Greta, Le Piazze, Il Clima E Il Sistema

Di: - Pubblicato: 18 Mar 2019

Di Maurizio Anelli.

Il mese di marzo porta la primavera e la primavera cambia sempre d’umore: regala un giorno di sole caldo e accecante, poi ci ripensa e lo nasconde come a dirci  “non lo meritate”. Forse marzo ha ragione, il sole bisogna meritarselo, conquistarselo ogni giorno, corteggiarlo come si fa con un amore importante. Il sole di questo marzo, anno di grazia 2019, sembrerebbe avere il sorriso di una ragazzina che arriva dal profondo Nord dove il sole si nasconde per tanti mesi. Ma lei è sfacciata, come è giusto che sia quando si ha sedici anni, e insegue il sole senza lasciarsi intimidire. Greta, il cognome non ha nessuna importanza perché il mondo ha imparato a conoscerla per nome, insegue non solo il sole ma anche un sogno: cambiare il mondo, salvarlo dalla catastrofe in cui si è iscritto da tanto tempo.

Ma tutto quanto sta succedendo intorno a Greta  credo meriti qualche riflessione. Allora facciamo un gioco: alzi la mano chi non ha mai sognato di cambiare il mondo. È l’idea che ha camminato accanto ad ogni generazione, accompagnandola su ogni strada e a ogni scontro politico e sociale e l’ha sempre spinta oltre la siepe. Molti hanno pagato un prezzo altissimo per questo, e su quella siepe hanno lasciato molti dei loro sogni e in tanti casi la vita. Adesso alzi la mano chi si è arreso, chi si è assuefatto, chi non ha più fiducia o chi crede che sia tutto inutile. Ora facciamo la conta delle mani alzate e guardiamo nello specchio della nostra anima e facciamoci due domande: la prima, perché abbiamo smesso di credere in tutte quelle emozioni che ci spingevano oltre la siepe ? La seconda, perché invece e nonostante tutto vogliamo continuare a credere che sia ancora possibile volare oltre quella siepe ? Vale ogni risposta: le delusioni, le sconfitte, la rabbia, la carriera, la famiglia, l’età che porta consiglio… Poi, però, dopo le domande arriva il momento delle risposte e le risposte qualche volta fanno male.

Nell’estate del 2001, a Genova, un’intera generazione fu cancellata dal “Potere” con l’unica arma che il “Potere” conosce: la repressione. Furono cancellati il dissenso e la ribellione nei confronti di un mondo e di una società che conquista tutto cancellando diritti e dignità. Quel giorno fu cancellato il diritto delle generazioni più giovani di provare a cambiare il mondo attraverso la politica intesa come bene comune e, soprattutto, quel giorno i Governi del mondo calarono la maschera e mostrarono la loro faccia: quella economica e industriale e quindi sociale che, guarda caso, è la prima responsabile anche del disastro ambientale di oggi.  Le prove generali erano già state fatte in precedenza:  a Seattle, a Davos,  a Napoli. Delle politiche ambientali e di ecologia però si parlava già negli anni “70 quando i primi movimenti ambientalisti protestavano, per esempio, contro il nucleare. Per gran parte dell’opinione pubblica e per gran parte della classe politica eravamo dei “fanatici rompicoglioni”, lo ricordo benissimo. C’è voluto il disastro di Chernobyl perché qualcuno vedesse le nostre ragioni. Ma andiamo oltre. Il sistema capitalistico e le logiche del profitto che lo alimentano sono da sempre responsabili del disastro ambientale che oggi è portato nelle piazze di tutto il mondo. E questo disastro ambientale cammina di pari passo con il disastro umano e sociale. È credibile che queste logiche del profitto possano convertirsi a una pacifica convivenza con l’ambiente ? Personalmente non credo che ciò possa avvenire, vorrebbe dire ridiscutere l’assetto sociale ed economico di gran parte del mondo e in particolare del mondo occidentale. Troppi interessi in gioco, troppe lobby industriali e politiche, e troppi imperi finanziari che non accetterebbero mai di ridiscutere tutto questo. 

L’ambiente ha sempre subito le logiche del profitto, in quasi tutte le parti del mondo. Qualcuno ha costruito le proprie fortune sui disastri ambientali, sulla deforestazione, sullo sfruttamento di interi territori e sull’avvelenamento dei mari. Quante sono, per esempio, le fabbriche dove un posto di lavoro è concesso in cambio dei veleni sparsi nell’aria e nelle acque, barattato con la vita delle persone che vivono intorno a quelle fabbriche ? Penso a Taranto e all’ILVA, per esempio. A Taranto si muore per il lavoro che invece dovrebbe aiutare a vivere, com’è successo a Casale Monferrato, a Porto Marghera, a Genova, Monfalcone e  a Bohopal.

https://news.fidelityhouse.eu/ambiente/bhopal-ancora-oggi-continuiamo-a-pagare-gli-effetti-del-piu-grande-disastro-industriale-della-storia-354707.html

Dalla Union Carbide di Bhopla all’ILVA di Taranto. Negli Stati Uniti, un Paese che conosce molto bene le logiche del profitto, la lotta in difesa dell’ambiente si scontra ogni giorno con i maestri del disastro: https://www.peopleforplanet.it/la-guerra-delle-donne-americane-per-lacqua-pulita/

C’è una grande parte della Comunità scientifica che da anni lancia allarmi inascoltati sul degrado ambientale, c’è una storia lunghissima di movimenti ambientalisti snobbati e derisi dalla comunità internazionale. C’è la storia offesa di interi popoli a cui è stata distrutta prima la terra in cui vivevano e poi la dignità. Ambiente, Terra, Potere finanziario e politico, disprezzo della Dignità umana e sociale: tutto questo e altro ancora sono la logica del profitto e dei mercati. Chi, da sempre, lotta contro tutto questo viene marginalizzato e combattuto da tutti i Governi. https://altreconomia.it/30-dopo-chico-mendes/

Poi, in un giorno di primavera, accade che le piazze di tutto il mondo si riempiano di migliaia di persone, di giovani e di giovanissimi che forse per la prima volta scendono in piazza per una manifestazione. Il simbolo di queste piazze è Greta. In molti si domandano come sia possibile che una ragazzina di sedici anni possa essere stata capace di generare una mobilitazione di milioni di persone e le risposte possono essere tante. Personalmente non ho una risposta certa a questa domanda, ma ho solo altre domande che si accavallano fra di loro, contrastanti: le piazze straboccanti di giovani sono un tuffo in quel passato dove anch’io sognavo di cambiare il mondo insieme ai tanti compagni di strada che camminavano insieme a me, anzi eravamo sicuri di cambiarlo e quella siepe abbiamo provato a saltarla in tutti i modi. A quei ragazzi che pochi giorni fa erano in piazza, convinti e decisi, auguro di riuscire a fare meglio di quanto non abbiamo fatto noi. Ma per riuscirci dovranno lottare contro tanti nemici e superare tanti ostacoli, tanti tranelli. Dovranno accettare di fare politica, perché per “cambiare il clima” dovranno prima di tutto “cambiare il sistema” e il Sistema proverà in tutti i modi a fermarli, come hanno fatto con noi e con chi è venuto prima di noi: proverà a confonderli, lasciandoli sfogare prima e ammaliandoli poi con le promesse, proverà a integrarli. Se non ci riuscirà proverà allora a ingabbiarli. Se questi ragazzi di oggi e adulti di domani sapranno resistere a tutto questo, allora saranno capaci di provare a saltare la loro siepe e il mondo potrà forse scegliere un’altra strada.

Torniamo a Greta: è indubbio che emotivamente lasci un segno, ma viene da chiedersi se qualcuno voglia sfruttare il suo volto e la sua innocenza per fingere di cambiare tutto senza cambiare nulla. Viene da chiedersi se il suo volto pulito possa servire al “Potere” stesso per tappare le ali a chi lotta ogni giorno, da sempre, in ogni angolo del mondo contro quelle logiche di profitto e di mercato che hanno distrutto quasi tutto, come a voler dire “… vedete, c’è un altro modo di fare politica e di dialogare con i Governi, non serve pensare sempre alle contrapposizioni fra le classi… state tranquilli, possiamo lavorare tutti insieme”.  Amaro, in ogni caso, leggere gli attacchi e delle offese che in questo nostro Paese sono rivolte a Greta. Sono offese pesanti e gratuite, portate da persone che non hanno mai mosso un dito nella loro vita per provare a cambiare questo mondo, ma che in questi giorni non hanno esitato un minuto per insultarla. Nella catena delle offese rivolte a Greta una in particolare diventa inaccettabile: il richiamo alla sindrome di Asperger, come se questo rendesse meno credibile la spontaneità delle sue iniziative e dei suoi pensieri. Eppure la scienza stessa ci insegna che gli Asperger, spesso, sono in grado di provare sentimenti e dispiaceri per il prossimo e per il mondo che li circonda in misura ancora maggiore rispetto ad altri e che la loro determinazione nell’affrontare ciò che li colpisce è fortissima.  Spesso per loro una questione diventa una “grande causa” cui dedicare tutte le loro energie e come tale deve essere affrontata, altrimenti non è una causa che valga la pena.

E quindi, cosa resta delle Piazze piene di questi giorni ? Resta molto, e quel molto deve essere capace di andare oltre la figura di Greta, a quello che rappresenta o che qualcuno ha deciso che debba rappresentare. Lo dobbiamo a lei e a tutti quei ragazzi cui abbiamo lasciato un mondo malato, e se loro proveranno a cambiarlo noi abbiamo il diritto e il dovere di camminare accanto a loro. C’è sempre una siepe da saltare.