La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 12 giugno 2017

Mary Cassatt (1844-1926), Young Lady Reading (1878)

 

AL DI QUA E AL DI LÀ DELLA MANICA

 

Jonathan Coe, Questa notte mi ha aperto gli occhi (POLILLO)

 

Teresa Buongiorno e Franco Cardini, Il feroce Saladino e Riccardo Cuordileone (LATERZA)

 

Hilary Mantel, Al di là del nero (FAZI)

 

Martin Amis, London Fields (EINAUDI)

 

 

Driiiin: tutti in classe, è finita la ricreazione. Ora si fa sul serio.

Devono essersi sentiti, almeno in parte, così i cittadini britannici all’indomani del referendum sulla Brexit dell’anno scorso. In primis, coloro che avevano votato NO, ma forse anche tutti gli altri: quelli che hanno votato SÌ, quelli che NON hanno votato, i cittadini di tutta Europa…

 

questa notte mi ha aperto gli occhi

e non dormirò mai più

 

canta Morrissey in This Night Has Opened My Eyes all’inizio di questo romanzo di Jonathan Coe del 1990, il cui titolo nell’edizione originale inglese è “The Dwarves of Death”: “Nani e morte. Perché le due cose facevano risuonare un campanellino nella mia testa…dove mi ero già imbattuto in queste parole di recente? Mi ricordai. Si rifaceva a una conversazione che avevamo avuto, noi quattro, la mattina che avevamo registrato la cassetta promozionale. Era una semplice coincidenza, o ero veramente inciampato in un indizio?

È quasi un giallo questa storia, ma lo si capisce davvero solo alla fine.

Scritta come fosse una canzone (Introduzione, Primo e Secondo Tema, Sezione Intermedia e Intermezzo, Assolo, Turnaround, Cambio di tonalità, Coda e Dissolvenza), una strofa di Morrissey ad aprire ogni capitolo:

e tutti devono vivere la loro vita

e Dio sa che devo vivere la mia

 

Dio sa che devo vivere la mia

 

da William, It Was Really Nothing è l’ultima.

William, Bill, è anche il nome del protagonista di queste pagine (una specie di romanzo di formazione?) e se alla fine ‘davvero non era nulla‘…beh, questo è tutto da vedere!

Torniamo a quella notte. (…) Recentemente mi sono sforzato di dimenticare i fatti – non tanto per i dettagli, che sono lievemente spiacevoli, devo ammetterlo, ma perché mi spaventa il ricordo dello stato in cui mi trovavo. (…) Perché durante quella notte sentii – ed è la sensazione più terribile che  ci sia, la peggiore che io conosca – che il mondo intero mi stava sfuggendo di mano. (…) Stavo seduto su quell’autobus e, vi giuro, non riuscivo a trattenere le lacrime. Era come se stessi dando l’addio a un’infinità di cose, non so se mi capite. (…) ecco la ricompensa, evidentemente, per ventitré scrupolosi anni di obbedienza alla legge: avere di colpo la vita rovinata dalle stupide buffonate di un gruppo di persone che conoscevo a malapena, e con cui non avevo nessuna relazione.

E chi può dire di non essersi mai sentito così?

Questo libro vi resterà in qualche strano modo come appiccicato addosso, non si saprebbe spiegare bene il perché.

 

 

 

Il 2 giugno si sono festeggiati i 70 anni della Repubblica Italiana.

Ai primi dell’anno cadevano invece le celebrazioni per i 70 anni del Tricolore, Festa del Tricolore o Giornata della Bandiera del 7 gennaio, e in quell’occasione Alberto Melloni su La Repubblica ricordava l’origine araba dell’oggetto bandiera: “la bandiera tutta nera come la pupilla dell’aquila – usato del Profeta.” Poi: “Durante le crociate questi vessilli monocromatici si pubblicizzano come supporti per i grafemi del Corano o i segni della croce e s’alzano al vento – il vento è di Dio – un segno di benevolenza per la propria guerra santa.

C’è una storia che dovremmo proprio incominciare a considerare anche come nostra. Di nuovo.

E c’è un libro che sa raccontarla in questo senso: Il feroce Saladino e Riccardo Cuordileone edito da Laterza nella collana per ragazzi è perfetto per ri-partire dall’ABC.

Quali maestri migliori di una giornalista, sceneggiatrice e autrice TV, esperta di letteratura per l’infanzia, che voleva fare la storica, poi la psicologa, e ha finito per laurearsi in Lettere con una specializzazione in Storia Medioevale, e un noto storico e saggista specializzato nello studio del Medioevo.

Una lettura tutt’altro che semplicistica per imparare e/o ricordare ad esempio che il primo nome del così detto Feroce Saladino è «Giuseppe figlio di Giobbe» e che il Corano fu dettato da Dio a Maometto per tramite dell’arcangelo Gabriele, “portando a compimento quanto trasmesso in precedenza ad Abramo, Mosè e Gesù”.

Che nel XII secolo, in quanto «gente del Libro»: “se abitano in terra musulmana i cristiani possono praticare il loro culto, cioè seguire la propria religione, ma in forma privata, senza cercare di conquistare altri alla loro fede.

E ancora, che arabi e musulmani non sono la stessa cosa e che, con buona pace di alcuni, il verde è il colore sacro dell’Islam!

Traetene voi le dovute conclusioni.

Quella degli autori di questo libro è la seguente: “capire la storia non significa soltanto ricordare e rievocare uomini, date e fatti, bensì stabilire fra loro le corrette relazioni e comprenderne gli sviluppi.

Driiiin: tutti in classe, ricomincia la lezione!

 

 

 

A un certo punto del percorso occorre girarsi e riprendere il cammino che ci riporta a noi stessi, altrimenti il passato ci insegue e ci azzanna alla nuca lasciandoci a terra sanguinanti. Meglio girarsi e fronteggiarlo con le armi di cui si è in possesso.

Quando un libro è SCRITTO BENE, e questo lo è, riesce a portare chi legge, chiunque egli sia e indipendentemente dall’interesse iniziale, dove vuole il suo autore.

Con Al di là del nero Hilary Mantel regala una storia dai labili contorni, a cui si può credere fino in fondo oppure no, solo in parte. Non importa: “Soltanto più tardi, pensandoci su, si rese conto che non aveva mai dubitato delle parole di Alison. (…) E poi la radio, che si era piazzata accanto, trasmise la conferma. Nel mondo reale quel fatto era avvenuto davvero; Colette smise di battere al computer e rimase a sentire. Le luci, un tunnel, l’impatto, le luci, un tunnel, il nero e poi qualcosa al di là: uno iato e un’ultima luce, accecante. All’alba era in uno stato sospeso fra lo choc e una diabolica euforia, in cui si affacciavano rigurgiti moralistici: che s’immaginava una come Diana?

Alison, la sensitiva, e Colette che si ritrova più o meno per caso a farle da assistente.

Il paranormale che diviene realtà quotidiana, parte della vita di tutti i giorni.

Al di qua o al di là, ciò che conta è la VITA. Il suo scorrere, le sue NORMALITÀ: “Ci sono delle cose sui morti, voleva dire, che dovete sapere, che dovreste veramente sapere. (…) Però queste cose non le diceva mai. Mai. Se poteva farne a meno non pronunciava mai la parola “morte”. E anche se i clienti avevano bisogno di essere spaventati, anche se lo meritavano, quando era con loro non si sarebbe mai lasciata sfuggire un accenno o un ammiccamento sulla vera natura dello spazio al di là del nero.

Scritto nel 2005, ma ambientato nell’Inghilterra di 20 anni fa, “Quella ormai sembra un’altra era, un altro mondo: era prima della fine del millennio, del giubileo d’oro di Elisabetta, del crollo delle Torri Gemelle”, questo è un romanzo che senza spostarvi di molto, vi condurrà lontano.

E il personaggio della giunonica Alison, “ho tante di quelle persone da ospitare dentro di me”, vi entrerà dentro come i suoi peggiori demoni o i migliori spiriti guida di questo mondo.

Che voi l’ascoltiate o meno.

Lei comunque non ha più bisogno di voi. È passata alla guida ed è diretta altrove.

 

 

 

Preparatevi a percorrere sentieri impervi e sconnessi se volete raggiungere London Fields!

Da qui, Martin Amis offre una visione sugli anni Novanta in chiave futuristica. La fine del millennio inventata dieci anni prima: “… ma questa è Londra; e qui non ci sono campi. Solo campi di operazione e di osservazione, solo campi di attrazione e repulsione elettromagnetica solo campi di odio e coercizione. Solo campi di forza.

Come elementi, parti integranti del sistema, si muovono i personaggi, ognuno con il suo ruolo. E così il TEMPO: “… la chiave al Tutto era questa: il tempo era una forza oltre che una dimensione. Il Tempo era una forza; ma lo era di certo, per forza. Elementare. Sei forze. E il tempo era la sesta forza, non soltanto una misura, ma anche una motivazione.

Martin Amis ha modi ruvidi, quasi irritanti (e pensare che è di Oxford!), ma anche poteri da pifferaio magico e non potrete fare a meno di seguirlo fino in fondo: “Quando ho riappeso, Nicola usciva dal bagno e io dissi: – Ti sei messa quella roba? Oh, Dio mio, guarda qua. E sai che cosa è il peggio? In te. In tutta la storia. Nel mondo. Nella morte. Questo: che sta avvenendo realmente.

 

 

A cura di Giulia Caravaggi