Giorgia Meloni E Il Reato Di Tortura

Di: - Pubblicato: 16 Lug 2018

Di Maurizio Anelli

“Difendiamo chi ci difende: abbiamo presentato due proposte di legge per aumentare le pene a chi aggredisce un pubblico ufficiale e per abolire il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro. Siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine!”

https://www.huffingtonpost.it/2018/07/12/giorgia-meloni-abolire-il-reato-di-tortura-che-impedisce-agli-agenti-di-fare-il-proprio-lavoro_a_23480623/

Fra pochi giorni saranno diciassette anni dai fatti del G8 di Genova, la “macelleria messicana” che ha trasformato una città in un film dell’orrore. La Democrazia in quei giorni si era nascosta, indossando i vestiti più sporchi dello Stato e raccontando al Paese cosa significa vivere e morire in uno Stato di Polizia. Carlo Giuliani oggi avrebbe quarant’anni se non avesse incontrato i mostri delle favole più brutte. Invece li ha incontrati, e se lo sono portato via. Ma non si sono fermati a Carlo, non gli bastava: nel cuore della notte sono entrati in una scuola e hanno continuato la loro mattanza e, da quella scuola, hanno portato via tutti come facevano i nazisti quando entravano nei ghetti. E poi ancora oltre: Bolzaneto. Genova, la Diaz e Bolzaneto: una città, una scuola e una caserma. In quelle strade e fra quelle mura un’intera generazione ha visto cancellati sogni e diritti in un’orgia di violenza e repressione. Da una parte lo Stato in divisa, dall’altra lo Stato in camicia bianca e cravatta che dettava la strategia. In mezzo una generazione negata.

Al processo per le violenze alla scuola Diaz, alcuni anni più, tardi il Pubblico Ministero Enrico Zucca affermò che “…Quanto successo nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 è stata la più grave violazione di diritti umani in un paese democratico dal dopoguerra.” http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2008/10/30/ALEA4SBC-grave_violazione_diritti.shtml

Sul G8 di Genova sappiamo tutto quello che basta per poter dire che è stata una storia fascista. Eppure quasi tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine coinvolte in quella macelleria se la sono cavata senza pagare nessun prezzo. Anzi, molti di loro sono stati promossi e nessuno dei funzionari processati per le violenze di Bolzaneto è stato accusato di tortura: la legge italiana non prevedeva ancora questo reato. In quanto alla catena di comando, politica e istituzionale, di quei giorni è calato il silenzio assoluto. Ma la signora Giorgia Meloni finge di non sapere tutto questo.

Altre storie, altre piazze e strade, altre caserme. Altri nomi, altre vite cancellate da divise sbagliate: Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi… per esempio. Anche loro hanno trovato i mostri delle favole più brutte e anche per loro la strada è finita. Morire in carcere, morire in una strada… morire per le botte ricevute in nome della legge. Ma di quale legge parliamo, di cosa stiamo parlando?

Nelle parole, terribili e irresponsabili, di Giorgia Meloni c’è tutta l’essenza di un pensiero sempre più feroce e inquietante. C’è un’onda da cavalcare, c’è un Governo che mostra ogni giorno e a ogni occasione che questo Paese ha imboccato una strada che riporta indietro nel tempo. È un’onda che si lascia cavalcare facilmente: da una parte un Ministro degli Interni che è il vero “capo” dell’esecutivo, innamorato della sua voglia di mostrare i muscoli verso gli ultimi e, dall’altra, alleati di governo indifferenti al diritto e succubi consapevoli di fronte a quei muscoli esibiti. È il prezzo che devono pagare per condividere le poltrone di Governo e di potere, e tutto questo loro lo sanno benissimo e lo accettano. Sì, questo Paese è cambiato, a volte stento a riconoscerne i tratti. O forse è sempre stato così e non ce ne siamo mai accorti. Forse perché abbiamo sempre visto quella parte di Paese nella quale abbiamo sentito il bisogno e l’orgoglio di identificarci: quella parte che ha sempre guardato agli altri come qualcosa o qualcuno cui tendere la mano, quella parte di Paese che guardava alla cultura e alla storia di un Popolo contadino e operaio capace di passare in mezzo a mille dolori e mille sconfitte e di uscirne comunque a testa alta. Quella parte di Paese capace di uscire da una dittatura e da una guerra tremenda e che pure aveva saputo unirsi e andare avanti. Ripartire, ricostruire. Mi guardo intorno e provo a sentire la voce della Politica con la “P” maiuscola, ma non la sento. Provo a sentire e a cercare le parole di un mondo intellettuale che si sta nascondendo, in gran parte. Sembra che la normalizzazione di questo Paese sia arrivata al punto di non ritorno… eppure continuo a credere che da qualche parte il cuore e l’intelligenza di questo Popolo siano ancora vivi, qualcosa in cui credere ancora. C’è una sorta di rifiuto nel credere che così non possa essere, c’è una “Resistenza” delle idee cui non intendo rinunciare, non è giusto e nemmeno umano rinunciare. Forse sono le tante persone che fanno parte del mio mondo a regalarmi la voglia di non sedermi a guardare il fiume che scorre. Esistono, ci sono, lottano ogni giorno per rendere questo Paese migliore di quello che questo Paese vuole essere. No, non intendo rinunciare a nessuna delle idee che mi fanno sentire “umano”.  Questo Paese è così, come così è il resto della società che controlla e gestisce la vita di tutti noi. C’è sempre un punto di non ritorno nella storia e nella vita di ciascuno, oggi ci siamo molto vicini. Affermare, come afferma Giorgia Meloni, “…il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro. Siamo sempre dalla parte delle forze dell’ordine! ”, è un punto di non ritorno per chi lo afferma. Io non sono sempre dalla parte delle forze dell’ordine perché credo che lo Stato debba garantire e tutelare i diritti di tutti i suoi Cittadini. Perché questo avvenga, è necessario che le sue Istituzioni siano ripulite dal marcio che le avvolge. Io sarò sempre dalla parte del Diritto, quel Diritto che la signora Meloni non tiene in alcuna considerazione. In un Paese civile le forze dell’ordine non hanno bisogno di “torturare” per compiere il loro lavoro. In un Paese civile le forze dell’ordine non si comportano come a Bolzaneto, non ammazzano di botte un detenuto o un ragazzo per le strade di Ferrara, non fanno carriera nonostante i loro crimini. Perché Genova, Bolzaneto e la Diaz, la morte di Carlo Giuliani, di Stefano Cucchi e quella di Federico Aldrovandi sono crimini, piaccia o non piaccia a Giorgia Meloni e a quanti la pensano come lei.

In un Paese civile la Democrazia è un bene comune che va difeso sempre, e l’integrità dello Stato e delle Istituzioni sono il primo passo perché questo bene comune continui ad esserlo e l’Italia ha perso da tempo questa partita.

Eppure basterebbe conoscere la storia, o almeno il minimo necessario della storia recente per sapere che il vento può cambiare con il passare del tempo e l’onda può diventare anomala e rivoltarsi contro coloro che l’hanno creata e cavalcata. Giorgia Meloni dovrebbe avere il coraggio di guardare in faccia le madri di quei ragazzi morti ammazzati da bestie con la divisa sbagliata. Ma lei non avrà mai questo coraggio, perché non riuscirebbe a reggere il loro sguardo. Giorgia Meloni usa la rete e i social network  per diffondere le sue vergognose convinzioni perché  le persone davvero misere fanno così e non avranno mai il coraggio e la dignità di guardare negli occhi chi ha amato un figlio e in una notte lo ha perso senza sapere come e perché.

È sera, la notte scende sulle città e su un Paese che ha cambiato strada, dimenticando la sua dignità e la sua cultura, la sua storia. Cavalchi l’onda signora Meloni, la cavalchi finche riesce a stare in sella. Domani è un altro giorno, lei si alzerà e farà colazione con la sua famiglia. In altre case questo non succede più, da tanto tempo. Prima di uscire da casa faccia una sosta davanti allo specchio e provi a guardare dentro di sé, scavi nella sua storia e nei suoi sentimenti ma non si spaventi: è davvero lei quella che vede in quello specchio, nient’altro che lei. Buona giornata.