La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 16 gennaio 2017

Mary Cassatt (1844-1926), Young Lady Reading (1878)

 

ANNO NUOVO, BRUCIA IL VECCHIO!

 

Hilary Mantel, La storia segreta della rivoluzione (FAZI)

 

Francesco M. Cataluccio, Immaturità. La malattia del nostro tempo (EINAUDI)

 

 

Non cambia niente, non c’è niente di nuovo. È la stessa vecchia, tetra atmosfera di crisi, la sensazione che non possa peggiorare ancora molto senza che qualcosa ceda. Ma non cede niente. Si moltiplicano soltanto i luoghi comuni: la rovina, il crollo, la nave dello Stato che affonda; il punto di non ritorno, l’equilibrio precario, l’edificio pericolante, il tempo che scorre inesorabile.

Ad Arras, Maximilien de Robespierre arriva a Capodanno torvo e demoralizzato.

Siamo nel 1788. E dopo, che succede? Succede la Rivoluzione!

La Fayette stava pensando al cadavere di Berthier (…). Si sporse in avanti e tamburellò con le dita sul pamphlet. «Conoscete Camille Desmoulins?», chiese. «L’avete visto? È uno dei tanti ragazzi usciti dalle scuole di giurisprudenza che in vita sua non ha mai usato niente di più pericoloso di un tagliacarte». Scosse la testa stupito. «Da dove spunta questa gente? Sono delle verginelle. Non sono mai stati in guerra, non hanno mai partecipato a una battuta di caccia, non hanno mai ucciso un animale né tantomeno un uomo. Però sono dei fanatici del sangue».

E dopo la Rivoluzione?

Robespierre esitava. «Mi piace sviscerare nella mente tutti i possibili scenari. Non dobbiamo essere dottrinari, però in assenza di principi il pragmatismo fa presto a degenerare».

«I dittatori finiscono uccisi».

«Ma se, prima che ciò accadesse, avessero salvato il loro paese? “È meglio che un solo uomo muoia per tutto il popolo”».

«Lascia stare, io non ho intenzione di diventare un martire. E tu?».

«Sono solo delle ipotesi, in ogni caso. Ma io e te, Danton… io e te», continuò Robespierre sovrappensiero, «non siamo uguali».

Camille Desmoulins, classe 1760, Georges-Jacques Danton, classe 1759, e Maximilien de Robespierre, classe 1758.

È il loro punto di vista che l’inglese Hilary Mantel ha scelto di adottare per raccontare la Rivoluzione francese.

È il punto di vista di chi quella rivoluzione l’ha voluta, orchestrata, guidata e rappresentata anche suo malgrado.

Vedrete così le Idee e le Parole prendere letteralmente vita: assistendo in prima persona alle discussioni e ai dibattiti, alle assemblee e alle riunioni private, vivrete il dipanarsi degli eventi, ma anche degli intrighi e dei giochi di potere, la politica in azione tout-court.

Grandi passioni, ideali e principi, ma anche dubbi, incertezze e paure tra le carte da firmare, controfirmare, e spesso nascondere, e i discorsi da pensare, scrivere e declamare per fare la Storia.

Di quello che, come sempre alla fine, erano prima di tutto uomini e come tali Hilary Mantel li ha ritratti: dall’infanzia con le loro famiglie, ai collegi e agli studi, gli amici e i nemici, la vita adulta, il lavoro e le mogli, gli amori e i figli…fino alla morte.

Indipendentemente da quanto ne sappiate già preparatevi a farvi prendere da quest’onda che dal profondo sale e porta in alto, su, su, fino quasi al cielo, per poi abbassarsi e schiantarsi sulla spiaggia, ritirarsi e trascinare via o lasciare a terra: insomma, la Rivoluzione.

Un evento che, come ha ben scritto la stessa Hilary Mantel: “non smette mai di esistere”.

 

 

 

Nell’epoca moderna si è assistito allo scacco della maturità umana. Dopo secoli di Storia, gli uomini della civiltà occidentale si sono convinti di essersi posti ideali e norme di comportamento al di là di ogni loro naturale portata. Il monoteismo, in particolare, nella sua intransigenza ebraica, come ha sottolineato George Steiner, aveva preteso troppo dagli uomini. […] Di questa ribellione contro un’impossibile maturità ne hanno fatto tragicamente le spese la «parte adulta» del nostro mondo: gli ebrei.

Folgorante inizio per quello che, si badi bene, non va assolutamente inteso come un saggio in senso stretto.

Dividendo l’argomento principale in brevi e pratici capitoli, Cataluccio riesce, come sempre nei suoi libri d’altronde, a trasportare chiunque in un’analisi di tutte, ma proprio tutte, le sfaccettature della nostra società moderna e occidentale, mettendone in luce le ombre con una vivacità espositiva che ben contrasta con il peso specifico dell’argomento in questione: Noi.

Si era pensato di intitolare la prima puntata del nuovo anno “Nel segno di Hillary” e in questo libro scritto nel 2004, ma ripubblicato un paio di anni fa a distanza di un decennio dalla prima edizione con l’aggiunta di una postfazione aggiornata, troverete anche una possibile spiegazione del perché le elezioni presidenziali americane si sono concluse diversamente.

Tra le altre cose, perché qui ci sono riferimenti a: psicoanalisi e poesia, Peter Pan e Harry Potter, i Pokemon e la cultura giapponese, guerre mondiali, progresso tecnologico e avanguardie artistiche del Novecento, la crisi del maschio e della figura paterna, collegi e governanti, il Kitsch, Guerra Fredda e la troppo spesso non considerata Europa centro-orientale, il Baby Boom e il Sessantotto, Holden, Nabokov e Umberto Saba, la commedia all’italiana e il cinema di Fellini, Pier Paolo Pasolini, i totalitarismi, i movimenti pacifisti e no global e il fondamentalismo islamico, la televisione e i mezzi di eduzione di oggi, il concetto di nostalgia, Topolino e la serialità del mondo moderno, lo scontro generazionale che è in atto.

Scrive Cataluccio a questo proposito: “Invece, la forza sta proprio nell’unire il meglio della gioventù con il meglio dell’anzianità (…). le poche rivoluzioni, tutto sommato positive, della storia dell’umanità sono quelle che hanno visto alleati vecchi e giovano, esperienza ed energia, maturità e immaturità. Negli ultimi cento anni: le guerre di liberazione nazionale (dalle guerre partigiane alle lotte guidate da personaggi, non certo giovinetti, come Gandhi e Mandela9 e i movimenti democratici nell’Est Europeo.

Se per rivoluzione, che deriva dal verbo latino revŏlvere, “rivolgere” cioè “volgere di nuovo”, possiamo intendere “il ridirigere lo sguardo verso un luogo o un punto”, allora è bene dire che questo libro vi RIVOLGERÀ COME UN CALZINO.

A suo modo perciò, e per di più in formato tascabile, rivoluzionario!

 

A cura di Giulia Caravaggi