La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 16 ottobre 2017

Mary Cassatt (1844-1926), Young Lady Reading (1878)

PREMI NOBEL

 

Elisabetta Sibilio, Leggere Modiano (CAROCCI)

 

Bjørnstjerne Bjørnson, Al di là delle forze umane (IPERBOREA)

 

Dario Fo, Morte accidentale di un anarchico (EINAUDI)

 

Marco Rossari, Bob Dylan. Il fantasma dell’elettricità (ADD EDITORE)

 

 

Il premio Nobel per la Letteratura a Bob Dylan dell’anno scorso ha scatenato non poche discussioni. Due anni prima, nel 2014, era stato lo scrittore francese Patrick Modiano a vincerlo e se è vero che allora non vennero avanzate particolari critiche, la scelta aveva però suscitato qualche perplessità.

Alla dichiarazione del nome del vincitore, è solita seguire la domanda: perché? Ma nel caso di un autore non già noto, almeno al grande pubblico, a quella subentrerebbe la seguente: chi?

Questo libricino scritto dalla professoressa Elisabetta Sibilio, e non a caso edito da Carocci nella collana Bussole, riesce ad essere una piacevolissima lettura mentre risponde a queste domande. In altre parole: come si arriva a vincere un premio Nobel per la Letteratura?

Già nell’introduzione, Elisabetta Sibilio sceglie di citare lo scrittore francese Michel Tournier quando intervistato dal giornalista e scrittore suo connazionale Jérôme Garcin nel 2014 dice: «Un grande premio ha valore solo quand’è inatteso. Se è troppo prevedibile, non vale niente».

Ma è in una sorta di critica alle motivazioni dell’assegnazione del Nobel a Modiano che l’autrice riesce a mettere in luce tutta la complessità che si cela dietro questo riconoscimento.

Da qui in poi le porte sono aperte su un autore che sembra scrivere con disarmante facilità e narrare sempre la stessa storia.

I libri di Modiano sono invece frutto di un minuzioso lavoro di cesellatura e a ripetersi è l’atmosfera che come una musica di sottofondo di fatto permea tutta la sua opera: dai romanzi al cinema e alle canzoni, dalle storie per ragazzi alle introduzioni, commenti e scritti critici delle opere altrui.

E che libri legge e ama leggere un premio Nobel per la Letteratura?

Domanda tanto più pertinente trattandosi di Modiano dal momento che, come spiega Elisabetta Sibilio: “Il «profumo» dei titoli pervade di sé tutta l’opera di Modiano” e “Del resto, anche i titoli di Modiano hanno «profumo», un suono o meglio un «tono» particolare”.

Titoli che si trovano nella bibliografia di Leggere Modiano, elencati in ordine cronologico e accompagnati da un breve riassunto per non perdersi, piuttosto orientarsi in un’opera che, ha scritto lo studioso Roger-Yves Roche: “come l’onda del mare si ritira, lasciando dietro di sé detriti di tempo e di storia, qui la traccia di una stella il cui giallo si vede ancora, là l’impronta di un nome che non si cancellerà mai del tutto.” Vi ricorda per caso qualcosa?

L’ultimo capitolo riporta il discorso tenuto da Patrick Modiano all’Accademia Reale di Svezia il 7 dicembre 2014. Un discorso che dice tutto del suo autore, dell’uomo e del suo lavoro.

E allora, bando alle discussioni, e buona lettura!

 

 

 

KLARA: Non pensi che i suoi miracoli siano al di là delle forze umane?

HANNA: Mi spaventi! Che cosa vuoi dire?

KLARA: Voglio dire che i profeti erano come lui. Sia quelli ebrei che quelli pagani. In certi ambiti erano più potenti di noi, in tutti gli altri erano inetti. È la mia conclusione.

HANNA: Ma tu credi?

KLARA: Credere? Che cosa significa credere? Io e te veniamo da un’antica e irrequieta famiglia di scettici. Anzi, da una famiglia di persone intelligenti. Io ho ammirato Sang. Era diverso da tutti gli altri, migliore di tutti gli altri. L’ho ammirato fino ad amarlo. E non per la sua fede; c’era qualcosa di speciale in lui. Ma quanto io condivida la sua fede…no, questo non lo so.

Premio Nobel per la Letteratura nel 1903 con la seguente motivazione: “un tributo alla sua nobile, magnifica e versatile poeticità, con la quale si è sempre distinto per la chiarezza della sua ispirazione e la rara purezza del suo spirito”, Bjørnstjerne Bjørnson è considerato il padre del teatro norvegese moderno insieme a Henrik Ibsen.

Un autore norvegese, vissuto in pieno ottocento, e per di più un testo teatrale. In effetti, tutto ciò potrebbe non incoraggiare la lettura!

Forse però il titolo contraddice quanto detto finora: il Nobel, l’origine, l’epoca, il genere. Perché Al di là delle forse umane risuona benissimo alle orecchie di oggi e risulta familiare seppur a 134 anni di distanza.

Quello che sta dietro a questa espressione e a questo breve e, a prima vista, semplice dramma ve lo spiega perfettamente Giuliano D’Amico nella Postfazione da lui curata per l’edizione Iperborea.

Voi lasciatevi guidare dalla copertina e immaginatevi una pattinata sul ghiaccio: leggera, divertente e liberatoria, rilassante e allo stesso tempo faticosa e impegnativa, un’impresa, una emozionante sfida a ciò che sta sotto.

Ancora una volta, il Nobel nasconde molto e molto può sorprendere!

E per chi ogni anno si chieda come mai “grandi” autori, per di più ben più noti al pubblico, non ottengano questo prestigioso riconoscimento: tenete conto che potreste avere per le mani un abbozzo di quella Pastorale americana che Philip Roth scriverà solo un secolo dopo e che da molti è considerata il suo capolavoro.

A maggior ragione perciò si attende la pubblicazione della Seconda parte di questo dramma.

Nel frattempo…ci vediamo sul ghiaccio!

 

 

 

MATTO   Siamo appunto al primo tempo… andiamo per ordine: verso mezzanotte l’anarchico, «preso da raptus», è sempre lei dottore che parla, preso da raptus si è buttato dalla finestra sfracellandosi al suolo. Ora, che cos’è il «raptus»? Dice il Bandieu che il «raptus» è una forma esasperata di angoscia suicida che afferra individui anche psichicamente sani, se in loro è provocata un’ansia violenta, un’angoscia disperata. Giusto?

Un ricordo per Dario Fo (insieme alla sua inseparabile seconda metà, Franca Rame) che ci ha lasciato giusto l’anno scorso proprio nel giorno dell’assegnazione a Bob Dylan del premio Nobel per la Letteratura, lui che quello stesso riconoscimento aveva ricevuto esattamente vent’anni fa, nel 1997.

Spiegando il successo di questo spettacolo teatrale del 1970, nel Prologo Dario Fo parla di: “indignazione che si placa attraverso il ruttino dello scandalo, lo scandalo come catarsi liberatoria del sistema, il rutto liberatorio che esplode (…) come l’Alcaseltzer che libera lo stomaco offeso dalla cattiva coscienza.”

Così dice anche uno dei suoi personaggi, sempre il Matto: “Vede, al cittadino medio non interessa che le porcherie scompaiano… no, a lui basta che vengano denunciate, scoppi lo scandalo e che se ne possa parlare… Per lui quella è la vera libertà e il migliore dei mondi: alleluia!

Guardare e riuscire a non pensare nulla.

Vedere ciò che accade senza che tra i neuroni scocchi la benché minima scintilla di un pensiero originale.

Da che mondo è mondo, per paura o incapacità, per mancanza di tempo o perché a volte quel che è troppo è davvero troppo, spesso si finisce per reagire così davanti alle cose che ci circondano.

Ed ecco allora salire sul palco il giullare di corte, tutto vestito di buffo che sembra un po’ svitato, a strapparci un sorriso, forse un po’ pietoso.

Eccolo entrare in scena per raccontare come stanno davvero quelle cose che accadono, in modo più o meno velato, celato dalla satira che ci fa ridere…per poi piangere.

Un altro recente premio Nobel per la Letteratura, Herta Müller, nel suo Lo sguardo estraneo ha scritto: “Certe volte mi dico: «La vita è una scoreggia in un lampione». E, se non basta ad andare avanti, mi racconto una storiella: Un vecchio è seduto sulla panca davanti a casa sua e il vicino passa e gli domanda: Beh, che fai, stai seduto lì a pensare? E l’altro risponde: No, sto seduto qui e basta. Questa storiella è la descrizione più sintetica di cosa sia l’ovvietà. La conosco da vent’anni e da allora mi vado a sedere accanto al vecchio sulla panca. Ma ancora non sono riuscita a credergli sino in fondo.

Provateci voi!

 

 

 

«Ma che cos’è Dylan per lei?» Era caduto nella trappola.

All’indomani dell’annuncio del Nobel un anno fa, non molti erano i titoli di e su Bob Dylan in commercio, almeno in Italia. Tempo sei mesi e il mercato si era prontamente adeguato alla decisione degli accademici di Svezia. E se si facesse una ricerca oggi…bè, non si saprebbe da dove cominciare!

Mettersi nelle mani di Marco Rossari, classe 1973, potrebbe rivelarsi…illuminante! Elettrizzante!

Che cos’è Dylan per me, agente? (…) Sono state spese tante di quelle parole che aggiungerne altre sembra inutile. Anzi, forse proprio perché sono state impilate tutte quelle bibliografie, l’oggetto è svanito, è diventato sempre più evanescente, s’è fatto di nebbia, in pagine e pagine dove parliamo molto più di noi stessi che di Dylan. E d’altra parte di che cosa dovremmo parlare?

Tre canzoni, una vita, anzi due, anzi mille!

Questo libro è una birra al bar, lasciate libero il posto accanto al vostro e non abbiate paura di sentirvi soli: arriverà Bob Dylan in persona a riempire quel vuoto!

 

Di Giulia Caravaggi