Gli Uomini E I Maschi

Di: - Pubblicato: 13 giugno 2016

Foto art Anelli

… Quanta strada separa ancora il maschio dall’uomo. È una strada lunga che sembra non finire ed è tutta in salita, piena di polvere e di fango. Polvere che acceca e fango di cui il maschio sembra non poter fare a meno, come se non potesse o sapesse vivere fuori dal fango. E in quel fango trascina tutto se stesso, tutta la sua storia fatta di violenza e prevaricazione fino a ergere il suo monumento di vincitore di quella guerra personale di conquista nella Terra delle Donne. Ed è una guerra che il maschio, il vero maschio, deve e vuole vincere a tutti i costi per dimostrare tutta la sua forza, i suoi muscoli, il suo controllo totale sul territorio. È un crescendo wagneriano che chiude tutte le porte. Ma non è follia, guai a chiamarla follia. Il suo vero nome è un altro: si chiama violenza.

È una violenza che viene da lontano: dalla “ius primae noctis” che pure in tanti continuano ancora oggi a negare sostenendo che non sia mai esistita, dalla Chiesa che si interrogava sull’anima delle donne, dal diritto di voto alle donne che viene concesso solo nel 1946 piuttosto che dall’aberrante giustificazione giuridica e legislativa che, nel nostro Paese, legittimava il “delitto d’onore”.

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.”. E’questo l’articolo che fu finalmente soppresso solo il 5 agosto 1981 grazie al n. 442, che abroga la rilevanza penale della “causa d’onore” ( http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1981-08-05;442).

Negli anni settanta la mia generazione conobbe, per la prima volta, tutta la violenza che può essere esercitata sulle donne quando la RAI trasmise “Processo per stupro”. Fu il primo documentario a raccontare la fase processuale del massacro del Circeo, a Roma. Quel documentario portò a conoscenza di tutti come la violenza sulle donne continuava anche nella stessa aula di tribunale dove si celebrava il processo ai loro stupratori e assassini.

Per questo la strada che separa il maschio dall’uomo è difficile e lunghissima. Ci sono secoli di cultura sbagliata da cancellare, da riscrivere. Non servono leggi speciali, serve qualcosa di più profondo che scavi nella mente prima ancora che nel cuore. E questo non succede solo in Italia, succede in ogni parte del mondo. Perché è questo mondo che crea l’immagine della preda femminile da conquistare e sottomettere, dove non sono ammessi il rifiuto e il diritto alla scelta. E questo comun denominatore della donna preda è condiviso dai maschi di tutte le latitudini e di tutte le religioni, perché il meccanismo perverso della solidarietà fra maschi scatta sempre nel momento del bisogno. È una solidarietà che diventa una seconda morte per ogni donna violentata o uccisa, e questa solidarietà trova adepti anche nel mondo dell’informazione e della cultura, nei “maschi” che si nascondono dietro tanti uomini ma pronti a uscire dalla maschera in ogni momento.

Di fronte a tutto questo le Donne continuano a resistere e a scrivere la loro pagina di dignità e di vita. Il più delle volte lo fanno in solitudine fra l’ironia e lo scherno di troppi “maschi”, e l’indifferenza dei più. E gli uomini? Molti di noi non sanno ancora prendere le distanze dai “maschi” dominanti e combatterli.  Ma è necessario farlo, subito. Altrimenti non si è degni di considerarsi uomini, tutto qui.

 

Maurizio Anelli