Draghi E Cavalieri

Di: - Pubblicato: 2 Marzo 2021

Di Maurizio Anelli.

Un anno corre veloce. Passa, prende e porta via, cancella tante cose e lascia un segno che rimane. Qualcuno cantava sui balconi, qualcun’altro minimizzava e sottovalutava, qualcuno cavalcava l’onda di un cinismo volgare e calcolava quanto poteva guadagnare a livello di consenso politico. In tanti sostenevano a gran voce “…andrà tutto bene”, mentre la gente moriva in solitudine senza nessuna mano da stringere, senza un ultimo abbraccio.

Nulla è andato bene e, forse, oggi è più chiaro. O forse non è così. Nel mare in tempesta in cui il mondo sta affogando gli squali nuotano sempre a pelo d’acqua e azzannano. Azzannano perché questo è il loro DNA, e nessuna mutazione genetica potrà scalfirlo. Il nostro Paese è circondato dal mare, ma il mare è troppo bello e questo Paese non se lo merita un mare così. Dev’esser per questo che gli squali se ne sono impossessati, sottraendolo al mare. Sono squali diversi fra loro: c’è chi si maschera dietro una felpa buona per ogni occasione e chi invece è sempre elegante, impeccabile in giacca e cravatta, c’è chi nuota costantemente a destra e chi finge di nuotare in acque diverse. Ma la sostanza non cambia, lo squalo azzanna sempre la preda più debole, più indifesa.

Nel mare in tempesta lo squalo emerge: prima circonda la preda, muove qualche attacco di prova e poi affonda il colpo, alla fine vince e la preda soccombe senza riuscire a difendersi. In Italia gli squali vincono da tanto tempo, hanno nuotato a lungo intorno alla preda e l’hanno sfinita, affamata e ferita. Poi, l’attacco decisivo, proprio nel momento in cui la preda provava a difendersi e rialzare la testa a fatica e fra mille difficoltà, certo, ma ci stava provando. Strano, questa volta lo squalo non attacca da solo: è un branco intero e la storia di quel branco è lunga, arriva da lontano. Sono squali competenti, mica squali di seconda mano. Hanno fatto esperienza in scuole di lusso: banche, multinazionali, eccellenze vere o presunte. Fra loro provano a mimetizzarsi squali di seconda classe, più rozzi e volgari ma altrettanto pericolosi. Provengono da scuole meno raffinate, parlano un linguaggio meno colto. Sono gli sgherri, sempre al servizio del re ma pronti a condizionare il re.

Adesso sono tornati a sedersi nella tavola che conta, lasciano che il re si accomodi a capotavola e recitano la parte dei servi fedeli ma chiedono il conto. In una Repubblica Parlamentare il conto ha molti volti: un ministero chiave, uno scranno da sottosegretario… e lo ottengono. Fino a qualche tempo prima quello che oggi è il re, osannato da tutti, era un nemico da abbattere. Oggi non è più così, oggi è un re a cui giurare fedeltà in cambio di quel Ministero e di quel sottosegretario. I conti ora tornano e ci si può sedere a tavola e brindare con un calice alzato. Ci sarà un tesoro da gestire, e saranno loro a decidere come gestirlo. Intanto altri sgherri fingono di opporsi al re, ma anche questo è un calcolo. Saranno gli unici a fingere di opporsi ma, in questo modo, avranno quello che spetta di diritto a chi si oppone: per esempio il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, il COPASIR, cioè l’organo del Parlamento della Repubblica che esercita il controllo sull’operato dei servizi segreti. Poi ci sono le commissioni parlamentari, la possibilità di intervenire sulle nomine dei vertici della RAI. Ecco, questo è solo un ventaglio dello scenario di questo Paese.

Poi il tesoro dovrà essere restituito, diventerà debito, ma questo problema non interessa né al re né agli sgherri perché a pagare il debito e a restituire il tesoro non saranno loro ma le prede più deboli e più indifese, come sempre. Dov’è la novità?

La novità non esiste perché così vanno le cose da troppo tempo ma, una cosa ferisce come il morso dello squalo che presto arriverà, è l’assenza totale di una parola dal sapore antico: la dignità. Solo l’assenza, o la disconoscenza, di questa parola permette di accettare qualunque compromesso politico. La mancanza di dignità riunisce, in una manciata di settimane, tutte le forze che hanno contribuito ad azzerare un Paese e di farlo in nome del bene per il Paese stesso. Questo succede oggi in Italia: banchieri, i padroni di Confindustria, nazionalisti e secessionisti, razzisti e libertari dell’ultima ora giurano fedeltà davanti a quella Costituzione che loro stessi hanno umiliato in ogni suo articolo.

Un ex-Ministro degli Interni, l’uomo dei porti chiusi, l’uomo che ha distrutto il sogno di Riace, detta oggi le condizioni e ottiene Ministeri di primo piano. Lo stesso vale per colui che ha guidato il Paese per qualche anno e che nel 2016 volle a tutti i costi un Referendum che modificasse e mortificasse la Costituzione, l’uomo del Job Acts e delle mille forme di contratti di lavoro, il Senatore che decide di incontrare il Principe ereditario dell’Arabia Saudita per lusingarlo, e identificare in quel regno di assoluto disprezzo dei diritti umani il nuovo Rinascimento. Accanto a loro il vecchio Cavaliere che, in mezzo a mille processi, mantiene intatto il suo potere e oggi viene trattato da statista. Il potente banchiere, stimato e apprezzato dall’Europa che conta e dalla corte di Confindustria, siede a capotavola e il suo compito sarà quello di preparare il conto e farlo accettare ad un Paese stremato.

In mezzo, ospite quasi indesiderato ma necessario, quello che resta di un Partito che nel Novecento aveva suscitato aspettative, sogni di riscatto di intere masse popolari e di lavoratori. Ma quel Partito è scomparso e quello che oggi ne rimane è nascosto nelle pieghe della storia. Alcuni suoi esponenti di spicco affermano che quell’ex-Ministro degli Interni è cambiato, che molte delle sue proposte sono apprezzabili e con il suo Partito, razzista e xenofobo, si deve e si può dialogare.

Nel frattempo, la gente continua a morire di Covid, la pandemia corre e si porta via ogni giorno storie e nomi. I padroni esistono sempre, loro sanno farlo bene il loro lavoro: Confindustria aspetta che il nuovo Governo sblocchi finalmente la corsa ai licenziamenti ma intanto le sue eccellenze aumentano i fatturati, l’industria delle armi non conosce nessuna pandemia, le scuole muoiono di morte lenta, e negli Ospedali la fila torna a riempirsi. Ma… “andrà tutto bene”, si diceva così un anno fa.

Domani e dopodomani, ci racconteranno ancora questa favola e magari ci sarà ancora qualcuno che tornerà anche a cantare sui balconi sventolando il tricolore.