Gli Usa E i Giardini Di Casa

Di: - Pubblicato: 31 luglio 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

C’è una parte del mondo che gli Stati Uniti hanno sempre considerato “il giardino di casa”, e in quel giardino hanno sempre pensato e agito davvero come i padroni di casa. Hanno falciato l’erba quando cresceva senza prendere il colore che loro desideravano, hanno reciso fiori e piante che non erano in sintonia con il loro progetto “botanico”. Hanno sempre concimato e seminato a loro piacimento, e tante volte sono riusciti a realizzare il giardino dei loro desideri. E su quel prato, finto ma ordinato e con le staccionate e i recinti al posto giusto, hanno organizzato banchetti e feste, hanno gozzovigliato fino all’alba ubriachi di dollari e potere. Quel giardino è l’America Latina.

Qualche volta le piante e i fiori di quel giardino hanno provato a ribellarsi al taglio selvaggio e alla concimazione del terreno, rivendicando il diritto di crescere e fiorire in libertà. Qualche volta ci sono riusciti e da quelle ribellioni, che hanno il profumo ubriacante e liberatorio delle rivoluzioni, sono nate altre piante e altri fiori che hanno reso libero quel giardino. In qualche caso quel giardino è diventato una piccola foresta capace di resistere a decenni di solitudine e di embargo economico e politico. Ha saputo resistere, forte della propria dignità e della capacità di un popolo di difendere la propria scelta.

Spesso però, il più delle volte, quelle ribellioni sono state soffocate con l’aratura estrema e violenta di tutto il terreno. Un’aratura preparata con cura scientifica nel corso degli anni, con una regia attenta a preparare la scena finale. Sono stati scelti con cura gli attori, la trama è stata costruita con pazienza e cinismo calcolando i tempi e i modi, lasciando ai fiori del giardino il tempo necessario per cullare un’illusione e pensare che un domani diverso e migliore fosse a portata di mano. Sono stati utilizzati tutti i mezzi che potevano essere utilizzati. La leva economica, la forza delle multinazionali e delle banche, i consiglieri militari e la presenza della CIA che hanno pilotato le crisi economiche e formato quei militari cui, infine, è stato lasciato l’ultimo compito: il colpo di stato, la repressione e l’instaurazione di un regime. Questo è quello che è successo nel Cile di Salvador Allende, violentato dagli USA con la complicità delle diplomazie e dei governi amici, anche quelli europei. Questo è quello che è successo anche nella notte argentina dei generali solo pochi anni dopo. Ma la storia del giardino americano comprende anche tanto altro, ed è la storia intera del continente Latino-Americano.

Oggi questa storia scrive un’altra pagina, ed è quella del Venezuela. Quando il vice presidente degli Stati Uniti afferma, in nome del presidente americano, che “… gli USA sono al fianco del popolo venezuelano” e quando il capo della Cia dichiara “Speriamo ci possa essere una transizione in Venezuela e alla Cia stiamo facendo il nostro meglio per capire le dinamiche locali … ” sarebbe il caso di guardare con più attenzione a quanto succede in Venezuela. A queste affermazioni si aggiunge poi la dichiarazione del Presidente americano Donald Trump, che senza giri di parole dice che “ … gli Stati Uniti non staranno ad aspettare che il Venezuela si sgretoli”. Facciamo un passo indietro allora e andiamo ai primi anni “70, quando Henry Kissinger parlando del Cile di Salvador Allende disse: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”. (http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntate/allende-e-il-golpe-in-cile/925/default.aspx)

Ma cosa succede davvero in Venezuela ? Indubbiamente il Paese attraversa una crisi che non è solo economica e sociale, ma va oltre e quell’oltre non è facile da interpretare. L’inflazione alle stelle, la crisi alimentare, le proteste e la violenza degli scontri di piazza, e una povertà che torna a salire sono innegabili. Ma perché si è arrivati a tutto questo  merita alcune considerazioni. Gli Stati Uniti non hanno mai davvero accettato i passi in avanti e i risultati economici e sociali che il Venezuela ha compiuto sotto la guida di Hugo Chávez e che hanno permesso lo sviluppo di programmi di assistenza sociale che hanno portato a un rilevante calo della povertà. Il Venezuela è da sempre uno dei più grandi produttori di petrolio in tutto il mondo e questo ha sicuramente determinato una grande dipendenza dal petrolio stesso. Non aver saputo contrastare questa dipendenza può essere stato sicuramente un limite della guida di Hugo Chávez ma non può essere l’unica spiegazione, credo ce ne possano essere altre: ad esempio le pressioni esercitate dagli USA sui governi alleati in America Latina per destabilizzare il Venezuela. Anche in questa “destabilizzazione” si può forse trovare un’analogia con il Cile di Salvador Allende prima del colpo di stato dell’11 Settembre 1973. A tutto si aggiungono sicuramente gli errori dell’attuale guida del Venezuela, non ultima la decisione nella primavera scorsa da parte della Corte Suprema di Giustizia di esautorare il parlamento dai propri poteri, lasciando quindi pieni potere al presidente Nicolas Maduro. Questa decisione è stata in seguito annullata, ma ormai era tardi e il danno era stato fatto. Resta un punto interrogativo, anzi ne restano più di uno: perché ogni volta che in America Latina si aprono pagine diverse dal libro che si vuole scrivere negli Stati Uniti, scoppia l’incendio ? Questo succede da sempre, oggi altri Paesi dell’America Latina vivono momenti di grande difficoltà economica e sociale, basti pensare a Brasile e Argentina. È come se questo continente, ricco di passione e di vitalità, fosse condannato a prescindere a una vita decisa da altri.

Quale ruolo gioca l’informazione internazionale in tutto questo ? Perché i media occidentali presentano puntualmente e quasi quotidianamente una situazione che vede da una parte quello che è definito un regime e dall’altra i manifestanti coraggiosi che lottano per la Democrazia ? Forse una risposta c’è e può spiegarsi con il progetto di contrastare una continuità nella svolta che Hugo Chávez aveva saputo imprimere al suo Paese. Quella svolta che ancora oggi, nonostante tutto, vede la nascita di cooperative autogestite che potrebbero continuare davvero verso una nuova politica economica e sociale. Forse questo non si concilia con l’idea di un giardino di casa ordinato e obbediente al padrone di casa, in Venezuela come in ogni altro Paese dell’America Latina.