In Memoria di Sacco E Vanzetti

Di: - Pubblicato: 21 agosto 2017

A cura di Giulia Deiana

 

15 aprile 1920, South Braintree, sobborgo a sud di Boston: cinque banditi attaccano il calzaturificio Slater&Morrill durante la giornata di paga; perdono la vita il cassiere Parmenter e la guardia giurata Berardelli. Gli unici indizi raccolti sono quattro bossoli calibro 32 e un berretto. Quattro mesi prima, alla vigilia del Natale 1919, un simile colpo fallisce nei pressi di Bridgewater.
Sono gli anni della campagna portata avanti dal procuratore generale Palmer contro i rossi e i sovversivi, specialmente quelli europei, che minacciano i valori statunitensi e sono quindi combattuti dal governo attraverso una violenta repressione e spesso espulsione dal Paese.

I sospetti per le rapine cadono su Mike Boda (Mario Buda), anarchico italiano accusato di aver diffuso materiali sovversivi e dunque pericolosi. Sulla pista verso Boda, la polizia incappa in altri due anarchici italiani e li ferma perché armati: uno di loro porta con sé una calibro 32.

Ferdinando Sacco nasce nel 1891 a Torremaggiore, in Puglia. Nel 1909 emigra negli Stati Uniti, a Boston, dove trova impiego prima come manovale poi come operaio, infine trova lavoro in un calzaturificio. Sposa Rosina Zambelli, figlia di emigrato piemontese, e con lei ha due figli, Dante e Ines.
Bartolomeo Spirito Luigi Vanzetti, nasce nel 1888 a Villafalletto, Cuneo. Emigra negli Usa nel 1908 e si dedica a vari lavoretti, finché non riesce ad acquistare un carretto da pescivendolo a Plymouth. I due immigrati italiani si conoscono nel 1917, durante la chiamata alle armi della Prima Guerra Mondiale: entrambi disertori, trovano rifugio in Messico con i falsi nomi di Nicola Mosmacotelli e Bartolomeo Negrini, e lì approfondiscono e maturano le proprie idee politiche. Rientrati negli Stati Uniti, militano tra gli anarchici sindacalisti e partecipano all’organizzazione di scioperi, per questo saranno schedati come agitatori. Sia Bartolomeo che Ferdinando (ormai Nicola, in memoria del fratello deceduto un anno prima della sua nascita) sostengono la rivista italiana Cronaca Sovversiva, di cui sono redattori Roberto Elia e Andrea Salsedo. Quest’ultimo morirà tre giorni prima la cattura dei due anarchici, “cadendo” dal 14° piano del Federal Bureau of Investigation di New York, dopo essere stato fermato per aver stampato degli opuscoli sovversivi. Vanzetti capisce che è il caso di disfarsi di tutto il materiale prima che inizino le perquisizioni e, due giorni dopo, incontra i compagni Boda, Orciani e Sacco per recuperare in officina l’automobile di Boda e trasferire le stampe in un luogo sicuro; il meccanico avverte la polizia, cerca di intrattenerli, ma i quattro, insospettiti, si allontanano.

Sacco e Vanzetti vengono fermati e tratti in arresto presso la stazione di polizia di Bridgewater. Ha inizio quella notte una delle più controverse e oscure vicende giudiziarie degli Stati Uniti d’America.

Il 22 giugno 1920, Vanzetti è chiamato a rispondere dell’accusa di tentata rapina presso Bridgewater, per la quale, il 16 agosto, viene condannato a una pena che va dai dodici ai quindici anni di reclusione. Successivamente, insieme a Sacco, è incriminato anche per la rapina di South Braintree. Il 31 maggio 1921 ha inizio a Dedham il processo per duplice omicidio, un processo intriso di pregiudizi e contraddizioni, eretto per punire degli ideali in modo esemplare.

Quello cinematografico è un linguaggio in grado di restituire al pubblico la potenza della realtà e rendere giustizia alle storie troppo spesso dimenticate; senza dubbio, Giuliano Montaldo, con Sacco e Vanzetti (1971), ha contribuito a riportare alla luce la vicenda dei due giovani anarchici e delle ingiurie commesse nei loro confronti dalla politica statunitense.

Il film ricostruisce il processo per duplice omicidio, i ricordi offuscati e sbiaditi dei testimoni chiamati al banco dall’accusa, le testimonianze inascoltate della difesa, respinte perchè fornite da immigrati e operai. Sebbene durante la rapina è stata segnalata la presenza di cinque banditi, le indagini non vanno oltre i due anarchici italiani. Vanzetti è riconosciuto come l’uomo alla guida nonostante non sappia guidare. Sacco viene identificato come il rapinatore con cui un testimone parlò, anche se egli non è in grado di esprimersi in un inglese fluente, nemmeno durante il processo.

Su di loro, l’avvocato Katzmann scaglia una convincente accusa, basata sulla diserzione durante la guerra e quindi il tradimento nei confronti della patria che li aveva accolti.
Il 14 luglio 1921 Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono dichiarati colpevoli di omicidio di primo grado e condannati a morte tramite passaggio di corrente elettrica attraverso il corpo.

Memorabile il monologo di Gian Maria Volonté, alias Vanzetti: « […] Sto soffrendo e pagando per una colpa che effettivamente ho commesso. Sto soffrendo e pagando perché sono anarchico…e me sun anarchic! Perché sono italiano… e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto. […] Un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini. Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati!».

In tutto il mondo nascono spontaneamente comitati a favore della liberazione dei giovani innocenti, sostenute da personaggi illustri, partiti politici, organizzazioni governative e sindacati: a Londra, Parigi, in molte città della Germania e in Argentina, scoppia un’ondata di manifestazioni e scioperi generali; a Boston, San Francisco e New York le proteste sono fortemente represse dalla polizia. In Italia, sotto il regime fascista, sembra regnare il silenzio.

Nel 1925, Celestino Madeiros, incarcerato per omicidio, confessa di aver preso parte alla rapina di South Braintree e dichiara che uno dei banditi, Joe Morelli, assomiglia incredibilmente a Vanzetti. Nonostante la deposizione in tribunale, il giudice Thayer, che ha presieduto tutti i processi a carico di Sacco e Vanzetti, respinge la confessione perché giudicata non degna di fiducia.

Dopo sette lunghi anni di speranze accese e poi soffocate, anche l’ennesima richiesta di clemenza viene respinta. Il 30 giugno 1927 Sacco e Vanzetti vengono trasferiti nella prigione di stato a Charlestown; dal 17 luglio iniziano entrambi lo sciopero della fame, protratto ininterrottamente dal primo fino al 15 di agosto.

La notte tra il 22 e il 23 agosto 1927 è l’ultima per la vita terrena di Ferdinando e Bartolomeo, ma non per le loro anime : «possono bruciare i nostri corpi oggi; non possono distruggere le nostre idee». Il primo ad entrare nella stanza della morte è Celestino Madeiros; lo segue Sacco, grida «Viva l’anarchia!» e si spegne alle 00:19. Vanzetti ribadisce la sua innocenza e dichiara di voler perdonare coloro che lo stanno uccidendo. Muore alle 00:26.

Come ultima beffa, il governo del Massachusetts ordina l’eliminazione di tutti i documenti riguardanti il caso, e di tutti i filmati che riprendono le scene delle rivolte e delle manifestazioni a favore dei condannati, ribadendo, fino alla fine, la posizione estrema di un Paese che si regge sulla violenza e sugli atti di forza. Si salverà, parzialmente, il filmato dei funerali.

Nonostante la volontà di cancellare questo ignobile episodio, saranno tante le opere dedicate all’innocenza di Nicola e Bartolomeo: numerose opere teatrali internazionali e italiane, opere artistiche, saggi e composizioni musicali, tra le tante ricordiamo la bellissima e commovente colonna sonora del film di Montaldo, firmata da Joan Baez e musicata da Ennio Morricone, i cui testi sono ispirati alle lettere dal carcere di Vanzetti al padre e di Sacco ai suoi figli. In Italia, Luigi Botta si impegna tutt’oggi nella ricerca e documentazione atta a ricostruire in modo completo e veritiero l’intera vicenda che ha coinvolto e assassinato i due italiani.

Il 23 agosto 1977, a cinquant’anni dall’esecuzione, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis dichiara che «ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti».

Oggi, novant’anni dopo, non ci resta che conoscere e ricordare la loro storia, perché Sacco e Vanzetti non muoiano una seconda volta, perché i loro ideali possano ispirarci ancora, specialmente ora che gli italiani troppo spesso riconoscono nell’immigrato il nemico: perché non dimentichiamo che il pregiudizio e l’odio sono la prima condanna a morte per la libertà dell’uomo.

 

 

Per approfondimenti:

 

Luigi Botta, Sacco e Vanzetti: giustiziata la verità, edizioni Gribaudo, 1978. Disponibile su https://www.academia.edu/22232911/Sacco_e_Vanzetti_giustiziata_la_verit%C3%A0

Giuliano Montaldo, Sacco e Vanzetti, 1971, 120 min. https://youtu.be/RDUMTIsIXn0