I Fascisti Di Casapound E I Clan. L’informazione E Il Salotto Televisivo

Di: - Pubblicato: 13 novembre 2017

Di Maurizio Anelli

 

9 Novembre 2011, su la 7 va in onda la trasmissione “Piazza Pulita” di Corrado Formigli. http://www.la7.it/piazzapulita/rivedila7/piazzapulita-io-ti-odio-puntata-09112017-10-11-2017-226628

È una puntata particolare di cui si discuterà a lungo e che merita una riflessione. Pochi giorni prima, a Ostia, il giornalista Daniel Piervincenzi inviato del programma Rai “Nemo, Nessuno Escluso” è aggredito da Roberto Spada davanti alla palestra gestita dallo stesso Spada mentre faceva domande sui rapporti fra CasaPound e la famiglia Spada. Nei giorni precedenti le elezioni il clan Spada aveva apertamente dichiarato il proprio sostegno al movimento fascista attraverso i social network. Ostia è un grande quartiere di Roma, commissariato da due anni per mafia. Potrebbe essere una grande citta, considerando il numero dei suoi abitanti, e a Ostia il clan Spada ha un ruolo di primo piano nel controllo del territorio, della gestione delle case popolari, dello spaccio di droga  e delle attività commerciali. Questo è il dato che emerge chiaramente dalle indagini e dalle carte dei magistrati. Un altro dato è il legame, altrettanto chiaro e mai nascosto dalle parti interessate, fra il clan Spada e CasaPound. “Giovinezza in Piazza “ è il nome di una festa che, dal 2015, la palestra degli Spada e CasaPound organizzano insieme nel quartiere. CasaPound è la quarta forza politica del Municipio 10 e nei loro cortei uno degli slogan recita testualmente “siamo noi, scudo e spada dell’Italia siamo noi”. I legami fra CasaPound e la famiglia Spada sono noti a Ostia, e questo legame fra il movimento fascista e il clan va avanti da tempo. C’è la piazza che li vede sempre gli uni accanto agli altri, i nemici comuni sono gli immigrati, il centro di accoglienza, lo Ius Soli. Il concetto comune è “prima gli italiani”.

Ma torniamo alla trasmissione “Piazza Pulita” e veniamo al nocciolo della questione: CasaPound.    I suoi militanti non nascondono nulla della loro identità fascista, anzi questa identità è dichiarata e rimarcata in ogni occasione, e trova spazio in abbondanza. Ora si può discutere all’infinito sulla libertà di opinione e sulla libera informazione, ma c’è un punto su cui bisogna mettersi d’accordo: la visibilità e la legittimazione di un movimento fascista. Quando l’informazione televisiva decide di dare spazio e voce, quindi visibilità, a movimenti e persone che si dichiarano apertamente fascisti compie una scelta che non può essere condivisa e accettata. Perché un conto sono le inchieste giornalistiche e un conto è invitare in studio chi si dichiara fascista e lo rivendica come un diritto. No, la storia di questo Paese ci racconta che il fascismo non è un’idea che ha diritto di cittadinanza, è un reato. Piaccia o non piaccia è così. E quando questo è permesso, significa legittimare un’idea di società che è in palese contrasto con i principi della Costituzione di questo Paese.  È grave che questa legittimazione avvenga in nome dell’informazione, perché l’informazione  se davvero è libera non può non capire che dare spazio e voce a chi semina odio, razzismo e violenza, significa dare ancora una possibilità a chi non solo nega la storia ma vuole riproporre ancora un modello di società che è costato un patrimonio di umanità e di civiltà. Perché dunque dare voce, spazio e microfono a Simone Di Stefano, leader di CasaPound ? Nel corso della trasmissione Di Stefano, con molta difficoltà, ha provato a prendere le distanze dal concetto di “criminalità e malaffare” ma non dal clan Spada, la famiglia che a Ostia conta e porta voti e ha ribadito una volta ancora e molto chiaramente quali sono gli obiettivi di CasaPound.

Dispiace che un giornalista come Corrado Formigli cada in questo errore. Viene da chiedersi perché, ma c’è un precedente: nel 2014 Simone Di Stefano era già stato ospite di Corrado Formigli e a una precisa domanda “Lei è fascista ?” con assoluta consapevolezza aveva risposto “assolutamente sì”. https://www.youtube.com/watch?v=Hb3IlGXwwso

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista “. Così recita la XII disposizione finale della Costituzione Italiana. E la precisazione “sotto qualsiasi forma” è chiara e inequivocabile. Allora la domanda nasce, facile e istintiva: perché invitarlo un’altra volta ? Davvero l’audience ha un potere così predominante ? Davvero si pensa che l’intervista al Leader di un movimento fascista come CasaPound sia libera informazione ? Se è così, forse c’è molto da rivedere in termini d’informazione e di libero pensiero. Credo che questo non sia giornalismo d’inchiesta, stiamo attenti a non confondere l’inchiesta con il salotto televisivo, perché se vogliamo parlare di giornalismo d’inchiesta allora si dovrebbe spiegare anche la presenza costante nella stessa trasmissione di una persona come Vittorio Sgarbi, critico d’arte ma provocatore e arrogante maleducato di professione. Nell’arco di due anni prima il clan dei Casamonica e poi il figlio di Totò Riina hanno avuto un’intera serata a loro disposizione nel salotto di Bruno Vespa. Ora è il turno del leader di un movimento Xenofobo, razzista e fascista. Ma questo è quello che serve al salotto televisivo, il giornalismo è un’altra cosa. Ho un’altra immagine del giornalismo d’inchiesta, ho altri ricordi. Corrado Formigli ha dato la sua spiegazione sul perché dell’invito a Di Stefano in trasmissione, e ha anche spiegato perché lui stesso ha accettato recentemente di partecipare a un dibattito organizzato da Casapound, questa volta lui nei panni dell’ ospite. Prima di lui anche altri giornalisti avevano accettato l’invito. Ho ascoltato questa spiegazione, e non la condivido. Quando si afferma che “… sono un partito che sta dalla parte di chi votò le leggi razziali, sono un partito xenofobo, completamente al di fuori del mio orizzonte. Però è un partito che va combattuto sul piano delle idee. Non vietando, non inasprendo i reati di apologia, non demonizzandoli… “ si dimentica quella convinta risposta con cui lo stesso Di Stefano aveva detto a Formigli di essere assolutamente fascista. Io penso che il fascismo sia già stato combattuto sul piano delle idee. È una battaglia combattuta settant’anni fa, ha portato un paese sulle porte dell’inferno ed è costata la vita a intere generazioni. Il fascismo non è più un’idea, questo diritto l’ha perso per sempre.

C’è poi un altro aspetto in tutta questa storia che merita attenzione, e anche in questo caso troppi elementi non sono chiari: CasaPound e altri movimenti d’ispirazione chiaramente e dichiaratamente fascista sono tollerati prima di tutto dalle Istituzioni, le stesse Istituzioni che ignorano volutamente la Costituzione. In questi giorni il Ministro degli Interni Minniti afferma che “Il fermo di Roberto Spada è la dimostrazione che in Italia non esistono zone franche”. Non è così.  Le zone franche esistono e sono permesse e tollerate, in molte città d’Italia interi quartieri sono zone franche e i cittadini ne sono in parte ostaggi e in alcuni casi attori protagonisti.

CasaPound è un’alleanza ambita per molti partiti che siedono in Parlamento e sono alla guida di tante realtà locali: Regioni, Città. Nel gennaio del 2015 Simone Di Stefano affermava testualmente “… Condividiamo ogni singola parola del progetto di Salvini”, ed in particolare i tre capisaldi: no euro; stop immigrazione, perché non c’è più posto per nessuno; prima gli italiani, prima degli altri, prima di tutti” http://www.huffingtonpost.it/2015/02/28/casapound-salvini-roma_n_6774546.html

È uno strano amalgama quello che si è creato in questi anni fra le camicie nere e le camicie verdi, un impasto in cui ognuno serve all’altro. E quando è necessario si fanno patti anche con i clan locali. A poco servono i proclami di questi ultimi giorni dove la Lega prende le distanze da quanto accaduto a Ostia e afferma per bocca di Salvini che “certi voti non li vogliamo”. È un po’ tardi per prendere le distanze, dettate dal momento. Restano i legami forti e visibili, che uniscono le forze politiche fasciste e la Lega, evidenti soprattutto nelle periferie delle grandi città, da Roma a Milano. Qui si crea e si cementa quell’amalgama basato su principi comuni, che vedono nei migranti e negli extracomunitari il pericolo numero uno. Questo serve per raccogliere voti e controllare il territorio. E allora viene da chiedersi a chi giova, a chi fa comodo, a chi serve. Perché aggredire un giornalista e prenderlo a bastonate è qualcosa che questo Paese ha già conosciuto, è un film già visto e non possono essere concesse repliche.