I Giorni Della Vergogna

Di: - Pubblicato: 27 agosto 2018

Di Maurizio Anelli

 

Catania, agosto 2018. Quello che nel lontano periodo greco e romano era un piccolo centro agricolo e marinaro oggi è una città fra le più abitate dell’Italia meridionale. Qui, sotto i fumi dell’Etna nasce la prima Università della Sicilia nel 1434. Di Catania Torquato Tasso parlò come della città “… ove il sapere ha albergo”. Oggi, anno 2018, Catania è sulle prime pagine dei giornali di tutta l’Europa, al centro di una battaglia di civiltà la cui trama era scritta da tanto tempo. Una storia vera che assomiglia a un film dell’orrore. È una storia di violenza disumana e di giochi di potere, che si incontrano e si sposano in un matrimonio che rischia di spaccare un Paese più di quanto non lo sia già, facendo esplodere rabbia e sentimenti , dignità e diritti calpestati, umiliati, ignorati. Chi è il regista del film ? Sembrerebbe facile individuare nome e cognome, ma sarebbe riduttivo perché un film ha bisogno di un regista ma anche di attori e comparse e in questo Paese le comparse non mancano. Facciamoli allora questi nomi, senza paura ma mettendoci la faccia e la firma: Matteo Salvini – Ministro degli Interni e Vice-Presidente del Consiglio di un Governo che sfida ogni giorno la Costituzione, le Leggi e il Diritto nazionali e internazionali, la Magistratura italiana e i suoi cittadini. È una sfida dichiarata, aperta e mai nascosta. Una sfida che da anni parla alla pancia degli italiani per catturarne voti e autorità, per acquisire potere. Questo gli ha permesso di andare al Governo: lui, leader di un Partito che non ha mai nascosto la sua natura razzista e xenofoba, un Partito che non ha mai nascosto le simpatie fasciste e i legami con l’estrema destra italiana e i suoi gruppi organizzati, un Partito che non vuole rispondere della truffa dei 49 milioni di Euro scomparsi nel nulla. http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/07/04/news/soldi-lega-la-lettera-che-incastra-salvini-1.324561

Il fiore all’occhiello di questo partito e del suo leader, resta la lotta ai migranti, mascherata da difesa dei confini in nome della sicurezza. E in nome di tutto questo decide, comanda, ordina. Martedì prossimo, 28 agosto, Salvini incontrerà a Milano Viktor Orban, l’uomo dei muri in Ungheria. A che titolo ? Come Ministro degli Interni, come Vice-Presidente del Consiglio o come leader della Lega ? Non è dato saperlo, però lo fa. Sa di poter fare anche questo, perché le comparse intorno alla sedia del regista vogliono che questo sia anche il loro film. È un film che non vincerà nessun Oscar, ma questo è un momento che loro non possono lasciarsi sfuggire, non possono perdere questa occasione. E per questo stringono la mano al regista, stanno al suo fianco, sorridono davanti ad un selfie e accettano qualunque decisione: la chiusura dei porti, la guerra all’Europa e soprattutto il girare lo sguardo da un’altra parte anche davanti al sequestro di 150 migranti nel porto di Catania. Il Ministro degli Interni li ha descritti come clandestini, illegali, palestrati. Come se li conoscesse uno per uno, tutti quanti. Nessun dubbio, solo certezze prive di ogni riscontro credibile e oggettivo. A Catania però viene toccato il fondo, un fondo che nella storia della Repubblica forse non ha precedenti, un fondo dove il disprezzo e il razzismo si mescolano in un cocktail velenoso. L’acqua avvelenata viene portata al pozzo un giorno dopo l’altro, il fine giustifica ogni mezzo per il Ministro degli Interni: il sequestro di una nave della Guardia Costiera e del suo carico umano di sofferenza e di umanità, il disprezzo di qualunque legge, anche quella del mare scritta nel DNA di chiunque sia al timone di una barca e sancita ufficialmente dalla Convenzione internazionale per la sicurezza della vita in mare del 1974.

https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2015/12/Soccorso_in_Mare.pdf

Il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, adesso è indagato dalla Procura di Agrigento per sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Insieme con lui è Indagato anche il capo di Gabinetto del Viminale. La prima reazione del Ministro è perfettamente in linea con la sua persona: stizzita e minacciosa. Lui, Ministro degli Interni della Repubblica, indagato da una Procura della Repubblica. Lui che aveva sfidato i Magistrati, pensando di intimidirli. “… indagano un ministro che difende i confini del Paese. E’ una vergogna ma non ci fermeranno. … Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, voglio spiegargli le mie ragioni. Aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e chi favoreggia l’immigrazione clandestina.” Queste le sue prime dichiarazioni, rilasciate a Pinzolo davanti al popolo leghista: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/08/25/migranti-la-linea-del-viminale-non-cambia.-pm-sente-funzionari_b802314b-890d-436d-b168-d4a8d70d852d.html. Reazione nervosa e intimidatoria, da parte di un Ministro padrone di un Governo ostaggio di colui che vuole essere Ministro degli Interni, degli Esteri, delle scelte economiche. Nessuna parola diversa dalla sua è stata pronunciata in questi giorni dagli alleati di Governo, né dal Presidente del Consiglio Conte, nemmeno una parola in difesa  del Presidente della Camera Roberto Fico a cui Salvini aveva ricordato in tono quasi minaccioso: “… Tu fai il presidente della Camera, io il ministro dell’Interno…”  http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/08/22/salvini-contro-fico-ministro-sono_OUaA24KrOYhlfQkiPfTotJ.html.

Questa è la realtà dei fatti, che sicuramente non piace a Luigi Di Maio. È lo stesso Di Maio, oggi Vice-Presidente del Consiglio e anche lui Ministro, che nel 2016 chiedeva a gran voce le dimissioni del Ministro Alfano indagato per abuso d’ufficio:  https://www.huffingtonpost.it/2016/05/12/di-maio-dimissioni-alfano_n_9930504.html. Oggi quel rigore evidentemente  non vale più, né per Di Maio né per il Movimento 5 Stelle. Ma questa è solamente la pagina più squallida e misera di quello che si era presentato agli italiani come il Governo del Cambiamento. Ma c’è un’altra pagina, infinitamente migliore e che getta un raggio di luce su questa notte della Repubblica: è la gente di Catania, la gente di Sicilia. Quella Sicilia così spesso umiliata e offesa, ignorata da uno Stato colpevolmente assente come accade da secoli a tutta l’Italia Meridionale. In questi giorni Catania ha insegnato tanto, a tutti noi: è andata su quel molo, ha scelto di accogliere e di esserci, ha raccontato all’Europa e a molti di noi che esiste un’Italia migliore, diversa da quella che piace a Matteo Salvini. E quel molo si è riempito della gente di Catania, a ogni ora qualche decina in più. Catania come Lampedusa, come Riace.  Catania ha gridato a voce alta che non esistono confini da difendere, perché i primi confini sono nella testa degli uomini che li vogliono. Non esistono barbari  invasori perché i veri barbari sono altri, hanno un nome e un cognome. Per tutto questo ringrazio Catania, come Lampedusa e come Riace.

Da domani comincerà un’altra partita e non sarà facile: il leone da cortile è ferito, ringhierà e azzannerà tutto e tutti. Vedremo fino a che punto i servi e gli scudieri resteranno al suo fianco. Forse ci resteranno per poco tempo, non per un’improvvisa folgorazione di umanità ma per calcolo politico. Magari proveranno a prendere lentamente le distanze e diranno che loro pensavano di agire diversamente. Non credo che questo avverrà, mi aspetto invece che restino accanto al “capo” fino alla fine, costruendo una diga di sbarramento in Parlamento per negare qualsiasi autorizzazione a procedere. Probabilmente Di Maio farà un sottile distinguo sul tempo in cui chiedeva le dimissioni di Alfano e continuerà la caccia all’Europa come unica colpevole dei mali che affliggono l’Italia. Perché si sa che, secondo i tempi, i mali dell’Italia sono stati di volta in volta i comunisti, gli operai, i “terroni”, i magistrati, i migranti, l’Europa. È il gioco perverso e malato dove i governi degli ultimi settant’anni hanno sempre puntato le loro carte.

Che cosa resta di tutta questa storia ? Restano molte cose: prima di tutto un’amarezza profonda e la consapevolezza che questo Paese ha davanti a sé una strada lunga e difficile e tutta in salita, ricca di trappole e di avvoltoi pronti a tutto per guadagnare un pugno di voti che garantisca sempre più potere. Avvoltoi che non hanno nessun bene comune da difendere, ma solo confini fondati su un integralismo pericoloso e infame. Ma resta anche un’altra immagine, dolce e incoraggiante: quella di una parte di popolo capace di stringersi intorno a una nave sul porto di una città  “… ove il sapere ha albergo”, senza paura di un Ministro e dei suoi servi fedeli. Resta il senso dello Stato di un Procuratore della Repubblica che accetta la sfida e indaga un Ministro degli Interni. resta la voglia di credere che un Paese migliore sia possibile, la voglia di credere e lottare in tutto quello per cui vale la pensa spendersi. Domani è un altro giorno e comincia con una luce più forte.