La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 14 novembre 2016

#thinkforparis UN ANNO DOPO

 

Georges Perec, Tentativo di esaurimento di un luogo parigino (Voland)

 

Francis Scott Fitzgerald, L’ultima volta che vidi Parigi (Nuova Editrice Berti)

 

Irène Némirovsky, La sinfonia di Parigi e altri racconti (Elliot)

 

 

In che modo descrivere un testo come Tentativo di esaurimento di un luogo parigino? Con le parole del suo autore, tanto per cominciare: “Il mio proposito nelle pagine che seguono è stato piuttosto di descrivere il resto: quello che generalmente non si nota, quello che non si osserva, quello che non ha importanza: quello che succede quando non succede nulla, se non lo scorrere del tempo, delle persone, delle auto e delle nuvole”.

È un ESPERIMENTO. Ma è un esperimento riuscito? Qualcosa sembra sfuggire: “non bisogna vedere solo gli strappi, ma il tessuto (ma come fare a vedere il tessuto se sono solo gli strappi a farlo apparire (…)”.

Vi sembrerà di essere lì, o di guardare un filmato dell’epoca (è il 1974!). Il tempo che passa come le persone e gli autobus, i piccioni che volano da un lato all’altro della piazza, la vita e la morte scandite dalle campane di una chiesa, il vento, il sole e la pioggia, gli scrosci improvvisi e gli ombrelli aperti, le paste e le sporte della spesa, i bambini e i cani a passeggio, le luci dei semafori e dei lampioni, i segnali stradali e i nomi delle vie, i minuti, le ore scorrono via…tre giorni.

Bastano davvero per esaurire il luogo parigino? Forse sì, se pensate a cosa ne rimarrebbe dopo un’improvvisa interruzione.

 

 

“(…) di colpo gli fu chiaro il significato della parola ‘dissipare‘: volatilizzare, ridurre qualcosa in niente. Nelle ore piccole della notte, ogni spostamento da un luogo all’altro offriva l’illusione di un’incredibile impresa, e sempre più soldi da pagare per il privilegio di movimenti ancora e ancora più lenti. […] Ma quel denaro non era stato sperperato invano. Anche nel caso della più folle spesa, era stato dato come un’offerta al destino, per scacciare dalla memoria le cose più degne di essere ricordate, le cose che ora non poteva fare a meno di ricordare per sempre (…)”.

Da Babilonia rivisitata, racconto pubblicato per la prima volta nel 1931, la Parigi che fu quella degli anni Venti. Come forse solo un americano può ricordarla: una GRANDE FESTA, senza troppe sfumature. E il rimpianto e la nostalgia per i bei tempi andati, quando ci si poteva dimenticare che tutto ciò non sarebbe durato a lungo.

Lo dice lo stesso Fitzgerald, citato in calce al secondo racconto qui proposto, Notizie da Parigi, quindici anni fa, pubblicato postumo nel 1947: DOPOTUTTO, PENSO CHE LA VITA NON ABBIA NIENTE DA OFFRIRE TRANNE LA GIOVINEZZA, E NEI PIÙ ANZIANI L’AMORE PER LA GIOVINEZZA DEGLI ALTRI.

Un’illusione? Alla fine, ciò che rimane in un’immagine: “I pavoni ricamati sulle tende si muovevano nel vento di aprile”.

 

 

Tre sono i racconti della Némirovsky raccolti sotto il titolo La sinfonia di Parigi e altri racconti: La sinfonia di Parigi, Natale e Carnevale di Nizza.

Due le cose in comune con Fitzgerald: datati 1931, questi racconti sono stati scritti con il fine ultimo di farne dei film. Ma poiché film non ne vennero mai realizzati, di fatto rimane sulla carta ciò che non è stato trasposto in immagini.

Quasi coetanei, Irène e Scott vivono negli stessi anni e attraversano in parte gli stessi luoghi. Ma mai due storie avrebbero potuto rappresentare meglio, come le due facce di una stessa medaglia, la diversità di due punti di vista sullo stesso mondo. Emblematica in tal senso la fine precoce di entrambi: l’uno divorato da quel mondo tanto sognato e poi come un sogno crollato al risveglio, l’altra inghiottita, letteralmente, dalla Storia. Entrambi vittime: traditi nelle loro speranza, nella loro fuga, nella loro FAME.

Un punto di contatto anche con Perec: provare a raccontare Parigi restituendone, a parole, una IMMAGINE VIVA. I suoni assumono così un’importanza del tutto particolare: “Il giovane scarabocchia febbrilmente una combinazione di note sul suo taccuino, la canticchia, dice a voce alta: «Scriverò la sinfonia di Parigi, un giorno… sarò il più grande musicista del mondo, un giorno»”.

Ma forse è proprio la creatrice di tale abbozzo di personaggio, la stessa Irène Némirovsky, a scrivere in queste poche pagine una vera e propria colonna sonora della città! Poi: “La musica cessa, le immagini indefinite scompaiono e il film inizia”.

Chiude questo trittico (quasi) cinematografico uno STRIDENTE, alle nostre orecchie di oggi, Carnevale di Nizza: “Si sente cantare per la prima volta la romanza che deve essere presente per tutto il film. Al ritornello, migliaia di voci la intonano in coro. Si distingue: La giovinezza è breve…l’amore passa, la vita finisce…O altre parole dello stesso genere. […] (Si tratta di una melodia semplice e allegra. Si sente come sia vivace e ritmata, ma anche sommessa e quasi triste). […] La giovinezza ha una sola stagione, trallalero tra-la-la…”.

 

 

a cura di Giulia Caravaggi