Il Profumo D’Aprile

Di: - Pubblicato: 3 aprile 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

 

È il profumo di aprile quello che si sente e si respira, un profumo intenso che arriva dalla memoria e va dritto al cuore. La memoria che percorre la sua strada scavando nei ricordi raccontati con pudore dai vecchi che hai conosciuto, ascoltata mille volte in famiglia e sulle montagne, letta e studiata sui libri, osservata in vecchie fotografie e nei ritagli di giornali. E imparata a memoria insieme a quelle canzoni che hai ascoltato le prime volte da bambino e ti sembra di averle sempre cantate, come quella “Bella Ciao” che è entrata nella tua testa e nella tua pelle e la associ a mille emozioni e a mille volti: dalla libertà rubata e riconquistata dai nostri padri, al sorriso di una madre che era la tua e andata via troppo presto. E tutto si mescola in un brivido solo. Come quelle “scarpe rotte eppur bisogna andar” che ci parlano di un cammino che non si può fermare, perché è un sentiero che continua. Cominciano a essere tanti i “profumi d’aprile” alle spalle, ma non cambia il sapore. Solo tante facce che hanno scritto quel libro e che oggi non sono più qui a raccontarlo con la loro voce, ma continuano a farlo con la loro storia e il loro esempio. Una storia di vita, di scelte e di libertà. E quella libertà che ci è stata offerta a un prezzo altissimo noi dobbiamo difenderla con lo stesso coraggio, prendendo nelle nostre mani quel testimone e provare a stringerlo con tutta la nostra forza.

C’è ancora una libertà da difendere e c’è ancora una libertà da conquistare. Il fascismo, che cova ancora in un’Europa che non si è mai liberata fino in fondo di quel fetore nero di violenza e xenofobia, non si nasconde più, mostra la sua faccia sporca in ogni angolo. Spinto e alimentato dalla crisi economica e sociale che crea tutti gli spazi necessari alla nostalgia di un passato infame, cerca nuovamente la sua strada. Le politiche neoliberiste, le multinazionali più potenti, i produttori di armi disegnano ogni giorno nuovi scenari di guerra e povertà soffiando sul fuoco delle differenze etniche, culturali, religiose. È su questo terreno che oggi noi siamo chiamati a confrontarci e a vivere la nostra stagione di “Resistenza”, contro ogni tentativo di mettere gli uomini gli uni contro gli altri. E allora la parola “Resistenza” si carica di altri valori e, per esempio, si sposa con la parola “accoglienza”. Ieri gli ebrei da identificare con una stella sul petto, isolare e deportare, oggi i migranti, è a loro che si chiudono le porte in faccia. Loro, indicati come un pericolo dimenticando in un colpo solo le loro ragioni, la loro storia, i motivi che li spingono a migrazioni bibliche per scappare dall’inferno e cercare un respiro di vita in Europa. Dimenticando che le guerre di casa loro sono state progettate e costruite anche dall’Occidente ricco e opulento, quello stesso Occidente che oggi alimenta la paura e costruisce nuovi muri. Ma non c’è solo questo, c’è un’altra libertà da conquistare: questo Paese, il nostro, deve ancora vincere la partita contro l’illegalità e le mafie. E non è una partita facile. In uno Stato dove l’illegalità è quasi istituzionalizzata, dove ogni giorno la credibilità delle istituzioni cede uno spazio alla corruzione e alla violenza, etica e morale, la partita diventa sempre più impegnativa e difficile. Quando si arriva ad un livello di scontro come quello attuale fra Parlamento e Magistratura, quando lo stato sociale perde pezzi perché lasciato nelle mani di affaristi e faccendieri, quando la scuola pubblica viene cancellata un giorno alla volta, quando banchieri e imprenditori coinvolti in mille scandali e processi e che ridevano di un terremoto siedono in Parlamento e si adoperano per modificare la nostra Costituzione, quando chi è condannato da un tribunale della Repubblica in via definitiva viene salvato dai voti del Parlamento, quando tutto questo avviene allora è chiaro che la “Resistenza” ha ancora ragione di essere. Questo è un Paese che non ha mai aperto gli armadi pieni di scheletri: dalle stragi nelle banche e dai “caduti” dalle finestre di una questura, dalle bombe sui treni e alla stazione di Bologna, da Aldo Moro e la stagione del terrorismo a Ustica, Capaci, Via d’Amelio. Da Iaio e Fausto, da Peppino Impastato, da Ilaria Alpi, alla trattativa Stato-Mafia. Dal G8 di Genova a Stefano Cucchi. Sono solo alcune delle pagine più nere della Repubblica Italiana su cui lo Stato non ha mai reso giustizia, manovrato e colluso con chiunque, dai Servizi Segreti alle Logge Massoniche.

Sì, c’è ancora una libertà da difendere e c’è ancora una libertà da conquistare. Nell’autunno scorso ho conosciuto per la prima volta uno dei simboli più importanti della storia di questo Paese: Marzabotto  e il territorio di Monte Sole. Un incontro intenso, dove l’emozione e il brivido si sono presi per mano e hanno camminato sulla pelle. Il passato era lì, con la sua storia e i suoi volti, e non deve essere dimenticato perché appartiene a tutti noi, non solo ai suoi abitanti. A Monte Sole c’è un monumento bellissimo, su cui sono incise parole cariche di valore e di umanità: “…Si piegano le querce come salici sul cuore delle rocce a Monte Sole. Hanno memoria le querce, hanno memoria! Memoria di sanguigne uve pigiate in torchi amari, memoria di stermini e di paure, memoria della scure nel ventre delle madri. Hanno memoria le querce, hanno memoria! …”

Sì, hanno memoria le querce. E questo è il profumo d’Aprile che mi tengo stretto nell’angolo più protetto del mio animo. Me lo tengo stretto e ne sono orgoglioso.