La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 17 Ottobre 2016

 

 

illustrazione di quentin blake

illustrazione di quentin blake

 

BACK TO SCHOOL?

 

Nick Hornby, An Education (Guanda)

 

Ernst Haffner, Fratelli di sangue (Fazi)

 

Daniel Pennac, Kamo (Einaudi)

 

Taisen Deshimaru, Autobiografia di un monaco zen (SE)

 

 

JACK

Be’, che cosa se ne fa di una laurea in inglese? Se deve passare tre anni a suonare quel maledetto violoncello e a chiacchierare in francese con un mucchio di capelloni, allora sto davvero buttando i miei soldi al vento. Immagino che potrebbe conoscere un simpatico avvocato. Ma questo lo potrebbe fare anche domani, a una festa.

Ma siamo davvero solo negli anni Sessanta??

Comunque sia, consigliato perché:

  1. Non c’è che dire, davvero, Nick Hornby sa scrivere!
  2. Non c’era stato modo finora di inserire in questa rubrica una SCENEGGIATURA, e allora perché non farlo?!
  3. È una lettura piacevolissima, quasi come vedere il film, che non è che si possa definire proprio indimenticabile…

Di certo, un INNO ALLO STUDIO!

 

Per chi a scuola invece non c’è mai stato…

Pubblicato a marzo, Fratelli di sangue è stato presentato dall’editore Fazi come “un profetico documento storico, una testimonianza dell’atmosfera di apocalittica decadenza che dominava la Germania alla vigilia dell’ascesa del nazionalsocialismo”.

Ci si dimentica troppo spesso di cosa c’era prima, del PUNTO DI PARTENZA da cui tutto ha avuto inizio.

Nella Berlino degli anni Trenta del secolo scorso Ernst Haffner era giornalista e assistente sociale. Sa ciò di cui parla e la sua scrittura è asciutta, diretta. Nessuna sfumatura letteraria, un Dickens distillato, all’osso. Eppure comunque partecipe, tanto da lasciarsi (quasi) sfuggire commenti come questo: “Un destino scelto liberamente? Non sempre. Non sempre! La giovinezza trascorsa al riformatorio, un vero e proprio apprendistato per diventare un trasgressore della legge, non è, maledizione, un destino scelto liberamente”.

Un libro molto meno duro di quanto minacciato da alcune réclame pubblicitarie.

La SCUOLA DI VITA di allora, almeno per molti.

 

Quella sera, l’atlante mi insegnò che Vladivostok si trovava ai confini del mondo, la città più estrema dell’Impero, il capolinea della Transiberiana. La linea ferroviaria, immensa, divideva l’intera cartina in due, con un segno netto. Kamo si trovava a tre giorni di cammino da un punto qualsiasi di quella linea…”.

Sarà che è francese, sarà che è un po’ come idealmente si vorrebbe essere, sarà che nasce dalla penna di Pennac, sarà quel che sarà, ma Kamo è semplicemente IRRESISTIBILE. Per i più e meno giovani, UNIVERSALMENTE irresistibile.

Un piccolo eroe dei nostri tempi, e chissà cosa direbbe di questi giorni di oggi che ci portiamo dietro con un bel po’ di paure e tanti, troppi perché.

C’è solo una cosa che batte Kamo in quanto a fascino: è il mondo degli adulti che lo circonda e su tutti, i professori di scuola. Un mondo che sembra scomparso…ma, è mai davvero esistito?

Perciò Kamo non vuol dire solo Back to school, è molto di più! E in questo è irresistibilmente COMMOVENTE!

I libri a lui dedicati sono quattro: Kamo. L’agenzia Babele, L’evasione di Kamo, Io e Kamo, Kamo. L’idea del secolo. Scegliete quello che più vi aggrada, o concedeteveli tutti! Non avrete mica paura di perdere del tempo: “Il tempo perduto…Questo sì che è un pensiero da adulto, non c’è dubbio!”.

 

Un giorno entrai nella sala professori nel momento in cui un giovane insegnante diceva a Nagano: «Si dice che raccontiate delle storie ai vostri allievi…». «Sì. Educare non è soltanto ripetere di continuo cose noiose. Non serve a niente voler riempire loro la testa. Tanto non vi entra nulla!». Un altro collega intervenne: «Ma bisogna pur seguire le direttive del Ministero». «Oh, sapete, queste disposizioni di funzionari, non bisogna prenderle proprio alla lettera».

MAESTRI, ecco di cosa c’è davvero bisogno! E la vita di Taisen Deshimaru è costellata di incontri e di maestri, appunto.

Alla ricerca di una propria strada tra due mondi, quello materiale e quello spirituale, che paiono ancora oggi inconciliabili: “non potevano né fondersi né comunicare; semplicemente coesistevano, ignorandosi l’un l’altro. […] Mi era veramente impossibile scegliere (…) Dovevo dunque farmi carico di questa contraddizione e risolverla. Ero convinto che fosse il mio destino”.

Chissà che non sia proprio questa la vera sfida che ci aspetta per il futuro? Parafrasando, ma neanche troppo: RIUSCIRE A VEDERE IL SUD, BENCHÈ ANCORA RIVOLTI A NORD.

Ma forse sfida non è la parola giusta…che sia scelta?

 

 

a cura di Giulia Caravaggi