Il Modello Del Tampone Sospeso

Di: - Pubblicato: 15 Marzo 2021

Di Maurizio Anelli.

Milano, 12 dicembre 2020.

In Piazzale Baiamonti prende forma un’idea di solidarietà di cui la città di Milano ha bisogno, e forse non solo la città di Milano. È la storia del tendone del “Tampone sospeso”. Un anno tremendo sta per finire, e si è portato via una parte enorme della nostra storia e della nostra vita. È una storia che ha nomi e cognomi, volti, sorrisi. In quella parte del Paese, la Lombardia, che viene considerata l’avanguardia dell’eccellenza, il dramma diventa tragedia.

Quell’anno è passato, ma solo per il calendario. Il mostro invisibile continua a camminare in mezzo a tutti noi e, ogni giorno, si prende qualcosa e qualcuno, cancella altre storie e altri nomi.

Un giorno sembra che il cerchio intorno a lui si stringa ma il giorno dopo lui rompe l’accerchiamento, cambia faccia, muta in continuazione e torna a comandare.

L’esercito che lo combatte è confuso e sempre più spesso sembra muoversi, senza capire quale direzione prendere, quale strada scegliere. Scienza e politica, due mondi che dovrebbero essere uniti di fronte ad un nemico dichiarato, sembrano muoversi in direzioni opposte e contrarie. In mezzo ai due mondi che non si capiscono c’è quella terra di mezzo rappresentata da finanza, industria e potere economico che detta le sue condizioni e le sue leggi.

In Piazzale Baiamonti quell’idea di solidarietà nata il 12 dicembre diventa allora qualcosa che cambia le carte sul tavolo, un modello che dovrebbe essere una fonte di riflessione per tutta la città. Mentre le Istituzioni, nazionali e locali, annaspano nelle contraddizioni e nel protagonismo politico, in quella piazza affiora una parola che molti hanno dimenticato: solidarietà.

Quella parola, contro ogni logica del profitto e del “privato è bello”, dal 12 dicembre 2020 esegue tamponi gratuiti rapidi a chiunque lo richieda, esegue un tracciamento sul territorio che diventa di primaria importanza per contenere la diffusione del virus. In tre mesi è stata costruita un’opera di presenza, attiva e solidale, che ha permesso a centinaia di cittadini di avere gratuitamente, o con una libera offerta, quello che nei laboratori privati ha un prezzo volgare ed eccessivo.

Questa idea di solidarietà ha il volto e il nome delle decine di volontari che fanno riferimento a “Medicina Solidale”, alla Brigata solidale “Soccorso Rosso”, “Adl Cobas Lombardia”:

https://www.facebook.com/TamponeSospeso

https://www.facebook.com/medisolidale

Immagine che contiene cielo, persona

Descrizione generata automaticamente

Medici e infermieri, operatori sanitari. Accanto a loro altri volontari si preoccupano di gestire le prenotazioni e di sanificare l’ambiente dove si eseguono i tamponi. Non si sono fermati nei giorni più freddi dell’inverno ma, anzi, hanno ampliato il loro raggio: con la loro Ambulanza, datata ma ricca di entusiasmo, hanno portato ogni sabato il loro modello di solidarietà nelle periferie della città: da via Padova a Gratosoglio, alla Bovisa, per ritornare in Piazzale Baiamonti di domenica.

Ecco che, allora, torna il valore di un modello che viene proposto e regalato alla città di Milano. Quel modello potrebbe essere replicato in molte delle realtà che sono in sofferenza a causa della pandemia. Per esempio, davanti alle scuole che oggi sono nuovamente chiuse, ma prima o poi riapriranno, con la possibilità di eseguire un tampone prima dell’ingresso nelle aule. Oppure in tutti quei luoghi dove un tampone gratuito diventa uno strumento di tracciamento e di screening in grado di limitare la catena di trasmissione del contagio. Un percorso di responsabilità sociale e di umana solidarietà che, conseguentemente, si trasforma in una semplice questione di salute pubblica.

In una società dove tutto funziona il ruolo del volontariato non avrebbe nessun bisogno di esistere, ma questa società oggi non c’è. Per questo l’impegno e le idee messe a disposizione della comunità possono diventare un modello che, come in questo caso, assumono un valore che va oltre l’emergenza sanitaria del momento: c’è anche un impegno politico nella storia del “tampone sospeso”, e ricorda a tutti noi che la Costituzione della Repubblica garantisce all’art.32 il diritto alla sanità pubblica e gratuita per tutti.

In questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica è rivolta principalmente alla questione dei vaccini: quanti sono, chi li produce, quante sono le dosi a disposizione, quando sarà possibile procedere ad una vaccinazione di massa. Accanto a queste domande esistono poi le notizie che ogni giorno emergono e alimentano lo stato di ansia e di incertezza, esistono le criticità, i ritardi e i colpevoli comportamenti di molti Presidenti di Regione. A maggior ragione, quindi, l’attenzione verso un modello di controllo e tracciamento rimane di primaria importanza. I contagi aumentano, così come i ricoveri negli ospedali e nelle terapie intensive. Il numero dei decessi non accenna a diminuire…ecco perché la soglia di attenzione deve restare ancora alta.

Il modello proposto dal “Tampone Sospeso” parte dal basso, ci racconta e ci insegna che una gestione diversa dell’emergenza sanitaria è possibile: non è facile, costa fatica ed energie. È difficile trovare quella solidarietà politica e istituzionale che permette ad un “modello” di diventare “sistema”.

Costa fatica ed energie anche dal punto di vista economico, e la domanda nasce in un minuto: se un gruppo di cittadini, autonomamente e contando solo sulle disponibilità economiche frutto di donazioni, riesce a mettere in piedi un progetto come il “tampone sospeso”, cosa si sarebbe potuto organizzare e costruire con una forza organizzata e istituzionale?

È passato un anno dall’inizio della pandemia. Centomila persone ci hanno salutato senza che noi potessimo salutare loro. Abbiamo incontrato e conosciuto qualcosa che pensavamo appartenesse solo agli altri: la paura, la solitudine, le zone rosse e il “coprifuoco”, il distanziamento…parole lontane dalla vita e dalla bellezza dello stare insieme. Molti di noi hanno perso molto, qualcuno ha perso ancora di più. Ma forse siamo ancora molto lontani dall’aver imparato e capito che occorre camminare altre strade rispetto a quelle che abbiamo scelto, convinti di essere quasi intoccabili e invincibili. Forse un giorno impareremo anche a capire che da soli non possiamo bastare a noi stessi, e un anno senza poter condividere con gli altri la vita e le emozioni dovrebbe avercelo insegnato. Agli amici di Piazzale Baiamonti lascio un abbraccio, stretto e solidale. Lascio un grazie, semplice e diretto come loro, e una promessa: essere accanto a loro in questa storia che ci hanno raccontato e ci raccontano ancora.

C’è un modello che può e deve diventare sistema, ma perché questo possa accadere c’è bisogno di essere al loro fianco, c’è bisogno di credere sempre in qualcosa che è più grande degli interessi privati. Credere in un’idea, tutto qui.