Il Vento In Faccia E Le Carte Truccate

Di: - Pubblicato: 30 maggio 2016

Capita che ti arrivi il vento in faccia, quando magari non te lo aspetti ancora.

E allora comincia il tempo dei bilanci, molto torna e qualcosa manca, qualcosa riesci ancora a sognarlo ma è troppo in alto perché sogni sempre la luna. Qualcuno ti ha insegnato molto, qualcun altro addirittura … ti aveva anche fatto innamorare della Politica.

Ma non esiste il pareggio di bilancio nella storia delle persone, non può esistere.

La storia delle persone è costruita sul proprio vissuto e sul proprio cammino.

Per la mia generazione il cammino inizia nella prima metà degli anni settanta. Per essere più precisi nel Settembre del 1973 con il colpo di Stato in Cile e continua a correre con l’Argentina dei Generali. Noi, in quella Milano e in quegli anni che troppi sciocchi superficiali ricordano solo come gli anni di piombo, pensavamo che saremmo riusciti davvero a cambiare il mondo. Scoprimmo il valore dell’antifascismo e il profumo della solidarietà in quel tempo e in quegli eventi, perché eravamo troppo giovani per poterli scoprire entrambi nella guerra del Vietnam di cui ci arrivava solo il racconto di chi aveva qualche anno in più di noi.

Quegli anni, certo pieni di tensione e violenze, di stragi e colpi di stato, ma anche di impegno politico, di partecipazione ad una fase storica di questo Paese e di amicizie vere ci fecero scegliere da che parte stare. Furono una vera Università per molti di noi. Dall’Università si può uscire laureati o a pezzi, fu così per molti. Ma era necessario e giusto entrarci in quell’Università fatta di strade e piazze, di incontri e dibattiti, discussioni lunghissime e a volte feroci.

Allora ci sembrava tutto molto chiaro: di qua oppure di là. Ma a carte scoperte.

Quelle strade sono state il nostro vissuto perché ci credevamo davvero e da lì ognuno ha poi preso la propria strada, consapevolmente.

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 20-12-2012 Roma Politica Senato - legge stabilita' - fiducia Nella foto: aula durante la votazione Photo Mauro Scrobogna /LaPresse 20-12-2012 Rome Senate - stability law - voto of confidence In the picture: emicyle during vote

E ora ? Ora le carte sono mischiate e il mazziere estrae il Jolly che ritiene opportuno al momento opportuno, Ma è un Jolly truccato, come le carte che girano di mano in mano senza vergogna.

E le carte truccate servono per imbrogliare meglio, per convincere le persone che le idee non hanno più regione di esistere, sono il retaggio di un passato. Per convincere tutti che le squadre possono scambiarsi i giocatori come vogliono, l’importante è che a vincere sia sempre chi distribuisce le carte. Le regole sono chiare anche oggi, dal punto di vista di chi distribuisce le carte.

C’è un disegno che prende corpo, il progetto è definito. Per arrivare alla fine della partita si mettono sul tavolo altre carte, di volta in volta cambiano nome e colore. Oggi è il turno delle finte riforme, e per difenderle si può e si deve arrivare anche agli insulti ai Partigiani. E non si tratta di una gaffe di una sprovveduta signora, sarebbe grave fermarsi a questo livello di critica: è un attacco chiaro e volgare, ma ben consapevole. Ma pochi osano dirlo, perché il re potrebbe arrabbiarsi.

E allora si parla di un malinteso, di una gaffe appunto. Peccato però che le gaffe, o malintesi che dir si voglia, si susseguono ripetutamente settimana dopo settimana.

Si invitano al tavolo da gioco anche bari dichiarati, avvoltoi capaci di ridere dei terremoti, pensando a quanto avrebbero potuto arricchirsi con le ricostruzioni, si scrivono e si presentano libri con persone che non nascondono il loro razzismo, la loro xenofobia e il loro essere fascisti.

A Milano accade anche questo.

Ma tutto serve e va bene per normalizzare le menti e il libero pensiero.

Poi, quando intorno a sé resterà solo il deserto civile e sociale, il mazziere dichiarerà chiusa la partita proclamandosi vincitore e gran visir del nuovo regno.

Però, da qualche parte, ci sarà sempre qualche rompicoglioni che non accetterà tutto questo, qualcuno che ha fatto quell’Università della strada in quegli anni che in troppi si illudono di aver rimosso dalla memoria di questo Paese.

… e avrà sempre voglia di rimettere in discussione il bilancio

 

Maurizio Anelli