto perché una gran parte dell’America condivide molti di questi pensieri. È quella gran parte di America che non ha mai voluto e saputo elaborare la storia stessa dell’America che è una storia che affonda le sue origini sulla supremazia razziale dei bianchi e sulla forza. Durante la campagna elettorale lo staff di Donald Trump ha messo a punto le  “statistiche etniche” per dimostrare la necessità assoluta di riportare ordine. È un dato di fatto, non un’opinione.  Come un dato di fatto è l’aperto sostegno a Donald Trump da parte di David Duke ex membro del Ku Klux Klan ”Hillary Clinton va incriminata per terrorismo, e il sistema corrotto che la sostiene deve essere scardinato da Donald Trump, o i valori più intimi dell’America andranno distrutti”. (http://www.lastampa.it/2016/11/07/esteri/speciali/presidenziali-usa-2016/il-prof-del-ku-klux-klan-con-donald-contro-le-lobby-mVh3FaUOPqpAV9uWIfiwJL/amphtml/pagina.amp.html)

Ci sono poi altre motivazioni, sicuramente, a cominciare dall’inadeguatezza di una controparte come Hillary Clinton. Ma questo è un altro discorso. Resta un’amarezza, profonda: il parallelo della “strada bianca” dell’America con l’Europa, quell’Europa in cui soffia sempre più forte il vento dell’intolleranza, dell’integralismo etnico, della paura verso “lo straniero” e il “diverso”. È la spirale pericolosa su cui si avvitano un’ economia sempre più incapace di essere al servizio dell’uomo, l’interesse di pochi contro i diritti di molti, la diseguaglianza sociale, il disprezzo verso il mondo del lavoro e della cultura. Un tempo si parlava di “Lotta di Classe”. Oggi qualcuno vuol far credere che questa definizione non abbia più senso, ma non è così. Le classi sociali esistono ancora e le differenze sono sempre più marcate, è la lotta che manca perché soffocata da un’apatia culturale e morale. Perché lottare significa studiare la storia e provare a capirla, esporsi, prendere posizione. Significa capacità e volontà di essere umani, significa fatica. È molto più semplice e comodo trovare a tavolino il nemico della democrazia e del benessere sociale, è facile: di solito lo si dipinge con un colore della pelle diverso dal proprio, arriva da lontano e non da casa nostra, ha un’altra fede, è straniero a noi. Poi è sporco e violento, e la nostra sicurezza non può correre certi rischi. L’Europa ha in parte già scelto questa strada, l’estrema destra guadagna consensi a ogni tornate elettorale e in alcuni Paesi quella stessa destra oltranzista siede nei banchi del Governo. È la “strada bianca”, l’America non l’ha mai abbandonata per davvero e l’Europa assomiglia sempre di più a quell’America, dall’Ungheria alla Norvegia, dall’Olanda alla Francia, dall’Italia alla Turchia passando per la Germania e non solo. È la stessa strada bianca che ha colorato di nero il Novecento.

 

Maurizio Anelli