Frontiere Assassine

Di: - Pubblicato: 22 gennaio 2018

Di Giulia Deiana

Continua in Alta Val di Susa l’emergenza dei migranti che rischiano ogni giorno la vita per attraversare i confini italiani e raggiungere la Francia.

Nonostante le avverse condizioni meteorologiche, da mesi si è creato un nuovo passaggio per le migrazioni interne all’Europa, proprio tra le Alpi.

Chi tenta questo pericoloso percorso ha già provato a valicare i confini di Ventimiglia senza successo. La maggior parte di essi sono giovani ragazzi provenienti dall’Africa subsahariana; hanno già affrontato un viaggio difficilissimo, attraversando il deserto, spesso finendo nelle prigioni libiche, torturati, abusati. Hanno attraversato il Mediterraneo sui barconi e ora si ritrovano davanti alla montagna innevata, giunti dai centri di accoglienza presenti sul territorio italiano.

Sono originari del Niger, del Mali, della Guinea, della Costa d’Avorio o del Senegal; parlano lingue francofone, e avrebbero il diritto di essere accolti dal Paese che li colonizzò per anni, privandoli delle ricchezze e delle risorse dei loro territori.

Le strade che tentano di percorrere questi ragazzi sono due: la più difficile, e purtroppo la prescelta da molti perché i controlli non si spingono così in alto, si addentra sul Colle della Scala, un valico alpino molto pericoloso in questo periodo, che attraversa immediatamente il confine italiano, ma bisogna camminare molte ore per raggiungere Briançon o Névache. Qui la neve è molto alta e il rischio di affondare fino alle ginocchia e rimanere bloccati è elevato.

Oltre al pericolo delle valanghe, che qualche settimana fa ha toccato l’apice (5 su 5), i migranti non hanno assolutamente l’attrezzatura adatta per attraversare la neve e coprirsi dal freddo.

Quello che hanno sono scarpe in tela e jeans.

La paura è quella di trovare dei cadaveri allo sciogliersi delle nevi.

La rotta più semplice sarebbe quella che da Claviere, ultimo comune italiano, giunge a Monginevro. Questo tratto è asfaltato, ma giunti al confine, ad attendere i migranti c’è la gendarmeria francese, pronta a rispedirli indietro, che siano maggiorenni o minorenni.

Al momento, l’accoglienza non sembra essere la priorità della polizia o della politica dei due paesi.

Chi invece si è dimostrato pronto ad accogliere i migranti sono proprio i cittadini della montagna, perché la regola qui è una e una sola: tutte le persone in pericolo devono essere messe in salvo.

Il 14 gennaio 2018, Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, si è svolta la marcia Briser les Frontières, organizzata dalla rete solidale nata spontaneamente tra la Valsusa e il Brianzonese in risposta al crescente pericolo delle frontiere in ambienti ostili come quelli della montagna.

Centinaia di persone hanno camminato insieme da Claviere a Montgenèvre e attraversato con facilità la frontiera, davanti a chi si godeva la vacanza sciistica, forse inconsapevole del privilegio che rappresenta la libera circolazione. Durante la giornata si è espresso il disappunto nei confronti di una politica che apre le porte al turismo e alla libera circolazione delle merci e allo stesso tempo sbarra il passaggio a chi possiede un passaporto svantaggiato. A gran voce, è stato più volte ribadito quanto possa essere pericolosa, mortale, la chiusura delle frontiere.

Il deserto, il mare, la montagna. Sono tante, troppe le difficoltà che devono affrontare i migranti.

In ogni parte del mondo, le frontiere uccidono.

Quando, nel 2014, si iniziò a parlare dei numerosi tentativi di scavalcare le recinzioni di Melilla, città spagnola situata sulla costa orientale del Marocco, i registi Moritz Siebert e Estephan Wagner hanno deciso di affidare la videocamera ad un ragazzo del Mali, Abou Bakar Sidibé, divenuto a tutti gli effetti co-regista del film Les Sauters. I saltatori sono per lo più uomini subsahariani accampati sul Monte Gurugu; questo monte per loro rappresenta vita e morte insieme, speranza e disperazione. Abou vive nel campo da quindici mesi, non ricorda quante volte ha provato a scavalcare quelle recinzioni, ma spera in un futuro in Europa. Melilla è proprio davanti a lui, come un sogno che non riesce ad afferrare. Alle sue immagini si contrappongo quelle gelide delle telecamere a raggi infrarossi che sorvegliano la frontiera in attesa di un movimento.

I saltatori sanno che devono essere più numerosi della polizia per riuscire a scavalcare le tre recinzioni, ed è meglio stare al centro, perché ai lati si rischiano le botte. I ragazzi sul monte hanno paura della polizia, che spesso brucia l’accampamento e gli averi dei migranti, anche il cibo.

La paura più grande resta comunque quella di tornare a casa e quindi perdere la speranza dopo tanti dolorosi tentativi.

Il documentario è dedicato «a Mustapha Togola, scomparso durante le riprese, e a coloro che rischiano e perdono la propria vita ai confini dell’Europa».

 

Trailer Les Sauteurs: https://vimeo.com/199858060