India: In 200 Milioni Per tutti i lavoratori Del Mondo

Di: - Pubblicato: 13 Gen 2019

Di Jonathan Chiesa.

Dopo l’imponente manifestazione di donne del Kerala, l’India l’8 e il 9 gennaio si è fermata per il più grande sciopero della Storia; 200 milioni di lavoratori hanno incrociato le braccia per sostenere una mobilitazione organizzata da tempo e nei dettagli, come afferma John Dayal, segretario generale dell’All India Christian Council, per chiedere migliori condizioni di lavoro e contro le politiche del governo nazionalista guidato da Narendra Modie che riducono i diritti sindacali.

Il “Bharat Bandh” (sciopero nazionale) è un’iniziativa del Central Trade Unions (Ctu), sigla che riunisce le rappresentanze di 10 sindacati e che contesta l’incremento dei prezzi, conseguenza della demonetizzazione, privatizzazioni e leggi antisindacali che darebbero al governo un notevole “potere discrezionale” nel riconoscere o meno le sigle sindacali e che chiede aumenti del salario minimo.

Sono scese in piazza praticamente tutte le categorie di lavoratori a cui si sono aggiunti gli studenti, i disoccupati e i contadini che da tempo lamentano le gravi condizioni  delle campagne acuite dai debiti agricoli e dal fenomeno dei suicidi.

Queste imponenti dimostrazioni collettive (rispettando le proporzioni è come se in Italia scioperassero 12 milioni di persone) sono una prova di forza della classe lavoratrice del Paese e un test cruciale per il Governo liberista e nazionalista di Modie che ha reagito, a pochi mesi dalle elezioni, con una vergognosa reazione che con conseguente arresto nella città di Calcutta dei dirigenti del Partito comunista marxista indiano.

Quello che è avvenuto in India, nel completo silenzio della nostra informazione main stream complice della repressione governativa, è un evento storico che ci dimostra l’importanza dell’agire collettivo e che richiede la solidarietà del variegato e frammentato mondo del lavoro di tutto il pianeta; niente di nuovo, tutto estremamente contemporaneo.