Il Valore Del 1 Maggio

Di: - Pubblicato: 30 aprile 2018

1 Maggio, Festa Dei LavoratoriDi Maurizio Anelli

 

Buon 1 Maggio a chi suda e costruisce per il bene comune, anche per un Paese che a volte non merita sudore e fatica. Buon 1 Maggio a chi lotta ogni giorno per un domani diverso, per un futuro migliore non solo per se stesso, ma anche per chi non può o non riesce a farlo. Buon 1 Maggio per chi non c’è più perché il lavoro se l’è portato via per sempre in cambio di un tozzo di pane e di due soldi. È un elenco lungo quello dei morti sul lavoro e per il lavoro, nel mondo e in questo Paese che dimentica ogni giorno qualcosa che non merita di essere dimenticato. È un elenco che parla di cantieri e di impalcature che non reggono, di campagne dove i caporali di sempre comprano i nuovi schiavi per il raccolto di stagione, di fabbriche ricche di amianto e di sfruttamento, di fabbriche quasi dismesse ma ancora produttive come era la ThyssenKrupp di Torino dove, nella notte fra il 5 e il 6 Dicembre del 2007, c’era  ancora un turno di notte in acciaieria e quel turno diventò l’ultimo per un gruppo di operai forti, che conoscevano il valore della fatica. Un anno fa, su questo stesso giornale, scrissi parole che rivendico e ripropongo ancora oggi perché quella notte di Torino rappresenta un punto di non ritorno nella storia del mondo del lavoro:

“….fa freddo a Torino nel mese di Dicembre e la notte avrebbe sempre bisogno di un abbraccio per cacciare via l’inverno. Ma quel gruppo di operai è forte, conosce il valore della fatica e del lavoro e sono lì, nel loro turno di notte… E poi sono amici e la notte passerà presto … sono li, a fare quel turno di notte perché è il loro lavoro e quello stipendio serve.  Ci sono affitti da pagare, figli da crescere, futuri da costruire … cazzo se serve quello stipendio. Non c’è sicurezza in quel reparto, c’è solo la loro esperienza che si sposa con la voglia di non mollare, di resistere una notte di più per portarlo a casa quello stipendio fottuto. Ma quella notte la loro esperienza e la loro Resistenza non bastano, il fuoco si prende tutto quello che vuole: prima i loro vestiti e poi il loro corpo insieme alla loro vita e alla loro storia, uguale a quella di tanti altri che ogni giorno e ogni notte lavorano per vivere con dignità. Bruciano i loro corpi, cancellati in una sola notte maledetta insieme alla dignità del lavoro, bruciano sacrificati sull’altare di un mondo che non ha più bisogno di loro, delle loro braccia e della loro intelligenza, della loro fatica … ”.

Buon 1 Maggio allora, anche nel ricordo di chi non c’è più.

Foto di Maurizio Anelli

A chi ha lasciato la vita nelle polveri dell’amianto e a chi quelle polveri le ha respirate per una vita e oggi muore lentamente. L’amianto non ti lascia, ti prende e ti porta via un giorno alla volta, in silenzio come fanno solo i vigliacchi. A chi si accascia per la fatica nelle campagne, dopo ore di lavoro sotto il sole cocente e  dopo aver passato notti dentro una baracca fetida e sporca in attesa del caporale che li porta al lavoro all’alba, su un camioncino. Tutti conoscono il caporalato, e tutti sanno come funziona e chi sono questi Caronte cui la legge regala l’impunità.

Buon 1 Maggio a chi il lavoro lo onora, lo reinventa insieme ai Compagni licenziati, emarginati, e mette in piedi una Cooperativa che restituisce vita a fabbriche chiuse e abbandonate dai vecchi padroni e, a quei muri vuoti restituisce dignità e valore. Buon 1 Maggio a chi ancora, e nonostante le tante sconfitte e non poche responsabilità, continua a credere nell’importanza e nel valore dell’impegno sindacale. Perché il mondo del lavoro non può fare a meno del Sindacato, anche quando il Sindacato sembra lontano dalla sua immagine e dal suo compito. Ma il Sindacato è fatto dalle persone, Donne e Uomini che mettono impegno e fatica, tempo, intelligenza. Troppo spesso quando si parla del Sindacato si fa riferimento alle grandi sigle sindacali e ai loro vertici, dimenticando i tanti che in silenzio portano avanti battaglie che in pochi sanno vedere e capire. A loro, a queste Donne e questi Uomini sempre presenti e che spesso pagano di persona il loro impegno coraggioso e quotidiano, anche con la solitudine in cui sono lasciati, con le loro vittorie e le loro sconfitte, io auguro buon 1 Maggio.

Buon 1 Maggio a chi salva vite in mare sfidando le onde e i governi che spesso fanno più paura delle onde. Buon 1 maggio a chi questo giorno lo passerà lavorando: dai lavoratori degli ospedali a chi è impegnato in professioni che non possono permettersi questo giorno di festa. Ai lavoratori di quelle aziende che in nome del “24 su 24” ignorano e calpestano ogni diritto, ogni tutela.

Ci sono Paesi in cui il 1 Maggio è un giorno come altri o comunque non è un giorno di festa nazionale, in Danimarca, per esempio, o nei Paesi Bassi. Strano, perché sono Paesi che per tanti motivi sono giustamente considerati Paesi socialmente avanzati. Però è così, e la cosa lascia un sapore amaro perché le origini della festa del 1 Maggio sono antiche e profonde, nascono dal bisogno di creare un momento di lotta comune a tutti i lavoratori, senza confini, senza frontiere. Nasce per l’affermazione del diritto di avere diritti, e il fatto che sia un giorno di festa internazionale è come un abbraccio ideale che coinvolge chiunque contribuisca a rendere questo mondo migliore di quello che è e di quello che sembra. È il congresso della Seconda Internazionale di Parigi del luglio 1889 a proporre una giornata che abbia questo senso e che chieda la giornata lavorativa di 8 ore. La scelta della data non è casuale: il 1 maggio 1886, a Chicago, un’ immensa manifestazione operaia venne repressa nel sangue, nei giorni seguenti altri scioperi e altre manifestazioni contarono i morti sulla strada. Sono i giorni dei martiri di Chicago.

La storia racconta sempre qualcosa a chi la vuole ascoltare, ci lascia delle eredità da raccogliere e da tramandare. La storia scrive pagine che vanno lette, capite e non vanno dimenticate: in Italia  la giornata del 1 Maggio venne celebrata per la prima volta nel 1891. Durante il ventennio fascista, quella data fu cancellata e sostituita con il Natale di Roma, il 21 aprile, per festeggiare “il lavoro italiano”.

Il tempo passa e le società cambiano e il mondo del lavoro cambia insieme a loro, ma una cosa rimane: il mondo diviso in classi. Perché non è vero che la lotta di classe non c’è più. La lotta di classe esiste sempre, ha solo cambiato faccia, padroni e geografia. Qualcuno l’ha conosciuta prima, altri la vivono oggi, ma non è mai morta e vive nella dignità e nella solidarietà di un mondo del lavoro che il potere di sempre cerca di confondere e di rimescolare, nel tentativo di mettere sempre gli uni contro gli altri. Gli ultimi contro i penultimi. Il sogno lontano delle otto ore che era la richiesta di quella Seconda Internazionale di Parigi nel 1886 resta ancora un obiettivo da raggiungere in tante parti del mondo. Le aziende chiudono, si spostano dove conviene ai loro calcoli economici e politici e dove la manodopera vale meno di zero, i diritti e le tutele vengono cancellati. Le fabbriche di un tempo non esistono più o sono spezzettate in mille scatole cinesi, oggi è il tempo di Amazon, di Ikea: non c’è posto per diritti e tutele. Oggi è l’epoca della grande distribuzione, l’artigiano e il negoziante chiudono le saracinesche costretti da concorrenze impossibili da contrastare.

Buon 1 Maggio, a chi pensa ancora che la solidarietà fra lavoratori sia la strada giusta e da seguire per una società migliore, dove il lavoro costruisce ponti, unisce e ha il profumo della dignità. Retorica ? No, nessuna retorica. È appartenenza, è consapevolezza, è lotta di classe. È il 1 Maggio, per chi ancora ci crede.

Buon 1 Maggio allora.