Ernesto Guevara Il Che: Gli Uomini Straordinari Sono Rari Ma Esistono

Di: - Pubblicato: 9 ottobre 2017

Di Maurizio Anelli

 

Sogno e utopia, libertà e Rivoluzione. Ognuna di queste parole si lega con le altre e ognuna di loro ha bisogno delle altre. Ognuna di loro ha un valore e quel valore diventa assoluto quando diventano un cammino comune, quando ognuna di loro sostiene le altre. Gli Uomini possono scegliere il loro cammino, sempre. Sono gli unici padroni del loro destino e della loro vita, scegliere una strada invece di un’altra non è mai una casualità. C’è un percorso interiore che la determina: fatti, persone, storie… a volte anche un viaggio in motocicletta con l’amico migliore, risalendo l’America Latina. Un viaggio per capire che tutta quell’America Latina è la tua terra, senza confini e senza bandiere, un unico popolo.

Sono passati cinquant’anni dalla morte di Ernesto Guevara de la Serna, ma la sua immagine e la sua storia sono ancora qualcosa che vive nella memoria e nel cuore di milioni di persone, da quell’America Latina che lui amava come una madre al resto di un mondo che oggi più che mai ha smarrito più di una strada. Eppure era una strada facile da capire e da camminare, bastava solamente aprire finalmente gli occhi e guardarsi dentro. Guardarsi dentro per vedere i tanti errori fatti, capire davvero che “… la vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi. Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato a qualunque altro uomo…”. Non è andata così, quello schiaffo dato a qualunque altro uomo non siamo riusciti a sentirlo anche sulla nostra guancia. Pochi di noi l’hanno sentito come tale, troppi hanno visto quello schiaffo come qualcosa che non lo riguardava e per cui non valeva la pena ribellarsi. Ernesto Guevara era sicuramente un sognatore e quel sogno era giusto. A quel sogno ha dedicato la vita e la fatica di vivere, ma quel sogno non viaggiava da solo. Viaggiava insieme all’idea di libertà e di giustizia che rendono alcuni Uomini più degni di altri e per questo sopravvivono al tempo. Ma sarebbe ingiusto e ingeneroso per lui pensarlo e ricordarlo solo come un sognatore:  il “Che” era un Rivoluzionario, nel senso più nobile del termine, un Rivoluzionario Internazionalista cittadino del mondo. Non solo l’America Latina ma anche Africa, quell’Africa dove l’imperialismo europeo sotto le bandiere della Francia e del Belgio, con l’aiuto fondamentale della CIA, stava uccidendo il governo indipendentista e di sinistra di Patrice Lumumba. Il “Che” sentì quello schiaffo sulla sua guancia, il Congo era dall’altra parte del mondo, ma non per lui. Sogno e utopia, certo, ma soprattutto dignità e Rivoluzione: il Che era tutto questo. E Cuba, con la sua Rivoluzione, spiega a tutto il mondo che gli Uomini straordinari sono rari, ma esistono. In quella Rivoluzione capace di abbattere una dittatura voluta e protetta dagli Stati Uniti c’è tutta la dignità di un Popolo capace di ribellarsi. Piaccia o no ai tanti presunti storici dell’Occidente, quella Rivoluzione ha scritto una pagina di storia che andrebbe insegnata nelle scuole e raccontata alle generazioni di ogni angolo del mondo. Racconta una strada che ha restituito dignità a un popolo intero e a una terra che era diventata il “bordello” e la sala giochi, degli Stati Uniti. Quella strada è stata percorsa in tutta la sua bellezza e in tutta la sua fatica, e ha saputo resistere nel tempo agli embarghi, al boicottaggio, all’isolamento economico e politico. Ai tanti che ancora oggi negano la necessità di quella Rivoluzione, ai tanti che ancora oggi la denigrano e la relegano a un ruolo marginale e la accostano a un regime, a tutti costoro basterebbe un viaggio su quell’isola. Ma quel viaggio non dovrebbe fermarsi sulle spiagge bianche di Cayo Largo. No, quel viaggio dovrebbe partire dalla Sierra Maestra, soffermarsi sulle strade di Santiago, sui muri della caserma Moncada che parlano di una lotta di popolo e proseguire… Santa Clara, l’Avana, entrare nei vicoli della città vecchia e respirare quell’aria. Fermarsi a parlare con gli anziani e leggere nei loro occhi l’orgoglio ancora vivo per quella Rivoluzione, sentire dalla loro voce chi era quel giovane uomo argentino che amava il rugby e la libertà, cogliere nel loro sorriso il ricordo di Ernesto Guevara de la Serna.

Io quel viaggio l’ho fatto, tanti anni fa, con la mia compagna e con un gruppo di amici. Di quel viaggio conservo il ricordo di un mese di vita, di allegria e di racconti, di incontri che resteranno per sempre dentro di me. Ho visto, conosciuto e capito, bevuto e ballato per quelle strade, tirando l’alba e respirando fino in fondo il profumo di Cuba e della sua gente. Oggi, tanti anni dopo, qualcuno parla dei fallimenti di quella Rivoluzione con la presunzione di chi ha sempre una verità in tasca, dimenticando come è sempre facile avere una verità in tasca quando gli schiaffi colpiscono le guance di altri ed è così semplice non sentirli sulle proprie.

Gli Uomini straordinari sono rari, ma esistono. E il tempo che passa non cambia la loro dimensione e la loro storia. Il “Che” rimane qualcosa di straordinario per intere generazioni : per chi ha vissuto la sua epoca, per chi si affacciava alla vita politica proprio nei giorni della sua fine, in terra boliviana, e avrebbe poi conosciuto e vissuto la stagione de “68, per chi era troppo giovane in quei giorni ma pensava di cambiare il mondo nella stagione successiva, quella che in tanti sbagliando ricordano solo come la stagione degli anni di piombo. Quelle stagioni contestavano una società costruita sulle classi sociali, sullo sfruttamento dell’uomo, sulle guerre costruite ed esportate in ogni angolo del mondo e sulle dittature telecomandate dagli USA in America Latina. Qualcuno ha definito Ernesto Guevara un sanguinario. Chi solleva quest’accusa dimentica che la Storia dell’umanità è fatta anche della lotta fra oppressi e oppressori, e gli oppressori non hanno mai avuto alcuno scrupolo nell’uso della violenza contro gli oppressi. La storia bisogna leggerla e va conosciuta. Non esiste una sollevazione di Popolo o una Rivoluzione che possano ignorare l’uso della forza e delle armi, e L’Europa quest’aspetto l’ha conosciuto molto bene. Forse la Rivoluzione francese è stata pacifica ? E la lotta di liberazione dal nazismo e dal fascismo è stata incruenta ? No, una lotta di liberazione non può essere pacifica per definizione. Ernesto Guevara era un Rivoluzionario, consapevole che la sua scelta non poteva escludere nulla. Nella vita arriva sempre il momento in cui si deve scegliere da che parte stare e a deciderlo sono i tempi, le situazioni, il senso di cosa è giusto e cosa è sbagliato. I finti democratici, in Europa come negli USA, che mostrano fastidio per la figura di Guevara e per la rivoluzione cubana, dimenticano anni di colonizzazione e oppressione democratica. Dimenticano cosa erano Cuba e l’America Latina per gli Stati Uniti, e dimenticano anche di non aver mai alzato la loro voce quando negli anni successivi si compiranno le macellerie cilene e argentine sotto la regia americana.

Gli Uomini straordinari sono rari, ma esistono. Ecco perché è giusto ricordare la loro storia e il loro vissuto, ricordare che un giovane ragazzo argentino che forse poteva diventare un medico ricco e benestante decide di seguire una strada diversa. Ecco perché è giusto chiedersi dove si sia nascosto, oggi, quel valore umano che spingeva quel ragazzo a portare la sua voce e il suo cuore ovunque ci fosse una storia di oppressi e oppressori. Quel valore si chiamava internazionalismo, oggi è una parola quasi dimenticata.  Altre cose sarebbe giusto fare: per esempio leggere e studiare la storia del “Che”, coglierne il profondo senso di amore per la vita, per la dignità e per il rispetto. Leggere alcune delle sue lettere, ai figli, ai genitori e anche allo stesso Fidel Castro, insegnerebbe qualcosa di importante. Per esempio a capire meglio il valore di quell’uomo che da ragazzo amava il rugby, pensava di diventare medico e diventerà invece un grande Rivoluzionario. (http://www.che-guevara.it/media/lettere.html)

“… Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Si è vero lo siamo in modo diverso, siamo quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo. Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza…”                     (Ernesto Che Guevara de la Serna).

“Lo chiamavamo Fuser , il furibundo Serna , dal nome della madre Celia de la Serna, perché malgrado l’asma che lo affliggeva, il suo temperamento scandiva le nostre partite di rugby e il suo ansimare diventava spesso una specie di grido di battaglia…” (da un’intervista di Gianni Minà a Alberto Granado, il compagno di Che Guevara nel leggendario viaggio in moto attraverso l’America Latina del 1952).

Ecco, Io “Fuser” voglio ricordarlo anche così, e lo amerò sempre.