Il Fine Vita E Il Reato Di Tortura Ovvero Tutto Quello Che Non Torna

Di: - Pubblicato: 25 luglio 2016

Era il 9 febbraio 2009 quando a Udine Eluana Englaro liberava il suo corpo dalle macchine che umiliavano la sua persona costringendola a vivere una vita che non era più degna di essere chiamata vita. Solo tre anni prima, il 20 dicembre 2006, Piergiorgio Welby era stato il protagonista di una lunga e coraggiosa battaglia civile contro il muro di gomma dell’ipocrisia imperante in questo Paese.

Pochi giorni fa anche per Massimo “Max” Fanelli è arrivato il giorno di un saluto che lui attendeva da tempo. In mezzo tante altre storie uguali, dove il comune denominatore ha tanti nomi: rispetto per la vita e per la persona, dignità, autodeterminazione quando ancora è possibile. Ognuna di queste persone amava profondamente la vita, ognuna di queste tre storie ci ha insegnato molto: ognuna di loro ci ha fatto capire quanto è ancora lunga la strada del Diritto e della Dignità e, soprattutto, quanti sono i guardiani che sbarrano la strada al Diritto, alla Coscienza, al rispetto della libertà dell’individuo.

Foto 1 art Maurizio Anelli

Nel settembre del 2013 l’Associazione Luca Coscioni presentò alla Camera dei Deputati una propria proposta di legge d’iniziativa popolare per l’eutanasia e per porre le basi sul testamento biologico.

A sostegno di queste proposte le decine di migliaia di firme raccolte, e la convinzione che l’Italia non potesse continuare a restare uno dei pochissimi paesi incapaci di affrontare questa realtà. Ad oggi alcuni piccoli passi in avanti sono stati fatti, ma si è ancora lontani dalla definizione di una vera e propria legge sul “fine vita”. Sono state dette molte parole su quest’argomento, sono state create polemiche volgari e cattive. Soprattutto è emersa la maschera di uno Stato assolutamente incapace di garantire, ai suoi Cittadini, un diritto inviolabile: quello della libera autodeterminazione, della scelta individuale. Uno Stato succube e servo delle convenzioni e delle imposizioni di una cultura prigioniera del suo moralismo, una cultura che non è né laica né libera, “conditio sine qua non” per un vero stato di diritto.

In questi giorni di un Luglio caldissimo cade anche un altro anniversario: quello del G8 di Genova. Quei giorni di Luglio del 2001 hanno segnato una generazione intera e nell’Aprile del 2015 la Corte Suprema dei Diritti Umani ha condannato l’Italia, non solo per quanto subito dai manifestanti ma anche perché non dispone di una legislazione adeguata a punire il reato di tortura: “…Quanto compiuto dalle forze dell’ordine italiane nell’irruzione alla scuola Diaz, in occasione del G8 di Genova, il 21 luglio 2001, deve essere qualificato come tortura…”. Quei giorni videro anche la morte di Carlo Giuliani, ragazzo di vent’anni, in Piazza Alimonda, e le violenze fisiche e psicologiche di Bolzaneto degne delle dittature fasciste di cilena e argentina memoria. Per Amnesty International “… l’impunità per le violazioni dei diritti umani commesse durante il G8 di Genova del 2001 è una macchia intollerabile nella storia dei diritti umani in Italia…” (http://www.amnesty.it/impunita-per-violazioni-del-G8-Genova-2001-una-macchia-intollerabile).

Al G8 di Genova si affiancano le storie tragiche di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi e molti altri cittadini che hanno avuto solo la “colpa” di incrociare sulla propria strada le divise sbagliate.

Foto 2 art Maurizio Anelli

Eppure il Parlamento Italiano non ritiene ancora di definire reato la parola “tortura”, esattamente come non ritiene di legiferare sul “fine vita”. Questo in spregio alla dignità dei suoi Cittadini e della Costituzione. Quella Costituzione su cui si mettono invece le mani per limitarla, per mutilarla e per farne un pezzo di carta di nessun valore. C’è qualcosa che non torna in questo Paese, anzi molto più di qualcosa. Non tornano  il rispetto della dignità dell’uomo, l’etica di uno Stato sempre più lontano dai Cittadini, il rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo firmato a Parigi il 10 dicembre 1948.

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. “ (Articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani). Sì, sono davvero troppe le cose che non tornano in questo nostro Paese.

 

Maurizio Anelli