Grazie Per La Pioggia

Di: - Pubblicato: 4 settembre 2017

A cura di Giulia Deiana

 

Cosa rimane di questa calda estate? Delle terre aride, devastate dalla siccità e dagli incendi?

Quest’anno anche l’Italia ha testato quello che, con molta probabilità, sarà consuetudine nel futuro prossimo. Laghi e fiumi in secca, terreni agricoli e allevamenti privati dell’acqua, Regioni in stato di calamità naturale; ingenti danni, da Nord a Sud.

Il cambiamento climatico, l’alternarsi dell’assenza delle piogge alle tempeste e conseguenti inondazioni, costringe molte popolazioni dipendenti dall’agricoltura a migrare. Un rapporto del 2015 dell’UNHCR dimostra che più di 19 milioni di persone provenienti da 100 Paesi sono già stati costretti ad abbandonare le proprie case e le proprie terre a causa dei disastri naturali.

Coloro che non hanno contribuito all’avverarsi del cambiamento climatico sono i primi a pagarne le conseguenze più tragiche. Tra il 40% della popolazione mondiale che vive di agricoltura c’è anche la famiglia di Kisilu, costretta ad affrontare le dure conseguenze dell’uso smodato dei combustibili fossili per la crescita economica delle grandi potenze mondiali: questa è la sua storia, raccontata nel documentario Thank You For The Rain.

La giovane regista norvegese Julia Dahr si reca in Kenya con l’intenzione di documentare le conseguenze del cambiamento climatico. Qui incontra Kisilu Musya, marito di Christina e padre di otto figli. La numerosa famiglia dipende da lui e loro tutti dipendono dall’agricoltura. E’ una stagione molto calda: l’assenza della pioggia, «madre di tutte le cose viventi», costringe molti abitanti del villaggio ad abbandonare l’agricoltura; Kisilu cerca di coinvolgere la comunità in un progetto ambizioso, teso ad affrontare la siccità incombente. La regista è incuriosita da questa spiccata personalità, decide di seguirlo, ma Kisilu chiede di avere una videocamera personale, per svolgere lui stesso delle riprese e comporre una sorta di video diario.

La pioggia arriva ed è una tempesta violenta che sradica i tetti e distrugge molte case. E’ dopo questo evento che il villaggio si mostra molto più aperto alle proposte del giovane contadino, il quale insegue un piano preciso che prevede l’impianto di alberi, in modo da ridare stabilità al suolo e aumentare l’umidità nell’aria e quindi le probabilità di pioggia, contribuendo ad un miglioramento microclimatico.

Quando la regista termina il proprio lavoro in Kenya, decide di mostrare i filmati raccolti ad alcuni attivisti norvegesi; Kisilu viene invitato in Norvegia, dove partecipa ad una conferenza sul cambiamento climatico. Riceve molti consensi e donazioni per la sua causa, tra le quali una moto, che gli sarà utile per poter viaggiare da un villaggio all’altro ed espandere il proprio progetto agricolo in più zone del Kenya. La rete è molto più estesa e ci si prepara all’impianto di circa 6 mila alberi. L’impegno di Kisilu lo porta lontano dai suoi campi, ai quali si dedicano la moglie e i figli con non poche difficoltà. Ancora una volta, dopo una lunga stagione di siccità, la pioggia arriva con una potenza devastante. «Siamo noi che combattiamo il cambiamento climatico o è lui che combatte noi?».

Con l’aiuto di altri attivisti, la regista scrive alla Nazioni Unite, chiedendo di poter raccontare la storia e l’impegno di Kisilu per la sua comunità. Un anno dopo, il giovane proprietario terriero è invitato alla Conferenza di Parigi sul clima del 2015 (COP21), per parlare a nome degli agricoltori dei Paesi aridi. Per Kisilu sarà una grande delusione e un duro scontro con la realtà e la tirannia delle grandi potenze economiche. E’ fin troppo chiaro che il compromesso raggiunto non include i valori di equità, giustizia e parità di diritti. «I leader dovrebbero essere come dei genitori […] lasciamo che continuino a divertirsi a spese degli altri».

Grazie al lavoro di Kisilu, la comunità locale ha formato dei gruppi solidali; con il sostegno del governo hanno creato un sistema di irrigazione capace di migliorare il raccolto: ora sono in grado di garantire sostentamento a tutte le famiglie e a volte riescono a vendere il cibo prodotto in eccesso. Il loro obiettivo è quello di espandersi e costruire una cooperativa capace di creare maggiore reddito per la comunità.

Il progetto di Kisilu ha riscontrato il sostegno di molte fondazioni; sogna di espandere il modello del gruppo d’aiuto in tutti i villaggi agricoli dell’Africa orientale, dove, attraverso seminari, proiezioni e condivisione della conoscenza, continua a formare comunità resilienti, capaci di affrontare il cambiamento climatico nel migliore dei modi.

Da contadino padre di famiglia a leader della comunità e infine attivista mondiale, la storia di Kisilu è affascinante e potente, speciale perché raccontata in prima persona attraverso i suoi video diari. E’ la storia di un uomo coraggioso e sincero che ci aiuta a vedere da vicino le reali conseguenze del cambiamento climatico sulla pelle dei più poveri.

 

 

Thank You For The Rain, di Julia Dahr e Kisilu Musya https://youtu.be/PO1-Z7kEyzo (trailer)

 

Kisilu: The Climate Diaries https://youtu.be/Ccgsh-YafRk (video diario in inglese)