Il Sogno Americano

Di: - Pubblicato: 6 febbraio 2017

Di Maurizio Anelli

 

C’era una volta quello che molti chiamavano il “sogno americano”, che in fondo non aveva nulla di diverso dal sogno di intere generazioni americane e non: la certezza che il lavoro, la volontà dell’individuo e la libertà di un popolo potessero portare ad una vita diversa, migliore. Martin Luther King riempì questo sogno di aspettative ancora più grandi e più nobili, dando al “suo” sogno una dimensione umana capace di andare oltre la qualità della vita e la prosperità economica. Erano anni dove il sogno sembrava ad un passo nonostante la strada da percorrere era ancora lunga e difficile. Una strada che avrebbe visto scorrere lacrime e sangue. Ma come era possibile non cullare quel sogno ? Erano gli anni delle coscienze che si svegliavano, consapevoli del loro diritto alla vita e capaci di trovare il coraggio della ribellione, della rivolta, del diritto di parola in una società che da sempre negava spazio e parola a chi non aveva avuto in regalo dalla vita il privilegio della ricchezza e della pelle bianca. Perché questo racconta la storia dell’America, negarlo è ipocrita e non rispettoso della storia.

L’America nasce sulla sua strada bianca, che cancella secoli di vita scritta dai nativi pellerossa. Si appropria delle loro terre, li stermina confina quelli che restano nelle riserve. Poi prospera e diventa grande, sempre più ricca e sempre più forte, costruendo se stessa sulla teoria della superiorità della razza bianca. E lo fa apertamente, alla luce del sole senza vergognarsene e anzi difendendo questa teoria. La segregazione razziale negli Stati Uniti è stata istituzionalizzata e difesa fino a poco decenni fa, e non è mai stata sconfitta per davvero. Certo, Abraham Lincoln pose fine alla schiavitù con il Proclama di emancipazione del 1863 e con la ratifica del XIII emendamento della Costituzione con cui nel 1865 la schiavitù fu abolita in tutti gli Stati Uniti, ma saranno necessari ancora cent’anni da quei giorni prima che gli Stati Uniti approvino una legge che ponga fine alla discriminazione in tutti i luoghi pubblici, autobus, ristoranti, cinema… questa legge diventerà operativa solo il 2 giugno del 1965. Solamente nel 1964, nello stato del Mississippi, si pensa di istituire un registro dei neri nelle liste elettorali ma il governo locale, la polizia, il gran Consiglio dei cittadini bianchi e il Ku Klux Klan eserciteranno ogni forma di violenza per impedirlo. Il 7 Marzo del 1965 una marcia di attivisti per i diritti civili viene stroncata nel sangue: è la marcia di Selma e quel giorno passerà alla storia come il “Bloody Sunday” americano. Il sogno di Martin Luther King muore insieme con lui il 4 aprile del 1968, a Memphis. Prima di lui, il 21 febbraio del 1965, un altro sogno era stato spezzato: Malcolm X, ucciso a New York.

Servirebbero fiumi d’inchiostro e troppe pagine per raccontare tutto quello che hanno subito i Pellerossa e i Neri d’America, ma ciascuno di noi ha tutti gli strumenti per interrogare la storia. Dove si è nascosto allora il sogno americano? Da quale finestra è scappata quella voglia di ribellarsi al feticcio della supremazia e della forza dei muscoli, alla potenza dei dollari, alla democrazia da esportare in ogni angolo del mondo a cominciare dalla lontana ma mai dimenticata guerra del Vietnam?. Di cosa si nutriva quel sogno, sicuramente ancora presente in molti cuori liberi americani?. Difficile trovare una risposta quando un popolo di oltre 300 milioni di abitanti si consegna a uomini (?) come Donald Trump. È vero, prima di lui l’America non aveva fatto scelte molto diverse: per restare ai tempi recenti, e senza dimenticare Richard Nixon e Lyndon Johnson, si era affidata a figure come Ronald Reagan e alla famiglia Bush. Ognuno di loro ha portato un contributo pesante allo sgretolamento del sogno americano ma è necessario riconoscere che ognuno di loro ha incarnato la parte più vera e più consistente del popolo e del pensiero americano, basato sulla forza dei muscoli e del denaro, della potenza e della supremazia.

Donald Trump, se possibile, riesce o prova ad andare ancora oltre. In un momento devastante della storia questo nulla umano vestito a festa promette muri e chiude la porta in faccia a chi, secondo lui, rappresenta una minaccia e un pericolo. Sono revocati migliaia di  visti d’immigrazione, si chiude l’ingresso negli USA a chi proviene da Paesi giudicati un pericolo per gli USA ma, stranamente, dal blocco sono esclusi i Paesi con cui Trump stesso stringe affari e firma accordi: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Libano. Eppure è proprio da quei Paesi che provenivano i terroristi dell’11 settembre 2001. I sondaggi americani dicono che, nonostante le proteste dell’America migliore, la popolarità del presidente è sempre salda, e lui lo sa. Ogni sua mossa va nella direzione di soddisfare e piacere chi l’ha votato, incurante della tempesta che sta preparando. (http://www.repubblica.it/esteri/2017/02/03/news/trump_rampini-157507112/)

Durante tutta la campagna elettorale David Duke, ex membro del Ku Klux Klan, non aveva nascosto la sua ammirazione per Trump così come la destra cristiana estrema. Gli incarichi assegnati ai vertici del Pentagono e della CIA completano il quadro. Questo è lo scenario che si sta preparando, in America e di conseguenza nel mondo. E il sogno americano?. Il sogno americano è esistito davvero solo nel cuore e nella mente di chi ogni giorno, e non solo in America ma in ogni parte del mondo, viveva e vive davvero da persona libera. Libera da idee di supremazia, etnica o religiosa, razziale ed economica. Saranno quelle persone, in America e in ogni parte del mondo, che un giorno dovranno chinare la schiena e raccogliere le macerie. Ma sapranno, sapremo, farlo. Non è la prima volta e probabilmente nemmeno l’ultima. Però smettiamola di parlare del sogno americano, perché quel sogno è morto il 4 aprile del 1968, a Memphis, insieme a Martin Luther King. Di quel sogno resta il ricordo di un grande Uomo e quelle parole, calpestate ogni giorno dalla quotidianità dell’America

” I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal… ”