Il valore Della Disobbedienza

Di: - Pubblicato: 26 marzo 2018

Di Maurizio Anelli

 

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Articolo 1       Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2       Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3       Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Il 10 dicembre 1948, a Parigi, con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani vengono messi nero su bianco principi che oggi, dopo settant’anni , sono ancora ignorati e calpestati ad ogni latitudine, da Stati e Governi. Ma Stati e Governi sono fatti da donne e uomini di questa umanità incapace, nella sua maggioranza, di trovare il senso della vita. Forse perché le carte, per quanto nobili, non riescono a entrare nei sentimenti dell’essere umano. Le carte, come i progetti e i programmi di Stati e Governi camminano sulle gambe delle persone e le gambe hanno una testa che, spesso, dimentica di collegarsi al cuore. E allora Il mondo è pieno di leggi, regole, convenzioni, dichiarazioni e carte sui Diritti e sul Diritto eppure… eppure il mondo le calpesta. L’anello mancante della catena si chiama coraggio civile, oggi più che mai. Il coraggio della disobbedienza civile, il coraggio di ribellarsi a leggi che sono uno schiaffo al Diritto e che sono scritte in palese contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e con le Costituzioni stesse dei singoli Stati.

Sulle montagne al confine fra l’Italia e la Francia è caduta tanta neve quest’anno. Quei sentieri sono quasi impossibili da percorrere a piedi per chiunque, ma non per chi insegue la vita. E quando s’insegue la vita si accetta qualunque rischio, si mette in conto tutto: anche la morte. Ma quando una donna arriva quasi alla fine della strada che apre una porta ad un’ipotesi di vita, per lei e per il germoglio che porta in grembo , la legge mostra il suo pugno duro. È la legge, quella scritta da mani che non si vergognano di nulla. E la guida alpina che prova a salvare quelle due vite che hanno attraversato le montagne dovrà fare i conti con la Legge e con il codice penale. La Legge non scherza, è uguale per tutti e non può perdere tempo con le debolezze umane e con la vita.

http://www.lastampa.it/2018/03/19/cronaca/guida-alpina-soccorre-una-migrante-incinta-al-confine-francese-rischia-anni-di-carcere-9WCC7i94f5nEBNqOEnWhbM/pagina.html

La vita, le montagne, il mare. La Procura di Catania dispone il sequestro della nave Open Arms e l’accusa è pesantissima: associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure questa nave, dell’ONG spagnola Proactiva, da anni soccorre e salva nel Mediterraneo i migranti in fuga dalla Libia. Cercano la vita, anche loro. Ma la Legge non lo capisce, non lo ammette. L’attacco alle ONG ha ormai una storia lunga alle spalle, lo ricordiamo vero ? Ad aprire le danze fu il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. https://www.nextquotidiano.it/carmelo-zuccaro-catania/.

È passato quasi un anno da quelle accuse, un anno di campagne politiche e mediatiche che hanno ottenuto il risultato di distogliere gli occhi da chi salva vite umane nel Mar Mediterraneo istituendo di fatto il “Reato di Solidarietà”. L’obiettivo è stato raggiunto: la nave Open Arms doveva forse consegnare i migranti alla guardia costiera libica ? Certo, loro sapevano cosa farne e nel rispetto degli accordi internazionali, senza violare le Leggi. Sono solamente due fatti della cronaca recente, dei nostri giorni. Ma non scuotono coscienze, non più di tanto. Quindi dov’è il problema ? Siamo noi il problema, noi che abbiamo perso la capacità di distinguere la Legge dal Diritto. Quando una Legge viola apertamente il Diritto, per esempio quello scritto nero su bianco dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la disobbedienza diventa non solo un dovere ma una virtù. La guida alpina che soccorre una donna che sta per partorire compie un gesto che non è straordinario, è molto di più: è un gesto umano. Come ricca di umanità è tutta l’azione di chi in mare salva vite tutti i giorni, strappandole non solo dal mare ma anche dalla Guardia Costiera Libica e dai Caronte del Mare Mediterraneo. Chi fa questo sa che c’è un prezzo da pagare: possono essere i cinque anni di carcere che la Giustizia francese può infliggere alla guida alpina come possono essere i mitragliatori pronti a sparare dei traghettatori libici. Chi fa questo lo sa, ma continua a farlo. È un atto di disobbedienza civile e una lezione per tutti noi, noi o quella parte di noi che accetta leggi che infangano e umiliano la nostra Costituzione: dalla legge 189 del 2002, nota come legge Bossi-Fini, primi firmatari Gianfranco Fini ed Umberto Bossi, al Decreto Orlando-Minniti diventato legge nell’Aprile del 2017. Sono leggi che, come altre, allontanano il Diritto dalla Giustizia. Ma la giustizia ignora altre cose: la montagna e il mare insegnano una legge non scritta in nessun codice, ma scolpita nel cuore di tutti coloro che camminano in montagna e solcano il mare, e prevede di soccorrere chiunque si trovi in difficoltà. Per capire questa legge non serve nessuna toga e nessuna laurea in giurisprudenza, è una legge che si tramanda nei secoli di padre in figlio.

Nell’America razzista Rosa McCauley Parks era una donna di quarantadue anni, faceva la sarta, attivista politica nella lotta contro la segregazione. In quegli anni i negri non potevano sedere sugli autobus. Ma quel giorno del 1955 a Montgomery, in Alabama, Rosa Parks era stanca di tutto questo e disobbedì  a quella legge. Venne arrestata, ma la sua disobbedienza e la sua ribellione cambiarono qualcosa, ruppe un ingranaggio: quel giorno iniziò un boicottaggio dei mezzi pubblici capace di durare più di un anno. Quella protesta fu guidata da Martin Luther King e costrinse la Corte Suprema ad abolire le discriminazioni sugli autobus. L’America non è ancora cambiata del tutto, ma quel giorno resta scritto e nulla lo cancellerà.

http://www.raistoria.rai.it/articoli/rosa-parks-paladina-dei-diritti-civili/11423/default.aspx

La storia racconta da sempre come un gesto di ribellione possa cambiare il corso della vita, da Rosa Parks al Mahatma Gandhi, a Nelson Mandela.  Sono i primi nomi che mi vengono in mente in una notte arrabbiata e amara, ma a questi nomi si aggiungono i mille altri nomi di chi ha avuto il coraggio di mettere un bastone negli ingranaggi di un sistema che può cambiare solo con il coraggio di rifiutarne la logica. Qualche volta basta un gesto che non sposa la Legge scritta nei codici, ma abbraccia la legge dell’essere umano.

Vittorio Arrigoni, Vik, qualche tempo fa scrisse una frase che vale una vita : ”… Io non credo nei confini, nelle barriere, nelle bandiere. Credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini e dalle longitudini, alla stessa famiglia, che è la famiglia umana. Qualcuno fermi questo incubo. Rimanere immobili in silenzio significa sostenere il genocidio in corso. Urlate la vostra indignazione, in ogni capitale del mondo civile, in ogni città, in ogni piazza, sovrastate le nostre urla di dolore e terrore. C’è una parte di umanità che sta morendo in pietoso ascolto. Restiamo umani.“

Ecco, la chiave è questa. Basta avere il coraggio di infilarla nella porta.