La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 19 dicembre 2016

Illustrazione di Quentin Blake

 

ALTRI MONDI…NUOVI INIZI!

 

Giorgio Pigafetta, Patricia Signorile, Paul Valéry architetto (Jaca Book)

 

Laura Pariani, Milano è una selva oscura (Einaudi)

 

Antonio Tabucchi, Per Isabel. Un mandala (Feltrinelli)

 

 

Il testo di Pigafetta e Signorini è sotto molti punti di vista la proposta forse più impegnativo fatta fino ad oggi in questa rubrica. È un impegno però che vale la pena!

Il mondo in cui viviamo, le sue crisi, il bisogno di trovare NUOVI LINGUAGGI per raccontarlo, sono problemi che si pongono oggi perché di oggi sono figli o piuttosto affondano le loro radici in tempi un po’ più lontani?

A volte si scoprono (o riscoprono) figure di uomini che davvero sembravano aver già capito tutto, o quanto meno hanno saputo vedere lontano, ben oltre la punta del loro naso, fino ai giorni nostri, riuscendo a raccontare ciò che di questi giorni ci angoscia.

Come altro definire chi ai primi del secolo scorso scriveva: “Come l’acqua, il gas, la corrente elettrica arrivano da lontano, nelle nostre dimore, per rispondere ai nostri bisogni mediante uno sforzo quasi nullo, così saremo alimentati da immagini visuali o uditive, che nascono e svaniscono al minimo gesto, quasi a un segnale”.

O ancora, e ancor prima: “una volta nata, una volta provata e ricompensata dalle sue spiegazioni materiali, la nostra scienza diventata mezzo di potenza, mezzo di dominazione concreta, […] strumento di sfruttamento del capitale planetario, cessa di essere un ‘fine in se stessa‘  e una attività artistica. Il sapere, che era un valore d’uso, diventa un valore di scambio. L’utilità del sapere fa del sapere stesso una derrata, che è desiderata non più soltanto da qualche amatore molto distinto, ma da Tutti”.

Paul Valéry (1871-1945) ha saputo porsi e porre le domande per andare al di là della superficie delle cose e dell’orizzonte del tempo, mettendo in luce le implicazioni future di ciò che vedeva succedergli attorno.

Questo testo ricco ma non troppo complesso, completo di riferimenti e citazioni, estratti ed immagini, originali riportati in lingua francese, una prefazione a cura di Maria Antonietta Crippa che aiuta ad introdurre il personaggio in questione nonché una stuzzicante bibliografia, spiega perché sia importante conoscere uno come Paul Valéry. E permette di approcciarsi alla sua opera e ai suoi scritti, al suo pensiero e alla sua vita di poeta, filosofo, aforista, artista (perché no?), “uno degli spiriti scientifici tra i più acuti del suo tempo” come lo definisce Patricia Signorile, ma forse soprattutto di uomo e di pensatore, o se preferite, di uomo pensante (che non è poi così scontato!).

Tutto ciò attraverso l’ARCHITETTURA. Anche se proprio architetto Paul Valéry non lo è mai stato, o comunque non nel senso più stretto del termine. Ma come si evince da questa lettura probabilmente è stato più architetto lui di molti altri.

Perché, per usare le sue stesse parole: “Un edificio finito ci mostra ad un solo sguardo la somma delle intenzioni, delle invenzioni, delle conoscenze e delle forze che la sua esistenza comporta; esso mette insieme l’opera combinata del volere, del sapere e del potere dell’uomo. Unica tra tutte le arti, e in un attimo indivisibile di visione, l’architettura carica il nostro animo del sentimento totale delle facoltà umane”.

L’architettura come MODO DI PENSARE. Meditate gente, meditate!

 

 

Milano è una selva oscura è dedicato da Laura Pariani A TUTTI QUELLI CHE NON SI IMBRANCANO IN GREGGI.

Aggiungeteci pure: Ai milanesi, che in milanese è scritto questo libro! Anche se resta una lettura alla buona portata di tutti, anche di chi di Milano e dintorni non è.

«Congiuntura» continuano a ciamarla, mah… […] Ma che modo di vivere l’è? Che paese stiamo diventando? Pora Italia. Povera Milano, se la va innanz inscí”.

Siamo sul finire degli anni Sessanta e Dante è un uomo sulla settantina. È inverno a Milano, la settimana di Carnevale, e quest’uomo sembra personificare proprio CIÒ CHE RESTA dei falò della festa, di questa festa che non è che la vita stessa. Mentre le ombre generate dalle fiamme danzano celebrando l’effimero, dal greco: CHE DURA UN SOLO GIORNO. Quello che siamo diventati.

Ché il nuovo è brutto e volgare in questa sua frenesia di sfrollare tutte le care ricordanza. Ché è così che per me l’è diventaa Milán: il tempo, vigliàcch ‘me ‘n làder, si diverte con tutti i manufatti dell’uomo e li porta via come fossero nuvole al vento, come foglie rinsecchite, come polvere delle strade per dove passiamo, senza raccapezzarci, convinti che la barca la va, che il nostro cammino umano sia particolarmente predisposto secondo un significato superiore”.

Più che uno che ‘non ce l’ha fatta’, Dante è una persona che: “semplicemente non ha nessuno a cui rendere conto; non ha mai chiesto l’elemosina, ma accetta quello che la gente gli offre in cambio di un calembour, di una storia ben raccontata o della recita di una poesia. Quasi che, a questo punto, per lui la vita consistesse semplicemente in un compensativo ricevere”.

Nel suo vagare per Milano, la Milano degli scioperi e delle contestazioni studentesche, delle manifestazioni e degli scontri con la polizia, delle bombe e degli attentati, Dante si lascia prendere dai ricordi: “Cos’è un ricordo? La realtà dei fatti o pura nostalgia, magari incrociata confusamente con la tua attitudine a fantasticare? Cosa ti è rimasto davvero di quella storia?”.

E nei ricordi si perde: “Un tranviere scampanella impaziente; e dietro di lui, dopo qualche istante, un cà-del-diàol di automobilisti incazzosi, decisi a rivendicare i diritti della cronaca su quelli, solenni ma ingombranti, della Memoria”.

È un uomo in fuga il Dante? E chi non lo è?!

Ché il cammino delle decisioni, coi suoi umori, somiglia a quello di un liquido che coli per materie assorbenti (…) impregnandole, deviando di qui e di là, prima di stillare la goccia finale. E l’intelligenza serve appena a capire che a quel punto se pò pü tornà indree”.

E se un Dio esiste, si spera che sia: “un Dio che sa ridere d’allegria e tollerare le umane fughe”.

Perciò, proprio come direbbe Dante: Genti, stee alégher!

 

 

Tabucchi è venuto a mancare nel 2012 all’età di 69 anni. Come si legge in nota a Per Isabel. Un Mandala questo è il suo primo inedito postumo.

Non è l’ultima cosa che ha scritto però, eppure suona proprio come un addio. Un saluto a tutti, anche e per iniziare a se stessi. Prima di lasciare questa vita tenendo per mano Isabel sul vaporetto che da Setúbal porta al Portinho da Arrábida, nella notte, appena prima che cominci a piovere: “la morte è la curva della strada, morire è solo non essere visti”.

Sparisce in effetti un po’ così, il Tabucchi di questo breve romanzo che altro non è se non una RICERCA: del centro (come lo sono i mandala), di Isabel (un vecchio amore forse mai vissuto?), della FINE.

Ed è proprio Isabel, infine, a rimanere sulla scena. La sua figura, una fotografia: “Perché la ricerca è finita, e ci vuole il soffio del vento che riconduca il tutto al nulla sapienzale, […] di tutto resta un poco, a volte un’immagine”.

 

 

a cura di Giulia Caravaggi