Il valore Umano, i Migranti economici, i profughi e i rifugiati. E la Lotta di Classe

Di: - Pubblicato: 10 luglio 2017

A cura di Maurizio Anelli

 

“La Francia è solidale. Soprattutto verso i rifugiati politici. L’80% di chi arriva in Italia lo fa per ragioni economiche”. E ha aggiunto: “… Come spieghiamo ai nostri cittadini, alla nostra classe media, che all’improvviso non c’è più un limite?” (http://www.corriere.it/esteri/17_giugno_30/macron-solidali-ma-non-migranti-economici-113da012-5cff-11e7-95ac-44c3014ce0fa.shtml).

Questa è la dichiarazione del Presidente francese Emmanuel Macron. È una dichiarazione inquietante e merita una risposta. Partiamo allora dalla distinzione che Macron fa delle due categorie di migranti, perché in questo risiede il primo elemento d’inquietudine. Da una parte si mettono i profughi che scappano dalle guerre e dalle dittature, e dall’altra s’individuano coloro che scappano dalla fame e dalla miseria e dall’impossibilità di trovare un lavoro che permetta a loro, e alle loro famiglie, di esercitare il più elementare dei diritti: vivere. È evidente che al Presidente Emmanuel  Macron sfuggono alcuni elementi, per esempio chi ha contribuito a ridurre una parte del nostro mondo in polvere e chi ha fomentato guerre di ogni genere in ogni angolo del pianeta. Dimentica anche come il Paese che rappresenta abbia costruito gran parte della propria “grandeur” durante i secoli del colonialismo e quanto a questa “grandeur” contribuiscano oggi i migranti e i figli dei migranti che attualmente vivono in Francia. Ma la Francia non è certamente da sola in questo salotto vestito da Europa che sta provando a riportare indietro nel tempo le lancette della storia. Altri Paesi sono altrettanto assenti e colpevolmente reticenti. È strano osservare come, nel giro di pochi decenni, quelli che una volta erano i terreni di conquista della cara e vecchia Europa oggi siano diventati il pericoloso detonatore di equilibri e squilibri interni .

Eppure nella storia dell’Europa e del mondo i flussi migratori non rappresentano nulla di nuovo, semmai si dovrebbe riflettere su come essi siano il prodotto di una società  dove il ciclo economico rappresenta la normalità del percorso del capitalismo. E questo ciclo economico contempla da sempre il passaggio repentino da una fase di sviluppo, o boom, per quanto fittizio e provvisorio, a una fase di recessione. La fase di recessione non è mai casuale o figlia dell’imponderabile, ma è quasi sempre il frutto di scelte politiche oltre che economiche. Scelte miopi e fallimentari, ma il più delle volte volute e consapevoli e che non tengono in alcun conto né le conseguenze né il valore della vita umana in quanto tale. La situazione che oggi è sotto gli occhi di tutti non nasce per caso e sarebbe troppo facile e anche disonesto vederla solo come il risultato della stagione delle “Primavere arabe”. Le terre da cui oggi scappano milioni di profughi, e lascio al Presidente Macron il compito di separare i migranti economici dai profughi politici, hanno vissuto decenni e in alcuni casi secoli di dominio e controllo straniero, europeo in particolare. Sono terre ai cui legittimi proprietari è stato rubato tutto ciò che si poteva rubare in termini di dignità umana. Decenni di colonialismo prima e di controllo politico ed economico poi, regimi instaurati e fatti cadere a seconda della convenienza economica e politica del momento. Colpi di stato teleguidati, rivoluzioni preparate a tavolino e dittatori tollerati se non amici e alleati. Poi, un giorno che potrebbe essere uno qualunque di questi ultimi vent’anni, la situazione precipita e sfugge di mano. O almeno così sembra. Ma è davvero sfuggita di mano oppure rientra in disegni più ampi che capiremo meglio fra qualche anno ?

Ma al Presidente Emmanuel  Macron in questi giorni si unisce anche Matteo Renzi. Il manifesto circolato per poche ore e poi ritirato in tutta fretta dal Partito Democratico è un pessimo segnale che non si può fingere di ignorare. E quando, per mettere una pezza a quanto fatto circolare, si afferma “… Ma al tempo stesso dobbiamo smettere di far venire tutti qua, dobbiamo salvarli tutti ma non possiamo accoglierli tutti, è buon senso” http://www.repubblica.it/politica/2017/07/09/news/migranti_renzi_aiutarli_a_casa_loro_ma_tra_noi_e_la_lega_un_abisso_-170360155/ bisognerebbe fare un piccolo esame di coscienza e guardare i profitti e i fatturati che derivano dalla produzione delle armi e chiedersi a quali paesi e a quali regimi si vendono quelle armi. Sarebbe solo il primo passo sulla teoria del “ aiutiamoli a casa loro”. Ma Matteo Renzi, e tanti altri venuti prima di lui e altri che verranno dopo di lui, sa benissimo che questo esame non può farlo, perché coinvolgerebbe l’intera classe dirigente, politica, industriale e finanziaria, di questo Paese.

C’è un altro legame che non può sfuggire e che lega, con il filo della storia, le crisi economiche globali e i flussi migratori: la crescita degli autoritarismi e dei partiti e movimenti della destra razzista e xenofoba. Questo ci racconta la storia dell’Europa. E questo oggi, puntualmente, accade anche in Italia. Oggi si capisce qualcosa di più di quanto accaduto, a livello politico, in questi ultimi mesi e in questi ultimi anni. Torna allora una vecchia ma sempre attuale questione, che in troppi hanno paura di pronunciare e di approfondire: La Lotta di Classe. Per molti non esiste più ed è una parola antica e superata, confinata a un passato che non tornerà più. Non è così. Non può e non potrà essere così fino a quando questo mondo continuerà a essere suddiviso in classi, fino a quando esisteranno dominati e dominatori. La Lotta di Classe ha solo cambiato vestito e sembianze, ma esiste ancora. Forse qualcuno si è assuefatto e l’oblio a volte annebbia la vista, forse qualcuno si è stancato e non ha più la forza e la volontà di continuare a credere che un mondo diverso sia possibile. Forse qualcuno ha perso le speranze. Ma esiste e basta guardarsi intorno per ritrovare tutto questo. Forse dentro quelle vesti e in quelle sembianze che sono cambiate possiamo ritrovare molti di noi che sono semplicemente passati dall’altra parte della barricata. Perché quando nello sguardo e nella disperazione dei migranti, economici o profughi o rifugiati politici che siano, non riusciamo a vedere lo sguardo e la disperazione di un “fratello” che chiede solo di vivere… beh, significa che si è scelto di stare dall’altra parte della barricata. Noi, che per secoli abbiamo seminato sangue e linfa italiana in ogni angolo del mondo, in Europa come in America o in Argentina, oggi facciamo fatica a reggere lo sguardo di chi attraversa il Mediterraneo su un barcone. Che questo sia nel dna di chi non ha mai nascosto la sua natura fascista e razzista ha una sua logica, per quanto perversa. Ma che questa fatica si affacci anche su quella parte di popolo italiano che non ha mai avuto questo dna è un pericolo enorme, e va contrastato. Quante possibilità esistono di poter vincere questa partita ? Non lo so ma non ha nessuna importanza, le partite si giocano con il cuore e con la ragione senza guardare le forze in campo. Quante possibilità aveva l’Italia di uscire dal Fascismo negli anni più neri ? I nostri padri non si sono posti questa domanda e, se mai se la fossero posta, l’hanno ignorata e hanno giocato quella partita. E l’hanno vinta.

Che cosa serve ora per cambiare questo stato di cose ? Credo che, prima di tutto, serva non solo il coraggio ma serva soprattutto il saper riconoscere e ammettere gli errori fatti fino ad oggi, guardare i limiti di un agire politico incapace di guardare al futuro che stiamo preparando alle generazioni che verranno, serve ritrovare il valore della solidarietà e dell’agire collettivo. Serve riprendere nelle proprie mani il filo che lega l’agire locale a un discorso più ampio che si chiama Internazionalismo. Serve la dignità di Uomini e di Classe, la stessa che permetteva a un Uomo degno come Ernesto Che Guevara di dire “… siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.”. Ecco, se un giorno riusciremo a sentire nel profondo tutto questo allora sapremo ridere in faccia a chi si permette di distinguere tra migranti economici, profughi e rifugiati politici. E forse, quel giorno, il Mediterraneo tornerà a essere semplicemente e solamente un mare bellissimo.