I Portici Di Aldo E I porti Di Nessuno

Di: - Pubblicato: 24 Dic 2018

Di Maurizio Anelli.

Aldo conosceva bene Palermo, al punto di scegliere i suoi portici come casa dopo tanto girare per l’Italia. E Palermo aveva imparato a conoscere bene Aldo. Ilsuo vero nome era Aid Abdellah. Era uno dei tanti senzatetto, anche se lui rifiutava l’etichetta di “clochard”. Aveva cinquantasei anni, stagione di bilanci e pensieri per molti, e una cultura che lo rendeva gentile e benvoluto dai tanti che si fermavano a parlare con quell’Uomo che, per vivere, suonava e dipingeva con la stessa dolcezza con cui faceva anche il mimo. Strana e bellissima sensazione sapere e pensare che in questa società che corre, senza sapere dove andare, ci possa essere uno sconosciuto che dorme sotto i portici ma sa regalare la voglia di fermarsi e parlare con lui. Aveva un amico fidato Aldo, un amico a quattro zampe di nome Helios che lo ha accompagnato in questi anni in giro per le strade, e lo ha vegliato tutta la notte. Helios, come tanti animali, ha ancora fiducia negli Uomini e forse pensava che Aldo stesse solo dormendo un po’ più del solito, forse stanco di suonare e di dipingere, di fare il mimo e regalare se stesso a chi si fermava per parlare con lui. Mi piace credere che Helios pensasse, dentro di sé, che quell’uomo mansueto e venuto dalla Francia si sarebbe svegliato prima o poi, lo avrebbe accarezzato come si accarezza chi ti aspetta ogni mattina al risveglio e poi avrebbe cominciato un’altra giornata per la strada, come tutti i giorni dopo aver fatto colazione,quella colazione offerta tutte le mattine da una ragazza gentile e capace di capire il valore della dolcezza umana. https://www.palermotoday.it/video/clochard-aldo-morto-piazzale-ungheria-deposizione-fiori.html

La storia è andata diversamente, Aldo e Helios non abiteranno più sotto i portici di Piazzale Ungheria a Palermo, nessun passante senza fretta potrà più fermarsi a parlare con Aldo e sentire la sua musica, perché Aldo non c’è più. A cancellare la sua vita è stata la mano di un ragazzino di sedici anni e,questo, rende tutto ancora più assurdo e difficile da accettare e da capire. È difficile capire come e perché un ragazzino che si è appena affacciato alla vita possa alzare una mano per colpire un clochard e derubarlo. Difficile credere che volesse ucciderlo, ma questo è successo.

Difficile credere a tante cose che succedono in questo mondo che corre senza sapere doveva, o forse lo sa talmente bene da voler correre più veloce per arrivare prima degli altri. Per farlo è disposto a chiudere gli occhi, a fingere di non vedere e non sentire. Cuori chiusi, come i porti di un’Italia che non c’è più e che dopo aver chiuso porti, cuore e sentimenti getta le chiavi della stanza il più lontano possibile. C’è un bastimento carico di vita che se ne va in giro per il mare in cerca di un porto, forse lo troverà in Spagna perché altrove non lo fanno entrare. Il Ministro degli interni vomita l’ennesimo insulto e dichiara“La mia risposta non cambia: i porti italiani sono chiusi, stop al traffico di esseri umani”. https://www.repubblica.it/cronaca/2018/12/23/news/open_arms_fa_freddo_e_manca_cibo_dateci_un_porto_salvini_in_italia_sono_chiusi_-214963448/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P4-S1.6-T1

Traffico di essere umani… è quasi incredibile pensare che queste parole siano pronunciate da un uomo di governo di un Paese che ha vissuto sulla propria pelle secoli di migrazione, ma è così e non c’è nulla di nuovo e d’incredibile.Un giorno la storia giudicherà Matteo Salvini, ma quando arriverà quel giorno il Mediterraneo sarà un immenso cimitero e la partita sarà finita, senza minuti di recupero o tempi supplementari.

Fra un giorno è Natale, un giorno che per molti rappresenta un valore irrinunciabile e qualcosa di magico e di mistico al tempo stesso. Per me non è così da molto tempo, ma non siamo tutti uguali. Un abbraccio ad Aldo e Helios,e un fiore sotto quel portico. Un abbraccio a chi cerca un porto sicuro in cui entrare per tornare a guardare la vita con un sorriso. Mi fermo qui, si dice che la notte passa sempre.