La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 13 febbraio 2017

Mary Cassatt (1844-1926), Young Lady Reading (1878)

 

OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE

 

Kari Hotakainen, Colpi al cuore (IPERBOREA)

 

Juan Gabriel Vásquez, Il rumore delle cose che cadono (PONTE ALLE GRAZIE)

 

 

Dio fece un sospiro. Era consapevole di aver già fatto abbastanza per le anime di Maunula. Ora stendo un velo pietoso su questo quartiere che per me è solo fonte di vergogna. Ci butto sopra un’enorme cerata. È un lavoraccio, dovrò reclutare i Lions di Helsinki. Coprirò tutta Maunula. Un angolo all’estremità di Saarnaajantie, un altro all’estremità di Pirkkolantie, il terzo fino a Pirttipolku e il quarto in cima a Hyppyrimäki. In un colpo solo lo tenderò ai quattro lati e ci rimarranno sotto dodicimila persone, oltre alle case. E alla troupe al completo. Occhio non vede, cuore non duole.

Periferia di Helsinki. Dio in persona ogni tanto si affaccia su questo squarcio di mondo solo per appurare che quaggiù le cose tra gli uomini sono andate a farsi friggere.

Tra di loro, una famiglia sull’orlo del collasso: Raimo, disoccupato e con una passione per il cinema ai limiti del malsano, Ilona, impiegata in un negozio di mobili e sua tenace consorte, due figli piccoli, una coppia di amici di precario supporto, i consigli della nonna defunta che spaziano da “Se il pensiero non scorre, va’ nel bosco” a “otto centimetri dell’alcolico nazionale ti portano dove sorge il sole. Ogni goccia di più ti fa valicare il confine nazionale. Bambina mia, non vorrai mica finire tra i russi”.

E poi, dall’altra parte del mondo: Francis Ford Coppola alle prese con la messa in cantiere de Il Padrino, un Marlon Brando a dir poco agghiacciante che deve convincere il presidente della società di produzione ad accettarlo per il ruolo di Vito Corleone, il produttore Al Ruddy alla resa dei conti con la gestione delle spese per il film.

Colpi al cuore del finlandese Kari Hotakainen è l’esito sorprendente dell’incontro di questi due mondi così distanti tra loro.

Ricetta in quattro parti: Ingredienti, Preparazione, Tavola imbandita, Dessert. Più un capitolo finale, Un anno dopo.

Risultato a dir poco esplosivo!

Ilona era seduta sul balcone e scorse Dio. Il Signore era appollaiato su un albero poco distante e guardava Maunula. Nel suo sguardo c’era una profonda pietà, e allora? (…) La pietà è una salciccia a buon mercato. Va bene se si ha una fame da lupi, ma presto si è di nuovo costretti a cercare nel frigo. (…) Prese una vecchia racchetta da sci e la lanciò contro Dio. Onnisciente e onniveggente, Dio intercettò la racchetta che volava nell’aria un secondo prima che lo colpisse. L’afferrò con la mano e guardò la lanciatrice. Conosceva Ilona e conosceva la sua vita. Riuscì a fissarla negli occhi anche se era a una decina di metri di distanza. Ilona sostenne il suo sguardo. (…) Dio si sciolse in un sorriso, dando a intendere che la signora era stata perdonata. Ilona non era nata ieri. Sapeva che un giorno avrebbe dovuto pagarla per quel lancio di racchetta. La pietà di Dio è una salciccia a buon mercato.

Verrebbe proprio da dire: sono pazzi questi finlandesi!

Ma si sa, a volte i pazzi hanno le loro buone ragioni.

E questo libro colpisce davvero al cuore, forse anche un po’ più in basso.

 

 

 

«Ah, così lei lo sapeva», dissi.

«Ma certo, figlio mio. Lo sapevano tutti».

«E si sapeva anche cosa aveva fatto?»

«No, questo no», disse Consu. «Oddio, io non ho mai voluto saperlo. Si sarebbero rovinati i nostri rapporti, no? Occhio non vede, cuore non duole, intendo dire».

Doppia, tripla, quadrupla deflagrazione in questo romanzo del colombiano Juan Gabriel Vásquez.

Una manovra azzardata nei cieli di una Bogotà in festa negli anni Trenta del secolo scorso, lo schianto di un Boeing in volo da Miami verso la capitale negli anni Novanta, e poi un colpo di pistola in mezzo alla strada e le vite dei singoli che vanno in pezzi quando incrociano la storia di un’intera nazione.

Finzione e realtà si mescolano come carte da gioco sul tavolo della partita tra vita e letteratura.

Una narrazione che avvolge e non molla la presa nemmeno dopo l’ultima pagina, a libro ormai chiuso.

Fin dal suo, quasi enigmatico, inizio: “I cecchini che lo braccarono gli spararono un colpo in testa e uno al cuore (con proiettili calibro .375, perché la pelle di un ippopotamo è spessa); posarono con il corpo morto, la grande mole scura e rugosa, un meteorite appena caduto; e davanti ai primi scatti e ai curiosi, sotto una ceiba che li riparava dal sole battente, spiegarono che il peso dell’animale impediva di trasportarlo tutto intero, e cominciarono a squartarlo direttamente sul posto.

Un narratore quasi quarantenne che racconta una storia: “No, non racconterò la mia vita, ma solo qualche giornata, di molto tempo fa, e lo farò con l’assoluta consapevolezza che questa storia, come ci avvertono nelle favole, c’era una volta e sempre ci sarà.

La crisi di un uomo alle soglie della vita adulta che si ritrova a fare i conti con sé stesso, le proprie scelte e il passato del suo paese.

In questo stesso momento c’è un concorso di circostanze, di errori colpevoli o di sfortunate decisioni, le cui conseguenze mi aspettano dietro l’angolo; e anche se lo so, anche se ho la sgradevole certezza che queste cose stanno accadendo e mi riguarderanno, non posso in nessun modo prevenirle. Lottare contro i loro effetti è tutto ciò che posso fare: riparare i torti, trarre il maggior profitto possibile dagli eventi. Lo sappiamo, lo sappiamo bene; eppure proviamo sempre qualche brivido quando qualcuno ci svela il concatenamento che ci ha resi ciò che siamo, è sempre sconcertante constatare, quando è un altro a rivelarcelo, lo scarso o nullo controllo che abbiamo sulla nostra esperienza.

Vengono in mente le parole di Frank Bascombe in Tutto potrebbe andare molto peggio di Richard Ford quando dice che “Gli errori sono errori molto tempo prima che li commettiamo”.

Molto, molto, maschile come pensiero… (continua?)

 

A cura di Giulia Caravaggi