Il Regno Dei Senza Memoria

Di: - Pubblicato: 5 febbraio 2018

Di Maurizio Anelli 

È inverno ma ancora per poco. Le giornate si allungano e fra poche settimane anche questa stagione sarà alle spalle. Sono tante le cose che lascia dietro di sè e sono tante le domande che non hanno avuto risposte. Eppure erano domande chiare, semplici. Una in particolare: dove stiamo andando ? Dove sta andando questo Paese che entra, con il vestito sporco, nel “regno dei senza memoria” ? È un regno enorme, potente, ricco. È un regno dove ogni occasione è quella giusta per inventare una festa cui sono invitati tutti coloro che negano , che non ricordano, che dimenticano. È il prezzo del biglietto d’ingresso alla festa e in tanti sono disposti a pagarlo. Entrano nel castello, fanno un inchino e consegnano al padrone di casa la memoria di storie che riguardano gli altri. No, non riguarda loro perché loro una storia vera e vissuta sulla propria vita non l’hanno mai avuta, quindi per “loro” non è un problema pagare quel biglietto d’ingresso

Entrano nel castello e si guardano intorno, osservano gli altri invitati. C’è sempre un po’ d’invidia, di diffidenza reciproca, non si fidano molto l’uno dell’altro ma sono complici nel tessere quella tela di ragno che sta avvolgendo l’Italia e l’Europa tutta. Devono esserlo, è l’altra condizione per godere dei privilegi del regno, come un secondo biglietto. E a ogni biglietto se ne aggiunge un altro, e un altro ancora. È il prezzo che si deve pagare al signore del castello in cambio di uno spicchio di potere, di una poltrona, di un posto di comando o di controllo. La fila fuori dal castello è lunga, sono in tanti a volerci entrare, la festa è cominciata ed è importante entrare prima che i posti siano finiti. Non importa che la storia degli altri sia calpestata, offesa. In fin dei conti quella storia è appunto degli altri, quindi non ha valore. Per entrare si calpestano e si offendono diritti, rispetto, sentimenti ? Non importa, riguardano altri e gli altri non hanno voce. Nessuno si chiede chi è il padrone del Castello, perché in fondo non ha importanza. Forse non ha nemmeno un nome e un cognome preciso, forse nessuno lo conosce di persona. Il potere può avere mille facce e sedere in tante poltrone: un consiglio d’amministrazione, uno scranno in Parlamento o in una banca, una rete televisiva o la toga di un magistrato. Non ha importanza, il potere sa come e quando farsi riconoscere, sa scegliere il momento.

Foto di Maurizio Anelli

La domanda era semplice, dove stiamo andando ? Stiamo andando incontro a un passato che vuole tornare e per farlo tornare bisogna tenere aperte quelle porte che non sono mai state chiuse veramente. Da quelle porte entrano i fantasmi di un tempo che l’Europa non vuole scacciare. Si sente l’odore fuori dal castello. È un odore fatto d’indifferenza, di discorsi che danzano sempre intorno agli ultimi della terra, alla razza e al colore della pelle. Quell’odore di letame che un vento sbagliato sta riportando nelle strade e nelle piazze, nelle case. C’è un tempo per ogni cosa, c’è un tempo per la semina e un tempo per il raccolto. Questo Paese ha osservato in silenzio il tempo della semina, un tempo cominciato subito dopo la fine della guerra. È stata una semina violenta e costante, fatta di stragi e di bombe nelle banche, nelle piazze, nelle stazioni. Intanto che si seminava sangue, dietro le quinte si lavorava anche su altri terreni da seminare: finanza, logge massoniche, informazione manipolata, infiltrazioni di vermi nella pianta delle Istituzioni, nascita di partiti politici che un giorno alla volta hanno insegnato e predicato odio e intolleranza lavorando sulle divisioni, prima quelle fra il nord e il sud del Paese e poi allargando il gioco oltre i confini per arrivare a indicare il nemico finale, il migrante. La tela del ragno è un lavoro di tessitura lenta, paziente. Serve tempo per realizzarla e quel tempo è stato concesso, la tela è quasi pronta… manca poco. Il ragno ha saputo usare quel tempo concesso, ha costruito con pazienza il castello. Ha saputo corteggiare, illudere. Ha saputo creare le condizioni, ha seminato virus e poi ha cominciato a offrire false medicine capaci di cancellare memoria, coscienza critica e dignità. Il tempo della semina è quasi finito… E oggi ? Oggi è tempo di raccolta e il gioco si fa duro, pesante. C’è violenza nell’aria che attraversa questo Paese, è una violenza che si respira nel vivere quotidiano, è una violenza pilotata, guidata. Questo paese ha favorito e permesso una semina feroce, in molti casi sottovalutando e minimizzando, in molti altri essendone complice e regista. Questo Paese ha visto Uomini e Partiti politici insultare  apertamente chiunque in nome della razza e del colore della pelle http://www.corriere.it/politica/17_maggio_18/insulti-razzisti-borghezio-condannato-risarcire-kyenge-lui-adesso-devo-vendere-casa-d7584886-3bb4-11e7-83da-130c74015a48.shtml.

Questo Paese permette che alle prossime elezioni politiche si presentino partiti  dichiaratamente fascisti e xenofobi, presentando candidati che in un paese civile non potrebbero essere presentati http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/02/01/news/mazze-e-bombe-lo-ha-detto-iannone-a-processo-i-violenti-di-casapound-oggi-candidati-1.317816?ref=HEF_RULLO.

La violenza xenofoba, razzista e fascista non si nutre solo di ignoranza. Si nutre e si alimenta anche, o soprattutto, del calcolo freddo e vigliacco di chi sa che per entrare nel castello del potere ha bisogno di alibi e giustificazioni, si serve anche delle false condanne di quella parte del mondo dell’informazione e della politica che ogni giorno alimenta odio e violenza. Nella Germania nazista che stava scrivendo la notte del Novecento, si bruciavano i libri nelle piazze, nell’Italia di oggi i giovani padani bruciano il fantoccio della Presidente della Camera Laura Boldrini nella piazza di Busto Arsizio. La “Legge” osserva e gira la testa dall’altra parte. http://tg24.sky.it/cronaca/2018/01/26/Lega-giovani-padani-fuoco-fantoccio-boldrini-gentiloni.html

C’è un asse politico che abbraccia tutta la destra italiana e che ha un progetto politico e sociale chiaro, mai nascosto. A sostegno di questo progetto ci sono parole gravi, con un peso specifico che non lascia dubbi: razza, sicurezza, patria, clandestino… serve altro ?  Non sono idee, sono propositi e obiettivi chiari e precisi, che da decenni vengono sottovalutati e tollerati. Sono obiettivi dichiarati nei comizi, nei salotti televisivi, nei social network e alimentano rabbia, armano mani  che prima o poi agiscono. Gli ultimi episodi in ordine di tempo risalgono a sabato 3 febbraio 2018, ed è troppo facile e vile parlare del gesto isolato di un folle. Per le strade di Macerata si spara al nero gridando “viva l’Italia” e facendo il saluto fascista: https://ilmanifesto.it/terrore-a-macerata-caccia-al-nero-al-grido-di-viva-litalia/

Sui social network si decapita Laura Boldrini, ancora una volta al centro della campagna di odio, accusandola di tutto e di più: http://www.repubblica.it/politica/2018/02/03/news/boldrini_fotomontaggio-187954728/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

È la caccia al nero, all’immigrato, al clandestino. Colpiscono, ancora una volta, il silenzio e la morbidezza delle reazioni istituzionali. Non esiste la volontà di condannare veramente un pensiero che sta portando questo Paese sull’orlo di un baratro che è già stato visto in passato. È un baratro conosciuto ma che in troppi sembrano aver dimenticato, ma è il prezzo del biglietto per entrare nel regno dei “senza memoria” e partecipare alla festa.  A chi giova ? Domanda retorica, sciocca. Giova a chi progetta governi forti che in parole più oneste si chiamano regimi. Giova a chi ha bisogno di una società spezzata in due, divisa, impoverita e piena di paure.

È inverno ma ancora per poco. C’è sempre una strada capace di restituire dignità a un paese, non è nemmeno difficile da vedere, difficile è scegliere di volerla camminare. Per riuscire a camminare su quella strada servono coraggio e dignità, serve avere memoria, serve la volontà di capire che da sempre la storia si scrive ogni giorno e che un libro ha sempre un’introduzione che anticipa una trama e spesso anche un finale. Non sempre è necessario leggere due volte lo stesso libro, e l’introduzione del libro che qualcuno oggi vuole riscrivere è davvero molto simile a quella che altri scrissero nel 1922. Sta a tutti noi impedire che quel libro sia scritto una seconda volta.