La Consulta boccia il decreto trivelle: serve intesa con le Regioni

Di: - Pubblicato: 31 luglio 2017

A cura di Veronica Nicotra

 

Arrivano buone notizie dal fronte della lotta alle trivellazioni. La Corte Costituzionale ha infatti annullato il “Decreto Trivelle” del 2015 che regolava il rilascio dei titoli oil&gas, in quanto adottato senza intesa con le Regioni. Un provvedimento che segue un altro atto della Corte, cioè la sentenza n. 170 pubblicata lo scorso 12 luglio, che aveva dichiarato illegittimi il comma 7 e il comma 10 dell’articolo 38 del Decreto legge 133 (il celebre “Sblocca Italia”).  In particolare, una doppia vittoria per l’Abruzzo, visto che con la successiva e ultima sentenza 198/2017 viene accolto anche il ricorso promosso proprio dalla Regione Abruzzo per conflitto di attribuzione.

La Consulta ha infatti sentenziato che “non spettava allo Stato e, per esso, al Ministro dello Sviluppo Economico adottare il decreto del 25 marzo 2015 senza adeguato coinvolgimento delle Regioni”.

“Il successo è duplice – commenta il prof. Enzo di Salvatore, costituzionalista e coordinatore del Movimento No Triv, ospite della trasmissione “Megafono Point” sulla nostra radio – perché questa sentenza segue quella che c’è stata poco tempo prima, sempre della Corte Costituzionale, la numero 170, che nasceva da un giudizio in via principale promosso da sette regioni contro l’articolo 38 dello Sblocca Italia del 2014. La Corte ha dichiarato illegittimi il comma 7 e il comma 10”.

Nello specifico il comma 7 riguardava le modalità di conferimento del titolo concessorio unico e le modalità di esercizio delle attività in tema di idrocarburi; il comma 10, invece, consentiva al Mise di autorizzare progetti sperimentali di ricerca e coltivazione per un periodo fino a cinque anni entro le 12 miglia, in accordo con il ministero dell’Ambiente e dopo aver acquisito il parere, non vincolante, delle Regioni.

Con la sentenza n.198, adesso, la Consulta ha deciso che, essendo di fronte a materia concorrente e non esclusiva, non doveva spettare solo allo Stato (cioè senza alcun coinvolgimento delle Regioni) emanare il disciplinare tipo per il rilascio e l’esercizio dei titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale.

Da queste novità ora si spera di riuscire ad arrivare alla paralisi delle trivellazioni, anche oltre le 12 miglia. “Ora procederemo ad impugnare il decreto Trivelle del 2016 (pubblicato nel 2017), interamente sostitutivo di quello del 2015 e anch’esso adottato senza intesa alcuna – ha scritto sul suo profilo Facebook Mario Mazzocca, sottosegretario alla presidenza della Regione Abruzzo -. Tale situazione dovrebbe determinare una sorta di moratoria per le richieste di nuovi permessi e concessioni, almeno fino a quando i contenuti del decreto non siano concertati tra lo Stato e le Regioni”.

“Se dovessero andare a buon fine i ricorsi che impugnano il nuovo disciplinare tipo che sostituisce radicalmente il precedente – precisa il prof. Di Salvatore – il Tar potrebbe bocciare completamente quell’atto. Da quel momento in Italia non sarebbe più consentito rilasciare nuovi permessi e nuove concessioni fino a quando il governo non dovesse decidere di portare la questione alla conferenza Stato-Regioni e concertarne il contenuto”.

Tutto ciò, inoltre, potrebbe rappresentare una svolta che andrebbe a coinvolgere anche le concessioni già attive: “Il provvedimento riguarda anche le concessioni in essere – ha affermato il costituzionalista ai nostri microfoni – perché il disciplinare tipo nuovo, abrogando il precedente lo fa con efficacia retroattiva; significa che, a partire dai titoli già rilasciati, qualora le società petrolifere dovessero aver bisogno di chiedere una qualsivoglia autorizzazione al Mise, ciò avverrebbe sulla base del nuovo disciplinare, che però rischierebbe di essere annullato”.

Insomma una svolta che apre scenari nuovi e positivi per il fronte no triv e pone dei problemi ancora da affrontare. Di sicuro si tratta di una decisione dal forte valore politico: “Ora sorge la questione – conclude Di Salvatore – di dover portare all’attenzione delle Regioni le modalità operative con cui concretamente rilasciare permessi e concessioni. Quindi vuol dire che a questo tavolo le Regioni potrebbero partecipare facendo valere tutto il peso politico che hanno, se lo volessero. Credo, dunque, che questo caso assuma un grande significato dal punto di vista politico. A mio avviso è il coronamento di tutto quel discorso che si era fatto durante il referendum”.

 

ilmegafono.org