La Cultura Del Disprezzo

Di: - Pubblicato: 18 Feb 2019

Di Maurizio Anelli.

C’è una risposta che il Paese aspetta e che arriverà questa settimana. Sul tavolo la richiesta del tribunale dei ministri di processare il Ministro degli Interni Matteo Salvini per il caso Diciotti, e il tavolo è apparecchiato con totale disamore da parte del padrone di casa, colui che prende ogni decisione in nome del bene degli italiani. Attorno a quel tavolo si dovranno sedere ospiti di passaggio in quel che resta in questo Paese della democrazia apparente, ospiti assolutamente inadeguati ad assumersi il peso della responsabilità politica che compete a una classe dirigente. È una decisone più grande di loro, incapaci di capire quanto il gioco sia diventato pericoloso per quelle poltrone che con tanta baldanza avevano occupato dopo le ultime elezioni politiche, e pesante per un Paese che nella sua maggioranza sembra ormai indifferente e impermeabile a tutto.

 La richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro Matteo Salvini inoltrata dal Tribunale di Catania è chiara, http://www.affaritaliani.it/cronache/diciotti-la-richiesta-di-autorizzazione-a-procedere-584790.html. In un paese civile e democratico una tale richiesta non dovrebbe trovare ostacoli in Parlamento, ma in Italia questo non accade quasi mai. Vedremo allora se prevarranno le ragioni della Democrazia o delle alleanze di Governo fra uomini politici che a parole hanno passato anni a insultarsi e ad accusarsi l’un l’altro, giurando ai propri elettori che mai avrebbero potuto governare insieme. Ma i cittadini italiani cosa ne pensano ? Perché non è possibile che i cittadini non abbiano un’opinione in merito, e infatti così non è: indifferenza in molti casi e un completo e aperto appoggio  al Ministro degli Interni, che ormai sembra aver convinto tanti italiani di aver sempre agito nel supremo interesse della nazione. Intanto in mare si continua a morire, senza testimoni, così come si continua a morire nelle campagne dove i braccianti italiani e i migranti bruciano la loro vita per qualcosa che è meno di un’elemosina, vittime programmate delle mafie e dei loro caporali, ma con una differenza: al termine della loro giornata di schiavitù i migranti stranieri entrano nelle baraccopoli, sporche e fetide, in attesa del giorno dopo, vittime una volta in più delle mafie e di uno sfruttamento che è diventato sistema. Qualche volta il giorno dopo non arriva nemmeno ma muore nella notte, magari in un incendio che brucia le baracche e si porta via il “nero”, il “Clandestino”.

Nella notte tra il 15 e il 16 febbraio, nella baraccopoli di San Ferdinando, Moussa Ba aveva freddo e cercava di riscaldarsi. Il fuoco non ha avuto nessuna dolcezza con lui, come in altri casi e in altre baraccopoli. Aveva solo ventinove anni e arrivava dal Senegal. Eppure anche in questo caso il Ministro degli Interni regala una dichiarazione che racconta una volta di più l’uomo e il politico: “ … avevano voluto restare nelle baracche, ora sgomberiamo”. https://www.lettera43.it/it/articoli/cronaca/2019/02/16/incendio-baraccopoli-san-ferdinando-reggio-calabria/229260/.

Che dire ? C’è un vuoto di umanità, dove cresce e si alimenta tutta questa cattiveria che sembra non finire. Sono diverse le facce che si confrontano in quel vuoto: da una parte affonda quell’umanità marginale, che per sopravvivere deve accettare di dormire nelle discariche e nei lager per arrivare al giorno dopo e, dall’altra,  quell’altra umanità che da tempo è morta, malata di indifferenza e oblio. E il disegno del Ministro degli Interni è tanto più chiaro quanto più il famigerato Decreto Sicurezza entra nella testa degli italiani: eliminare la visibilità dei migranti, negli sbarchi e nell’accoglienza, come se la questione fosse risolta o risolvibile con la repressione e l’oscuramento dei fatti. Questo è il risultato sperato e per raggiungerlo servono la chiusura degli Sprar, la scomparsa delle Ong dal Mediterraneo e infine quelle ruspe che demoliranno le baraccopoli. Tutto serve per rendere invisibili i migranti e per consentire a Matteo Salvini di autoproclamarsi come l’infallibile e necessario uomo dell’ordine. È doveroso costatare che il Ministro degli Interni non è solo in questa campagna che mira a rendere invisibile la realtà dei fatti, distorcendo colori e contorni. C’è tutto intorno il colpevole silenzio che ha avvolto l’intero “Governo del cambiamento” e che di fatto rende complici tutti i membri dell’esecutivo. In tutti questi mesi Matteo Salvini ha agito da capo assoluto impossessandosi di tutti i temi: interni, esteri, lavoro. Nessuno ha avuto da ridire su questo, ed è un segnale inequivocabile. Qualcuno ricorda quando Matteo  Salvini considerava l’iscrizione nel registro degli indagati come una medaglia al valore, in totale disprezzodelle leggi e del ruolo istituzionale di Ministro degli Interni ? In quei giorni Giuseppe Bellachioma, deputato e segretario della Lega in Abruzzo, pensò bene di lanciare un avvertimento, intimidatorio e mafioso, che non lasciava dubbi: “…se toccate Salvini vi veniamo a prendere a casa” https://www.globalist.it/news/2018/08/23/le-intimidazioni-mafiose-del-deputato-leghista-ai-magistrati-se-toccate-salvini-vi-veniamo-a-prendere-a-casa-2029720.html. Ebbene, questo Paese è riuscito a digerire anche questo. I cittadini italiani digeriscono tutto, statisticamente e storicamente sembra assodato che necessitino sempre di almeno un ventennio prima di riuscire a indignarsi e ribellarsi. Non tutti ovviamente, ma comunque la maggioranza. Chi si ribella, chi si oppone, chi contrasta e denuncia prima dei vent’anni di attesa lo fa quasi in solitudine, consapevole di quella solitudine. Ma lo fa comunque.

C’è una cultura del disprezzo che si è impadronita di questo Paese, ed è già successo in passato. È la cultura del “me ne frego”, ribadita con orgoglio e arroganza in ogni occasione dallo stesso Ministro degli Interni. Esistono parole che ormai sono entrate nelle case di molti e non sarà un passaggio indolore: quando si insiste nel ribadire la differenza tra migranti politici e migranti economici si compie, volutamente, uno scempio giuridico e umano. Giuridico, perché se è un obbligo accogliere i primi non esiste nessuna legge che vieta di soccorrere i secondi. Umano, perché chi accetta di imbarcarsi scappa dalla disperazione ed è consapevole di rischiare la vita e lasciare per sempre alle proprie spalle la terra dove è nato. Forse per qualcuno la colpa imperdonabile è proprio questa: essere nato in quelle terre.

Non ho mai amato muri e confini, portano solo discriminazione e isolamento. Considero i respingimenti come un’offesa all’umanità e penso che oggi siamo al punto esclamativo di una lotta di classe che non è mai finita e che oggi si gioca ai livelli più bassi, quelli della lotta fra i poveri, gli esclusi. E spesso i più poveri e gli emarginati non riescono a individuare i colpevoli della loro condizione. La strada scelta da un Paese che fatico a riconoscere come il mio non porterà a nulla di buono, ma solo a uno scontro sociale che già cova sotto la cenere. L’incendio che può nascere da una scintilla impazzita può dare origine a un incendio difficile da spegnere. C’è una risposta che il Paese aspetta e che arriverà questa settimana, temo che sarà una risposta sbagliata.