Il Sogno Interrotto di RiMaflow

Di: - Pubblicato: 26 novembre 2018

Di Maurizio Anelli.

 

Trezzano sul Naviglio è un comune di Milano, periferia sud-ovest. In quel comune un tempo c’era una fabbrica con oltre trecento dipendenti, era una fabbrica stimata e conosciuta, leader nel suo settore. Produceva componenti per automobili, i suoi clienti erano marchi conosciuti in tutto il mondo: BMW , Fiat, Peugeot, Renault, Volkswagen e Volvo solo per citare i nomi più famosi. Poi, in un giorno del 2010, questa fabbrica chiude la sua storia. È la storia di Maflow che finisce, dopo anni di finanza e imbrogli, passaggi di proprietà, debiti e fallimenti.

Anna Magnani diceva che “… nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core, sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso…”. I lavoratori della Maflow sono persone così, che hanno deciso di rialzarsi dopo la caduta e ci riescono. Si guardano negli occhi, decidono che sì… è possibile rialzarsi dopo ogni caduta, con “qualche cicatrice in più ner core”, ma è possibile. Quella cicatrice diventa piano piano un sorriso, un giorno alla volta si torna a lavorare, a produrre, a vivere.  Si può Ri-nascere, Ri-Partire e guardare avanti. Costa impegno, sacrificio e fatica, ma si può. Si Ri-nasce come persone, si Ri-parte con una realtà produttiva e si Ri-Costruisce un tessuto sociale partendo da uno spazio dismesso e lasciato al degrado del tempo in attesa che arrivi il giorno giusto per una inevitabile speculazione redditizia. Quella che era una fabbrica di componenti per automobili diventa allora un insieme di  botteghe artigianali, una biblioteca, un centro di recupero e riciclo materiali, un gruppo di acquisto solidale. È viva quella realtà a Trezzano sul Naviglio, è ricca di umanità e di persone che hanno voluto e saputo scrivere una pagina nuova sullo stesso libro che altri avevano deciso di chiudere. È una pagina che si chiama autogestione operaia e intellettuale, capace di creare dalle macerie 120 posti di lavoro. Ma le favole a lieto fine non sono ammesse in questo mondo, non sono tollerate perché insegnano nuove strade e possono diventare un esempio contagioso, un seme gettato al vento che può germogliare ovunque: https://palermo.meridionews.it/articolo/71722/disobbedire-non-e-reato-a-cinisi-nel-segno-di-impastato-e-la-storia-di-rimaflow-fabbrica-autogestita-dagli-operai/

Il primo esempio pericoloso che va messo a tacere si traveste allora con l’equivoco della legalità. Il sogno di RiMaflow ha, infatti, un difetto d’origine inconcepibile e inaccettabile per questa società così perbene e così perfetta nella sua ipocrisia: occupa uno spazio che non è il suo. La controparte proprietaria dei capannoni è un nome importante, un gigante che si chiama Unicredit. In realtà c’è poi una seconda controparte: la società Immobiliare Virum, che aveva in leasing l’immobile affittato alla Maflow quando la fabbrica esisteva ancora. Una banca, una società immobiliare e una cooperativa di lavoratori, la leggenda di Davide e Golia dei nostri tempi. La storia non si ferma a questo, c’è dell’altro.

Nel mese di luglio i carabinieri si presentano ai cancelli della RiMaflow e procedono al sequestro del capannone che contiene i macchinari necessari al recupero di carta, plastica e pvc dalla carta da parati mista. Quanto serve per riciclare materia prima pulita. Lo stesso giorno Massimo Lettieri presidente della Cooperativa RiMaflow viene arrestato. Il giorno dopo la notizia sarà su tutti i giornali: https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_luglio_27/rete-trafficanti-rifiuti-rimaflow-trezzano-naviglio-carabinieri-forestali-recology-incendi-dolosi-89309098-9174-11e8-9a85-e773adbfcd34.shtml

Piove fango su RiMaflow, è un fango ingiusto e pieno di veleno sociale e politico. Ma RiMaflow resta in piedi, reagisce. Chi conosce questa gente, chi conosce Massimo Lettieri e la sua storia, sa che tutto questo non è vero. Verrà il tempo di una difesa legale nelle sedi opportune che dimostrerà l’inconsistenza dei reati contestati e delle accuse. Ma nel frattempo c’è una difesa, umana e politica della credibilità della realtà di RiMaflow, che deve andare avanti. “il sogno continua” dicono i lavoratori di RiMaflow anche davanti a colpi durissimi, sul piano dell’ immagine pubblica e sulla pelle di Massimo Lettieri ma anche sul piano operativo.

L’attenzione e la solidarietà intorno alla Cittadella partono dal basso, come sempre in casi come questo. C’è una società civile che si schiera al fianco di RiMaflow, fatta di Associazione, di movimenti e gente che conosce bene la fatica dell’impegno e del lavoro, della solidarietà. Come Don Luigi Ciotti, per esempio. https://rimaflow.it/index.php/2018/10/16/lettera-di-don-luigi-ciotti-a-massimo-lettieri/

Ma alla voce alta e forte di Don Ciotti e di Don Massimo Mapelli, alla voce di Donne e Uomini liberi, di movimenti e associazioni, non si è unita la voce delle Istituzioni incapaci di capire il valore e l’importanza di regolarizzare quelle energie e quei posti di lavoro creati dal niente. Davide e Golia si diceva prima, una Banca e una Società immobiliare da una parte e una Cooperativa di lavoratori dall’altra. L’odore dei soldi contro il profumo di un sogno, non è difficile prevedere il finale.

Mercoledì 28 Novembre, fra pochi giorni dunque, questo sogno potrà essere cancellato con la forza perché un decreto del Tribunale consentirà lo sgombero della Cittadella da persone e da cose. È il ripristino della legalità, anche quando questa legalità è contro l’umana ragione, come a Riace e come nel centro di accoglienza Baobab a Roma. C’è un filo comune che lega queste esperienze di accoglienza e rinascita, è un filo che ha saputo creare un tessuto sociale che nessuno sgombero può spezzare definitivamente perché quel tessuto si rigenera sempre e saprà rigenerarsi anche questa volta, a dispetto della volontà di una parte del Paese e delle Istituzioni che si dimostrano sempre più lontane dalla realtà sociale. Quelle stesse Istituzioni che non hanno mai nessun dubbio quando si tratta di scegliere da che parte stare, la scelta è sempre dalla parte di Golia.  A Roma, poche settimane fa, Golia aveva la faccia dell’organizzazione fascista e xenofoba di CasaPound: la loro sede romana è in via Napoleone III, in un immobile di proprietà dello Stato. Eppure in questo caso si sono cercati tutti gli appigli legali e i cavilli per non procedere. Di fronte agli agenti che dovevano procedere allo sgombero è stato minacciato un “bagno di sangue” e gli agenti si sono fermati. Perché ? Non lo sapremo mai, ma resta il fatto che ora anche l’Agenzia del  Demanio interviene con una nota per affermare che “lo sgombero di Casapound non è prioritario”. https://www.globalist.it/politics/2018/11/23/il-demanio-fa-da-sponda-a-salvini-lo-sgombero-di-casapound-non-e-prioritario-2034026.html

Davide contro Golia. Mercoledì 28 Novembre le Istituzioni fermeranno il volo e il sogno di RiMaflow. Noi saremo lì a Trezzano sul Naviglio, a fianco di quel sogno e dei sognatori che hanno saputo dargli vita e gambe. Saremo lì a documentare un mattino di Novembre di cui non c’era bisogno, saremo lì perché è giusto scegliere da che parte stare. Saremo lì perché quando si usa la legge per colpire le realtà che vogliono uscire dagli schemi prestabiliti non possiamo accettarlo in silenzio, perché ci piace l’idea che si possa lavorare senza padroni. Sognatori ? Si, perché la vita è anche pensare che un sogno possa volare alto. Ai tanti Davide di questo Paese resta solo la fionda, dentro quella fionda non ci sono sassi ma solo una volontà di ferro. È quella volontà che permette sempre di rialzare la testa e continuare a camminare. Ricominciare un’altra volta da un’altra parte, Rinascere, Ripartire da dove qualcuno ti ha costretto a fermarti, andare avanti perché  … nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core, sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso.