Elezioni USA E Referendum Sulla Legalizzazione Della Cannabis

Di: - Pubblicato: 14 novembre 2016

Tra le tante notizie negative della tornata elettorale USA qualcuna si smarca. I referendum relativi alla legalizzazione della cannabis hanno vinto in sette stati su otto. In quattro relativamente al solo uso terapeutico in altri tre per tutti gli usi. Poco può consolare la prospettiva rispetto al dato politico generale ma significa che il mondo va avanti. Che dalle ceneri di una fallimentare proibizione può emergere un nuovo disegno globale. Dove tutto, settanta anni fa, è iniziato sta finendo. In questo 2016 persino L’Organizzazione delle Nazione Unite, con l’assemblea di UNGASS, sembra fermarsi pensosa sulle catastrofi indotte da quella disgraziata Assemblea generale del 1998 che varò, con grande enfasi e poca testa, la War on Drugs.


E da noi? Come sappiamo si palleggia. Un progetto di legge firmato da oltre duecento deputati ha visto per la prima volta nella storia repubblicana la luce di una discussione generale in aula ed è stato prontamente rimandato in commissione. Si muoverà di nuovo, ma non prima del referendum costituzionale del 4 dicembre. Contraddizioni in seno alla maggioranza e al Partito Democratico. Schema peraltro già visto in occasione del dibattito e dell’approvazione del testo di legge sulle unioni civili e altri provvedimenti “sensibili”.

Ma non c’è da stupirsi, se pensiamo che fino a pochi anni fa e ancora oggi, per maggior parte della sinistra era tema da sballoni, da culture underground. “Ci sono cose più importanti” è la vulgata. Peccato che, nel frattempo, mafie di ogni sorta e colore si siano appropriate di queste cose minori, costituendo uno stock di ricchezza che oggi condiziona l’economia e la politica a nord come al sud del Paese e del mondo.

Parliamo, in Italia, di un flusso stimato tra i sei e gli otto miliardi di euro all’anno per la sola cannabis. Le proposte di legge, parlamentari o popolari che siano, rappresentano oggi la miglior manovra possibile contro la criminalità organizzata.

Non sono un particolare tifoso del regime di monopolio e penso che esso vada sempre contemperato con la libertà (coltivazione) personale, ma penso anche alle cose possibili. Quanto territorio potrebbe essere messo in sicurezza, quale qualità dell’istruzione si potrebbe avere, quale reddito o trasporto pubblico etc.

Per questo in sede di discussione delle legge di bilancio Sel-Sinistra italiana presenta due emendamenti che riprendono parte del progetto di legge oggi all’esame della Camera dei deputati e destinano le risorse ottenute, già dall’anno prossimo, al fondo per gli eventi sismici e a quello contro la povertà. Due scelte simboliche ma molto concrete tra le tante possibili. Parliamo di miliardi di euro. Un modo molto chiaro di dare corpo alla discussione.

 

Contributo di Daniele Farina,  Parlamentare  SI-Sel