Joint Star 2017 E Il Gioco Della Guerra In Sardegna

Di: - Pubblicato: 16 ottobre 2017

Di Giulia Deiana

Con l’arrivo dell’autunno in Sardegna cadono non solo foglie, ma anche bombe.

 

Il 14 ottobre è iniziata sull’isola la Joint Star 2017, proclamata con orgoglio come la più grande esercitazione militare dell’anno, organizzata dal Comando Operativo di vertice Interforze.

La JS17 ha preso il via con la prima fase, la Virtual Flag 2017 (VF17), svoltasi dal 10 al 15 giugno nei pressi di Ferrara. Organizzata dall’Aeronautica Militare, la VF17 addestra il personale attraverso operazioni aeree simulate, senza l’impiego di velivoli.

La seconda parte, invece, è un insieme di varie esercitazioni di tipo LIVEX, che prevede l’utilizzo di assetti reali. Le unità terrestri si addestreranno presso Capo Teulada, le forze aeronautiche presso le basi operanti a Trapani e a Decimomannu, mentre le unità navali occuperanno il canale di Sicilia e il canale di Sardegna. Le operazioni andranno avanti fino al 29 ottobre, affiancate dall’esercitazione Mare Aperto che si svolgerà tra il 16 e il 27 ottobre. Varie esercitazioni proseguiranno fino a dicembre e su tutte queste permane un velo di segretezza. Il calendario delle esercitazioni presso i poligoni militari in Sardegna è stato dichiarato documento militare non classificato, dunque riservato. In questo modo è impossibile conoscere la quantità degli armamenti e delle munizioni utilizzate.

La Sardegna è la regione militarizzata per eccellenza, con più del 60% di presenza delle servitù militari in Italia e i tre poligoni più grandi d’Europa. Negli anni ’50, la NATO ha approfittato della scarsa densità abitativa dell’Isola per costruire un vero e proprio campo di addestramento. Per oltre 50 anni l’entroterra, i golfi e le coste sarde sono state bombardate dai diversi eserciti.

Le servitù militari hanno occupato negli anni diverse zone del territorio; le più importanti:

  • Decimomannu e l’aeroporto NATO, ormai la più importante base aerea statunitense nel Mediterraneo, la cui superficie tocca i 1000 ettari.
  • Capo Teulada, Centro di Addestramento per Unità Corazzate per addestramenti terra-aria-mare; è il secondo poligono d’Italia per estensione: 7.200 ettari di terreno più 75.000 ettari tra zone interdette alla navigazione e restrizione dello spazio aereo. Secondo il sito della Regione Sardegna, parte del poligono e dell’area marittima è permanentemente interdetta agli stessi militari per motivi di sicurezza. Con un recente investimento di 70 miliardi, il poligono ha guadagnato lo status di maggiore centro europeo di addestramento ad alta tecnologia, con la presenza di due set che rappresentano un villaggio serbo-ordotosso e uno in stile musulmano.
  • Capo Frasca, poligono di tiro aria-terra e mare-terra per aerei supersonici della NATO ad armamento nucleare; nella zona sussiste il divieto di pesca e sono presenti ordigni inesplosi sia in mare che a terra.
  • Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Salto di Quirra, è composto dal poligono a terra di Perdasdefogu, di 12.000 ettari, e il poligono a mare di Capo San Lorenzo, 2.000 ettari e un’estensione lungo la costa di 50 chilometri. I poligoni ospitano sia addestramento della NATO nelle combinazioni terra-aria-mare, sia dimostrazioni da parte di privati e aziende produttrici che utilizzano l’Isola come vetrina per poter vendere le proprie armi. Ben il 40% delle attività svolte nel territorio di Quirra è privato, con un affitto del poligono pari a 50.000 euro l’ora.

Chi ha sostenuto e ancora ha il coraggio di sostenere che la cessione dei terreni ai militari avrebbe apportato ricchezza e sviluppo alla Sardegna, potrebbe accorgersi troppo tardi delle conseguenze dell’ennesima sottomissione di un territorio ricco di potenzialità sfruttate ancora una volta, nel modo sbagliato, da esterni, con ricadute sulla pelle dei sardi.

La zona di Teulada ha subito un grave decremento demografico, con una perdita progressiva di abitanti che va dai 5.742 del 1951 ai 3.793 del 2010, legata anche all’abbandono delle attività nel settore primario. I pescatori ricevono degli indennizzi dallo Stato per i giorni di mancata pesca, un contentino che si è disposti ad accettare per sfruttare a proprio vantaggio una situazione apparentemente irreversibile. Per i pastori di Teulada, invece, non è andata allo stesso modo. Le terre espropriate a più di 230 proprietari sono oggi affittate dallo Stato alle aziende agricole, per un canone annuo di circa 11.000 euro l’anno. Un paradosso inaccettabile.

La penisola di Teulada è composta da quattro zone: Alfa, Bravo, Charlie e Delta, in cui si eseguono esercitazioni a fuoco. E’ in questa zona che la bonifica sembra essere impossibile a causa dell’elevata contaminazione del terreno dovuta alla massiccia presenza di ordigni contenenti materiali altamente inquinanti, per un peso totale che potrebbe raggiungere le 2.950 tonnellate.

Le indagini ambientali condotte presso il Poligono di Salto di Quirra rivelano sul territorio contaminazioni da metalli pesanti, uranio impoverito e Torio 232, altamente radioattivo, ritrovato anche all’interno di alimenti come formaggio e miele, ma anche lombrichi e funghi.

Recentemente è emerso che nel Poligono di Quirra è stato interrato del napalm.

Nel 2011 la procura di Lanusei ha aperto un’inchiesta in merito alla cosiddetta Sindrome di Quirra, la quale presenta somiglianze con patologie contratte dai militari in territorio balcanico, in Afghanistan o Iraq. L’inchiesta parte dall’insorgenza di linfomi, leucemie e altre patologie che hanno colpito militari, civili assunti all’interno della base, i pastori a cui è stato concesso il pascolo nell’area circostante e i civili residenti nei centri abitati vicini al Poligono. Le indagini hanno portato alla luce anche numerosi casi di bestiame nato con gravi malformazioni.

Sui misteri legati al Salto di Quirra, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, hanno girato un documentario degno di nota per la sua (paradossale) bellezza e carica poetica. Materia Oscura, 2013, non racconta, ma osserva e ascolta ciò che accade intorno al Poligono invalicabile. Alle riprese di oggi unisce le immagini d’archivio conservate all’interno della base dagli anni ’50.

Il documentario mostra vere e proprie discariche a cielo aperto di materiali di qualsiasi tipo, dai meno innocui materassi ai bossoli e missili raccolti a mani nude dai militari; inoltre segue la quotidianità di alcuni pastori attivi nei territori limitrofi e lo sconforto di un padre e un figlio di fronte alle gravi malattie del giovane bestiame.

Su venti imputati, solo otto finiscono a processo e sono gli ex comandanti del Poligono dal 2004 al 2010, i quali dovranno difendersi dall’accusa di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri, unico capo di imputazione rimasto in piedi su undici portati in tribunale.

La politica non si esprime come dovrebbe, ma d’altronde questi sono interessi che riguardano i militari e le industrie belliche, nonché, dunque, i poligoni.

Nonostante, per costituzione «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», con le industrie belliche, si sa, si fanno sempre grossi affari.

In tutto questo, la Sardegna è anche coinvolta nella produzione di armi, bombe e munizioni, esclusivamente affidata alla tedesca RWM Italia spa, con stabilimento presso Domusnovas.

La fabbrica rifornisce per 19,5 milioni l’Arabia Saudita per il conflitto in Yemen, per 2,2 milioni Israele per il conflitto contro la Palestina e per 1,5 milioni la Turchia, armata contro i curdi.

Il sindaco di Domusnovas si è espresso a favore dell’ampliamento dell’azienda, perché avrebbe come conseguenza principale l’aumento dei posti di lavoro. In risposta ai tentativi di blocco del progetto ha dichiarato «pensiamo forse di bloccare così il bombardamento in Yemen? Io detesto la guerra, ma anche la disoccupazione». Qualcun altro aggiunge che se si arrestasse la fabbrica, le stesse bombe verrebbero prodotto altrove. Dunque, se la guerra è un business che non incontra mai crisi, per molti è giusto campare sopra la morte e la distruzione di popolazioni innocenti, perché l’importante è sempre salvare i propri interessi.

La Sardegna è anche questo: la radicata convinzione che non esistano altre possibilità per un’Isola che in realtà potrebbe offrire ben altro, soprattutto ai propri abitanti e che non dovrebbe piegarsi agli interessi altrui, specialmente di questo tipo. Da una parte c’è chi difende i presunti vantaggi economici della militarizzazione, quindi la forza lavoro sia militare che civile. Dall’altra, c’è chi non vuole essere complice di certi meccanismi meschini. Sulla bilancia non pesano solo i posti di lavoro, ma anche la salute del territorio e dei suoi abitanti. E se per Mario Mauro «la Difesa è il primo datore di lavoro in Sardegna» le dimostrazioni dei danni causati dai poligoni non mancano. E’ di pochi giorni fa la notizia dell’utilizzo di proiettili al fosforo bianco utilizzati durante le esercitazioni di Capo Teulada e la denuncia arriva proprio da un ex caporale maggiore, Stefano Lentini, affetto da un cancro alla mammella, forma tumorale assai rara nei maschi e probabilmente legata al servizio prestato sull’Isola nel ’96.

 

Materia Oscura è disponibile su Youtube https://youtu.be/O0FXWZ9T9ro

Presa Diretta, puntata del 3 febbraio 2013 sulle servitù militari http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-bde57ae7-6f56-441f-a2ff-ee8cbcc002ea.html