Il Granello Di Sabbia Nell’Ingranaggio Imperfetto

Di: - Pubblicato: 24 Feb 2020

Di Maurizio Anelli.

Nessun meccanismo è perfetto, ogni ingranaggio aspetta il granello di sabbia che inceppa la macchina. L’essere umano non fa eccezione. Eppure è una macchina che sembra quasi perfetta: muscoli, intelligenza, capacità di parola e di espressione. Almeno così sembra, ma spesso l’apparenza serve solo a nascondere le fragilità. Eppure, l’Uomo è un animale che ha conosciuto tutte le sfaccettature della vita e spesso ha saputo affrontarle e superarle. Qualche volta con il cuore e la forza dell’umana solidarietà, qualche volta con la forza dei muscoli e della disperazione. Dopo averle superate, però, si è seduto, dimenticandosi della sola vera energia capace di renderlo diverso e davvero libero: l’intelligenza.

Non sempre certamente, ma troppo spesso. La storia dell’umanità ci racconta dei progressi innegabili della scienza e della tecnica, del progresso sociale ed economico. Tutto vero, o quasi tutto. Spesso si è confuso e si confonde lo sviluppo con il progresso, e questo è forse il primo granello di sabbia che si deposita sull’ingranaggio. Spesso si è frainteso il concetto di progresso sociale con la ricchezza, dimenticando che questa ricchezza e il benessere che ne deriva sono privilegio di una parte minoritaria del pianeta e che, troppe volte, quel livello di ricchezza è stato raggiunto a danno e discapito di quell’altra parte del mondo, che invece è la maggioranza. Quella ricchezza e quel benessere che non appartengono a tutti diventa un altro granello di sabbia, e sono già due. Quella parte del mondo, che è la maggioranza, vive ogni giorno la fatica di sopravvivere a guerre, carestie e malattie. Solo i più forti e i più fortunati riescono a vedere il sole del giorno dopo. A tutto questo, noi guardiamo con sufficienza e tante volte quasi con fastidio. Perché pensiamo sempre di essere più bravi, sempre in grado di affrontare tutto: siamo quasi convinti di essere invincibili e quando qualche certezza vacilla siamo pronti a dare la colpa agli altri: lo straniero, il migrante, il più debole, l’ultimo. E, senza rendercene conto, aggiungiamo l’ennesimo granello di sabbia. Noi viviamo in quel limbo dove la ragione decide di nascondersi, perché nascondersi è la strada più facile da camminare quando si decide di non rispondere alle domande, ai dubbi, alla realtà. Abbiamo costruito, o qualcuno ha costruito per noi e molti di noi lo accettano, un sistema che ci racconta di essere inattaccabile e capace di andare sempre oltre: ignoriamo il disastro ambientale che abbiamo creato, fingiamo di non vedere le differenze di classe perché sono proprio quelle differenze che garantiscono al nostro sistema di stare in piedi, chi paga il prezzo di quelle differenze non ci riguarda. Il sistema stesso ha inventato una parola che a sua volta è diventata sistema: “Globalizzazione”. Quella parola che poteva far pensare alla condivisione di un capitale culturale e umano capace di creare un insieme collettivo, è diventato uno strumento ad uso e consumo del mercato mondiale dominato dai padroni delle imprese, della finanza e della politica, capaci di condizionare e indirizzare le scelte degli Stati e dei Governi più potenti. Questo ha contribuito ad allargare ancora di più la forbice degli squilibri sociali, economici e politici, e a pagare il prezzo più alto sono sempre gli anelli più deboli della catena. I granelli di sabbia che si depositano sull’ingranaggio aumentano, ma ancora l’animale Uomo non se ne rende conto.

Poi, un giorno qualsiasi, arriva l’imprevisto che sconvolge tutto, a cominciare dalla capacità degli esseri umani di credere nella propria intelligenza. Arriva in silenzio, viaggiando probabilmente in business class e non dentro un barcone carico di disperati che attraversa il Mediterraneo. Arriva nella regione simbolo della presunta ricchezza di cui il nostro Paese si vanta, arriva senza avvisare nessuno come sempre succede agli ospiti sgraditi. Bussa a una porta e poi a un’altra ancora e, piano piano, entra nelle case e nelle menti delle persone, semina il panico e spaventa, mette a nudo tutta la fragilità che abita dentro di noi, di troppi di noi. È una storia antica, nulla fa più paura di quello che non si conosce e di quello che non si vede ad occhio nudo. Siamo troppo abituati a trovare subito un colpevole dei nostri problemi e questa volta siamo spiazzati, stupidamente spiazzati e impreparati a fronteggiare un nemico che non si palesa. Sarebbe ovvio ascoltare la ragione e mantenere la calma, la lucidità: c’è un nemico, affrontiamolo con l’intelligenza e con la forza della ragione… troppo facile! L’animale che è in noi deve alimentare la psicosi, la paura e deve trovare un colpevole anche questa volta. Non possiamo fare a meno della paura e della diffidenza, e allo scopo vanno bene tutti: i migranti che arrivano e portano malattie, ci rubano il lavoro e le nostre donne, spacciano la droga e non fanno nulla tutto il giorno tranne camminare per le strade in attesa di compiere un crimine o uno stupro, ì cinesi, che nascondono un virus nella giacca e ce lo regalano, e poi e poi…

Cosa succede in questo Paese, cosa è già successo? C’è una situazione che merita attenzione, sicuramente, eppure anche questa occasione diventa l’orgasmo per chi sembra godere della semina del panico. Davvero è necessario alimentare una psicosi che toglie lucidità a tanti? Davvero è necessario scatenare i peggiori istinti con dichiarazioni irresponsabili e titoli a nove colonne sui giornali come se fossimo ai tempi della peste? Forse sì, tutto serve: un’emergenza fa dimenticare le altre, le mette in ultima fila nel girone dei dimenticati. L’ingranaggio era fragile, lo è sempre stato ma va bene e fa comodo a tanti.

Ora, però, tocca a questo Paese capire che il castello sulla sabbia ha fondamenta fragili, basta un colpo di vento o un nemico invisibile per farlo vacillare. Ora tocca anche a questo Paese fare i conti con la paura e il dubbio, e la strada peggiore è proprio quella della diffidenza verso il vicino di casa, il collega di lavoro, la persona che si incontra per strada o in un ristorante. Eppure, sembra scattare l’ora del sentirsi in pericolo, isolati e nelle mani di altri. Che strano, combattere con la paura degli altri e al tempo stesso capire il bisogno di fidarci degli altri: avere paura di tutti ma sentire l’importanza di affidarsi agli operatori sanitari, agli Ospedali pubblici, alla scienza. Ora abbiamo bisogno di quelle entità cui da sempre sono stati tagliati fondi e risorse: Sanità e Scienza. Perché è bene ricordare, quando tutto sarà superato, le condizioni di stress in cui questi operatori stanno lavorando in questi giorni. In particolare, proprio nelle regioni come Lombardia e Veneto, cioè le regioni dove in maniera massiccia è stata privilegiata la spesa sanitaria privata. Ma la sanità privata cerca il massimo profitto, e di fronte a emergenze come queste chiude le porte perché non si tratta di curare solo chi può permettersi di pagare: qui si tratta di curare persone infette, senza guardarne il conto corrente.

Ora abbiamo bisogno di strutture capaci di ospitare e curare, di personale medico in grado di lavorare a oltranza, di ricercatori capaci di studiare e trovare vaccini e … chissà, forse oggi fra chi chiede aiuto alla scienza e alla medicina ci sono anche i molti che da anni si battono con ogni insulto contro i vaccini. Oggi si sente, finalmente, il bisogno di governi locali e nazionali capaci di funzionare e gestire l’emergenza. In poche parole, abbiamo bisogno di tutto quello che non ha mai scaldato il cuore e l’anima di un Paese che da anni ha perso il contatto con la vita sociale, accecato dalle chiacchiere di chi non ha mai visto la politica come bene pubblico ma solo come occasione per affermare il proprio ego e il proprio interesse privato… La nottata passerà, è quello che ci auguriamo tutti. Poi molti di quelli che oggi tremano e hanno conosciuto la paura torneranno a urlare contro i migranti, a pensare alla globalizzazione come a una cosa giusta, a credere che investire risorse e intelligenze sulla sanità, sulla scienza e sulla cultura sia una scelta inutile. Molti giornali non parleranno più di “Apocalisse” ma torneranno a vomitare insulti su chi salva le vite in mare e su chi crede che un mondo diverso sia giusto e possibile. E si tornerà a parlare delle “eccellenze” del privato, bello e profumato.