Evandro, La Strada E La Memoria

Di: - Pubblicato: 16 gennaio 2017

 

C’è una storia di Milano che in pochi conoscono ma che merita di essere conosciuta e raccontata. È una bella storia che si ripete ogni anno e dura tre giorni. La racconta un gruppo di donne e di uomini che decidono di trovarsi il 31 Luglio in un luogo simbolo di Milano, per camminare sulla strada e dentro la storia. È un racconto fatto alzando non la voce ma i piedi. Per marciare, perfino correre su quel sentiero della memoria che ha segnato intere generazioni. Una marcia che parte da Piazza Fontana a Milano, perché è da Milano che il 12 Dicembre del 1969 viene scritta la prima pagina di un brutto libro di storia di questo Paese,  per continuare fino a Brescia in quella Piazza della Loggia che ha raccolto sul selciato pezzi di vita cancellati per sempre da una bomba fascista e arrivare, puntuale alle 10:25 del 2 Agosto di ogni anno, alla Stazione di Bologna.

Questa “staffetta della memoria”  si corre per la prima volta nel 1984 e nasce dal cuore e dalla mente di Evandro Lanzani. Un progetto pensato e realizzata insieme ai figli, Alessandro e Edoardo.  Non ho mai conosciuto Evandro ma i racconti di Alessandro hanno permesso che la sua immagine diventasse qualcosa di più vicino e più nitido. Non bastano la passione politica e l’amore per la corsa per immaginare e dare vita a un’idea capace di crescere nel tempo e diventare grande fino al punto di coinvolgere e mobilitare un numero sempre maggiore di persone che “vogliono” essere parte attiva di quell’idea. Serve qualcosa di più per costruire tutto questo, qualcosa capace di andare oltre: è necessario avere e nutrire quel bisogno intimo di voler  trasmettere agli altri il senso della memoria, il valore del “non dimenticare”.  Se si riesce ad ascoltare questo bisogno , se lo si alleva con tenacia, allora si riesce ad uscire dal retorico rito commemorativo per entrare in qualcosa dai contorni più ambiziosi, capaci di cogliere quel senso della storia e della vita per cui le cose non avvengono mai per caso, e gli anni delle stragi di Stato in Italia non sono stati un caso. Sono stati un progetto, un calcolo, un disegno. Per questo vanno ricordati e raccontati, sempre.

Evandro Lanzani

È indispensabile farlo perché la storia di un Paese non sempre è raccontata sui libri e, quando accade, è sempre tanto tempo dopo. E la storia di un Paese non è solo un insieme di date, fatti e nomi. La storia è fatta anche, o soprattutto, dalle emozioni e dai brividi che ciascuno ha vissuto e conosciuto in prima persona. Ciascuno di noi ha tremato in quella stagione della tensione e delle stragi e ciascuno di noi è cresciuto accompagnato dalla consapevolezza che uno Stato parallelo lavorava per preparare un disegno che voleva affondare la democrazia, un disegno che aveva l’odore freddo della violenza pianificata e del terrore. Ognuno di noi è cresciuto, e invecchiato, cullando quella voglia di verità e giustizia che ancora non è arrivata.  E tutto questo deve essere raccontato e spiegato alle generazioni  che vengono e che verranno, perché chi non ha vissuto quel periodo possa capirlo meglio dal racconto di chi ha qualche anno in più. Il senso di questa “staffetta della memoria” ha il profumo e il valore di questi concetti, non è cosa da poco.  Per questo davvero non si comprende come a questa iniziativa non venga dato il giusto rilievo e la giusta visibilità da parte della Città di Milano. Certo, alla partenza da Piazza Fontana qualche autorità, politica ed ecclesiastica, è presente. Ma sembra quasi un atto dovuto, privo di quella passione e di quel coinvolgimento politico, storico e culturale, che invece è così importante per impedire che il ricordo e il racconto diventino solo vuota retorica. Perché non si tratta di  commemorare, ma di affermare che la storia non si dimentica e va raccontata e ricordata sempre, con forza e a voce alta. E va capita, studiata. E il messaggio diventa tanto più forte, quanto maggiori sono la visibilità mediatica e la presenza forte e inequivocabile delle massime istituzioni.

Sono belle e importanti le parole di Ivano Tajetti , dell’ ANPI Provinciale di Milano, perché in poche righe è descritto perfettamente il significato di questa staffetta :  “ … davanti alle targhe della strage passeranno donne e uomini liberi, correranno e ogni passo sul caldo asfalto sarà un nome sussurrato di una vittima dell’odio, troppi passi, troppe vittime, troppi nomi. Le stragi, Milano, Brescia, Bologna… un via del “sangue” una strada dell’anima, un muoversi contro fascismo, razzismo e morte. Sentire sudore, stanchezza, dolori, ma sentirsi insieme vivi e liberi di pensare, agire, riflettere… un incontrarsi sulle strade sulle piazze, un sentire, un ascoltare, un dare e un ricevere, un ricordare, un vivere. Le staffette lungo il percorso cercano un sorriso, molto semplice, cerchiamole e regaliamole il nostro. Noi come ANPI ci siamo.” (Ivano Tajetti – ANPI Provinciale Milano. 10 luglio 2016).

Evandro Lanzani è morto il 17 Gennaio del 2016, solo un anno fa. È uscito di scena, in punta di piedi. Ma la sua “staffetta” lo ha salutato sulla strada da Milano a Bologna, passando da Brescia. Il saluto più bello. Lui lo avrà apprezzato. Perché la strada non fa sconti, la strada non vive sull’equilibrio politico e sul compromesso. La strada ha memoria e la trasmette a chi vuole camminarla, percorrerla metro su metro. Sarà così anche quest’anno . L’arrivo è sempre alla Stazione di Bologna, alle 10:25 del 2 Agosto. E Milano è sempre il punto di partenza.

 

Maurizio Anelli