Gaza La Lampada E L’Indifferenza

Di: - Pubblicato: 9 aprile 2018

Di Maurizio Anelli

 

Il mondo guarda, distratto e silente, quasi infastidito e a quel punto l’indifferenza diventa complicità. Quanto sta succedendo nella Striscia di Gaza riporta indietro nel tempo e racconta che quando la Comunità internazionale stabilisce che un popolo non ha diritto alla dignità quel popolo rimane da solo. E da solo deve combattere una battaglia impossibile, destinata a durare nel tempo e capace di cancellare intere generazioni. Ma continua a lottare. L’estate del 1982 stava finendo e alla periferia di Beirut, nel quartiere di Sabra, si stava preparando con cura il massacro del campo profughi palestinese di Shatila. Nel dicembre dello stesso anno, l’Assemblea generale delle Nazioni Uniti, dichiarerà che quello compiuto a Sabra e Shatila è stato un atto di genocidio. Quel genocidio ha avuto tanti padri: l’indifferenza del mondo, le milizie cristiano-falangiste e l’esercito libanese, lo Stato di Israele e il suo esercito comandato da Ariel Sharon, il generale di ferro, l’uomo dell’operazione “Pace in Galilea” con l’invasione del Libano meridionale. A Sabra e Shatila morirono in migliaia, mi sono chiesto tante volte quanti bambini siano sopravvissuti a quell’inferno per poi conoscere, da adulti, un’altra Via Crucis: la Striscia di Gaza e l’operazione “Piombo fuso” del dicembre del 2009. Spettrali, quasi demoniaci, i nomi che Israele sceglie per le proprie operazioni militari di pulizia etnica: Pace in Galilea, Piombo fuso. Il cielo sopra la striscia di Gaza vomitò tutto quello che serviva per uccidere: razzi, missili, bombe. Il mondo, ancora una volta, decise di non vedere. Prima e dopo Sabra e Shatila, prima e dopo Gaza, solo e sempre una quotidiana lotta di sopravvivenza. Nessun diritto per il popolo palestinese, solo spazi sempre più ristretti di libertà ai margini delle città, dei campi profughi.  Israele detta le condizioni, il mondo lascia fare. Forse è un tardivo senso di colpa per le responsabilità del novecento, la comunità internazionale acconsente ma quel conto non può essere pagato dal popolo palestinese. Penso a Gaza e la mente mi tira per i capelli e mi riporta a chi Gaza l’ha vissuta, amata, raccontata: Vittorio Arrigoni, Vik. Ci sono Uomini che non hanno mai girato la testa dall’altra parte, ci sono Uomini che la vita ha mantenuto umani e il loro nome, il loro volto e il loro sorriso diventano un simbolo capace di resistere al tempo perché il loro tempo è stato dedicato alla vita, nel senso più nobile del termine. Oggi lui sarebbe ancora lì, ostinato e dolce racconterebbe al mondo quello che il mondo non vuole sentirsi raccontare. Racconterebbe che oggi l’inferno continua e nelle fiamme di questi giorni è morto Yaser Murtaja. Era nella striscia di Gaza per testimoniare quel massacro con le sue fotografie e i suoi video. Aveva solo trent’anni e aveva armi di precisione che arrivano ovunque e che per questo fanno paura: macchina fotografica, cinepresa e un cuore grande.

http://www.radiopopolare.it/2018/04/ucciso-giornalista-a-gaza-chi-era-yaser-murtaja/

Vignetta di Gianluca Foglia, detto (Fogliazza)

 

D’altra parte il mondo ha altri pensieri che lo tengono occupato, non si può ignorare solo quello che succede a Gaza. Ci sono altri posti, altre storie che devono essere ignorate … altre miserie da non vedere. Esiste un altro popolo di cui non si racconta nei dettagli il massacro: è il popolo curdo. E al tempo stesso non si può calcare la mano con chi spara al popolo curdo perché potrebbe avere un peso specifico sempre più importante nell’Europa e nel mondo di domani: Recep Tayyip Erdoğan, presidente della Turchia. Erdogan va tutelato, ascoltato, accolto come un capo di Stato. Poi un giorno si potrà scaricare come già accaduto ad altri califfi di altri paesi, com’è già successo con Gheddafi o con Saddam Hussein, solo per fare qualche esempio. Ma oggi no, oggi Erdogan non si può discutere.

Sì, c’è tanta carne al fuoco in questa epoca e non si può stare dietro a tutto. C’è un mediterraneo che ogni giorno scarica anime e barconi, ci sono i “Caronte” libici con cui si sono stretti accordi precisi e che non si possono eludere così … su due piedi. È molto più semplice perseguire le ONG che salvano vite in mare e studiare per loro i giusti capi d’imputazione: salvataggio, solidarietà, accoglienza. È un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare: stare lì per ore a consultare codici penali e interpretare leggi per riuscire a trovare l’accusa che può essere formulata nei confronti di questi sovversivi che pretendono di salvare profughi … pardon, clandestini. E poi ci sono i sentieri che da Bardonecchia portano alla Francia, per un estremo viaggio della speranza. Quei sentieri vanno pattugliati con attenzione, non si può permettere che qualcuno osi sfidare il freddo e la neve per cercare un’ipotesi di vita degna e migliore della schiavitù e della miseria. A volte capita addirittura che una donna incinta provi a percorrerli e che una mano umana la tragga in salvo. E allora deve scattare, esemplare e immediata, l’applicazione della legge.

E infine ci siamo noi, il paese dove tutto sembra possibile. Il Paese in cui lo Stato chiede allo Stato di pagare i danni d’immagine che Uomini dello Stato hanno causato. https://www.huffingtonpost.it/2018/04/06/per-i-pestaggi-di-bolzaneto-lo-stato-chiede-alla-polizia-6-milioni-di-euro_a_23404495/

È un paradosso grottesco, quasi incredibile, e invece è tutto vero. Come se lo Stato fosse stato assente in quei giorni di Genova. Non è così, lo Stato in quei giorni era ben presente, partecipe e complice. Così presente e così complice che per anni ha difeso, protetto e tutelato quei servi fedeli responsabili di quella macelleria. Di più: per molti di loro si sono aperte nuove strade, promozioni, carriere ai vertici della Polizia e fuori dalla Polizia in aziende di Stato come Finmeccanica.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Chi-w-Gianni-De-Gennaro-lo-Squalo-di-Stato-92eed91d-899a-47e8-bbf0-997caecbdeb1.html

http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/12/24/news/pezzo_caldarozzi-185042399/

Lo Stato deve salvare le apparenze e l’immagine, ma dopo la macelleria di Genova quell’immagine si è sporcata ancora: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi … e prima di allora non era certo pulita, prima di allora lo Stato non ha mai risposto delle stragi degli anni settanta, da Portella della Ginestra a Piazza Fontana, con fermate alla piazza di Brescia e alla stazione di Bologna e nel cielo di Ustica. Sono tante le macchie sull’immagine dello Stato, troppe. Ma questo Paese fa parte di quest’Europa che fa parte di questo mondo. E questo mondo ha deciso che non vuole vedere perché non gli conviene. Vedere significherebbe agire e reagire, rompere equilibri, restituire giustizie e dignità. Significherebbe scegliere da che parte stare, parteggiare, essere Partigiani. Oggi tocca alla Striscia di Gaza cadere nell’indifferenza del mondo, in compagnia dei Curdi e delle donne di Kobane, dei migranti, di Aleppo e di Mosul. Ieri è toccato a Srebrenica, a Sarajevo… e prima ancora è toccato a sei milioni di ebrei, agli zingari, agli omosessuali e a tutti i perseguitati del Novecento.

C’era una volta il secolo dei lumi, dove si pensava che il lume della ragione potesse davvero sconfiggere le tenebre in cui l’uomo si era perso. Quel tempo sembra oggi così lontano. Sulle bandiere e nel cuore della Rivoluzione francese erano scritte tre parole che contenevano una magia: liberté, égalité, fraternité. Quella magia oggi è coperta dalla polvere della lampada che le ha rinchiuse nuovamente. Possiamo ancora aprirla quella lampada, ma il tempo stringe. Aprire la lampada, liberare quelle parole e dare una risposta ad altre parole: quelle scritte da Primo Levi alla fine del 1945:

“Voi che vivete sicuri, nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici … Considerate se questo è un uomo”. C’è un solo modo per aprire quella lampada e dare una risposta, basta guardarsi in uno specchio e chiederci se ognuno di noi sta facendo tutto quello che può fare per vivere una vita che sia degna di essere chiamata vita. Servono solo un po’ di coraggio e nessuna ipocrisia, la lampada è li davanti a noi e sta aspettando che si tolga il tappo. Non serve un genio, può e deve farlo l’Uomo.