INTERVISTA A PIERO SCARAMUCCI: GRECIA, POLITICA ITALIANA E CULTURA GIORNALISTICA

Di: - Pubblicato: 10 Luglio 2015
PrecSucc

Piero, non posso che iniziare questa intervista con una domanda estremamente attuale, di carattere nazionale e internazionale: Il referendum greco, Tsipras ha dato lustro alla democrazia partecipata, chiamando a votare il popolo greco un si o un no alle politiche di austerità imposte da Bruxelles, ha vinto il no in larga forbice, ora secondo te, quali dovrebbero essere le mosse politiche di Tsipras e dell’Italia? La Grecia è fuori dall’Europa?

Tsipras a mio avviso si è mosso splendidamente, non solo è stato capace di vincere il referendum, nelle 24 ore successive ha cambiato il Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Una mossa con forte valenza simbolica, ma con un mantenimento della sostanza politica della propria linea, e nelle stesse ore è riuscito ad ottenere l’appoggio unanime di tutti i maggiori partiti di opposizione greci alla propria ledearship. Comunque vada a finire Tsipras sta facendo di tutto per restare nell’Europa; la Grecia è parte dell’Europa. Chi vorrebbe invece disfarsi della Grecia sono evidentemente gli ambienti politici più che quelli finanziari. Abbiamo visto che si è aperta una specie di contraddizione tra il capitale finanziario, che vede le cose molto realisticamente e si rende conto che in fondo un aiuto alla Grecia costerebbe meno di un’uscita della Grecia dall’Europa, e la politica. Si parla di cento miliardi per una ristrutturazione e dilazione del debito, a fronte di duecento miliardi, anche di più, in caso di uscita della Grecia dall’euro zona. Quindi una contraddizione tra il capitale finanziario e i ceti politici, in particolare tedeschi e nord europei che invece temono che la carta di sinistra presentata da Tsipras possa essere contagiosa in Europa e quindi vedono a rischio il mantenimento del potere. Questo è il conflitto con cui la Grecia deve fare i conti. Quanto all’Italia, ha perso il treno. Le infelici e infantili dichiarazioni di Renzi, il quale ha detto che il referendum greco era un referendum tra euro e dracma, ha marchiato la posizione dell’Italia in modo indelebile. Sicuramente la posizione di mediazione che avrebbe dovuto avere, che lo stesso Tsipras ha chiesto a Renzi, è sfumata e credo che non sia recuperabile.

Negli ultimi tempi la destra xenofoba, a Milano ma anche in tutta Italia, sta avendo sempre più consensi fra i cittadini, basti pensare che la Lega nord, furbamente trasformatasi in Lega nazionale, dagli ultimi sondaggi risulta essere il terzo partito italiano. A Milano a breve si andrà a votare per il nuovo sindaco, militanti e partiti del centro sinistra sono già in fibrillazione per la scelta definitiva dei candidati, probabilmente un po’ a macchia di leopardo visto le varie divisione anche all’interno degli stessi partiti..

Osservo che in Europa la critica alle politiche europee, quando rappresentata in modo intelligente dalla sinistra, come nel caso della Grecia, scaccia, ridimensiona, getta nell’angolo le opzioni populiste e qualunquiste che fanno di tutta l’erba un fascio, che dicono “fuori dall’euro!”. Esternazioni queste che non hanno nessuna progettualità politica. In Italia purtroppo una sinistra robusta non c’è e questo è uno degli ingredienti che consentono alla destra di svilupparsi. A Milano abbiamo avuto una felice stagione con il sindaco Pisapia, nata da una convergenza a sinistra di ambiti molto diversi tra di loro; riformisti, sinistra radicale, ambiti sociali, che hanno investito in una candidatura che simbolicamente in quel momento ha rappresentato un grande salto di qualità. Che questa cosa sia ripetibile lo auspicano molti, che sia fattibile é tutto da vedere, ancora comunque manca qualche mese. Vedo tristemente che c’è una tendenza a ricadere nelle candidature di corrente politica, neanche di partito, di questo bisogna aver paura. Quello che temo soprattutto è che possa prevalere una candidatura di tipo renziano, vanificherebbe tutti i progressi che sono stati fatti in questi anni e rimanderebbe indietro quella crescita politica e sociale che c’è stata in questi anni.

Tu sei un grande esperto di comunicazione, prima in radio come fondatore di Radio Popolare e poi come inviato giornalistico per la Rai. Esiste ancora un giornalismo profondo dove la notizia non è solo notizia ma è cultura?

Mi rendo conto che la maggior parte del giornalismo italiano segue in modo conformista alcuni luoghi comuni, esempio per tutti la Grecia. Bisogna andare a leggere nei grandi quotidiani italiani cosa non è stato scritto nelle settimane scorse, cose false, catastrofiche, infondate, basate su slogan minacciosi. Io non credo che questo dipenda solo dai giornalisti, ma piuttosto dalle direzioni dei giornali e comunque anche da un elemento di conformismo che spinge a non analizzare e a utilizzare le fonti in modo acritico. Le analisi più critiche le ho lette su Sole 24ore, quindi sul giornale di Confindustria, che si è espresso in maniera molto decisa contro l’ipotesi di uscita dall’Europa della Grecia, scavalcando diverse tesi conservatrici che apparivano sugli altri giornali, in particolare sul Corriere della Sera. Questo è un esempio che sui grandi avvenimenti c’è un andazzo che macina luoghi comuni e conformismo e impedisce il pensiero e la riflessione. Ciò non toglie che alcuni singoli giornalisti tentino di fare cultura, cioè comprensione, analisi, descrizione dei fatti, ma sono mosche rare, si trovano qua e là sulla stampa, molto raramente in radio e televisione. Io credo che l’Italia in questo senso sia indietro, sia indietro politicamente e culturalmente. Noi abbiamo alle spalle decenni di conformismo, clientelismo, di luoghi comuni, che lasciano traccia. Gli anni del craxismo, del berlusconismo, che sembrano così lontani, però hanno lasciato tracce pesanti, scoraggiando la ricerca e l’analisi fuori da prese di posizione precostituite. Tutto questo va ricostruito ed io penso che tra i giovani ci sia un desiderio di pulizia, di cambiamento che può essere fecondo. Bisogna cercare di essere ottimisti.

Marco Feliciani

PrecSucc