La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 12 marzo 2018

T. B. Kennington (1856-1916), Lady Reading by a Window (c.1911)

DONNE DI CUORI

 

Tove Jansson, Fair play (IPERBOREA)

 

William Langewiesche, Esecuzioni a distanza (ADELPHI)

 

 

DIARIO, 20 MARZO 2003

SCOPPIA LA GUERRA IN IRAQ.

MANIFESTAZIONE IN PIAZZA

PER LA PACE.

 

POMERIGGIO AL “VOLO”

CON CANE.

 

C’era già stata in passato l’idea di proporre un libro della finlandese, ma di lingua svedese, Tove Jansson. Una selezione di racconti raccolti sotto il titolo Il libro dell’inverno, probabilmente meno riuscita del ben più famoso Il libro dell’estate… Non se n’era fatto più niente e ora l’occasione si ripresenta con questo, decisamente notevole, Fair play.

Non più le magie dell’infanzia a farla da protagonista, ma due donne. Amiche? Forse meglio. Compagne. Di vita.

L’età adulta, matura, in una serie di quadri di esistenza in comune. Di vita vissuta. Veramente insieme, e con il cuore.

Vita di coppia, separata solo da un corridoio, un camminamento ogni volta da percorrere per potersi riunire, una via di fuga quando serve per una solitudine mai del tutto abbandonata.

Diciassette episodi che compongono un ritratto dall’interno, per un’unica voce: quella della stessa Mari-Tove Jansson, in grado però di sdoppiare i punti di vista. Di farsi due.

È infatti Jonna, soprattutto lei a parlare, a dare l’imbeccata per, a pronunciare la frase-perno illuminante di tutto il breve racconto, a fissare la puntina sul sughero, senza paura di trafiggere la farfalla con lo spillo, il promemoria, la frase sottolineata, i sentimenti…

Compagna e amica, affetto e rimprovero, libertà e legame, interlocutrice e ideale altro con cui condurre questo fair play, un gioco corretto, LEALE, ONESTO, governato da regole imperscrutabili ma ferree, morbidi lacci che si tendono decisi.

Come far a racchiudere tutto questo in un libro? Sarebbe come voler ricomporre una noce una volta spaccata e aperta.

Tove Jansson ci riesce ed è una piccola magia: raccontare i sentimenti

Potrebbe sembrare di invadere uno spazio privato, varcare una soglia intima e quasi sacra, ma in realtà non c’è alcun segreto da tradire e semplicemente Tove Jansson apre la porta e lascia entrare: “Si fece attenta. Mentre osservava Jonna che appendeva i quadri, pensava che molte cose, compresa la loro vita comune, trovavano così la giusta prospettiva e il loro posto definitivo, una sintesi che si esprimeva attraverso la separazione o una concentrazione naturale. La stanza era completamente trasformata. Quando Jonna se ne tornò a casa con il suo metro, Mari restò tutta la sera meravigliata di quanto fosse facile in fondo capire le cose più semplici.

 

 

 

Un libro di guerra e sulla guerra in formato super-concentrato, ma estremamente efficace. Questo è Esecuzioni a distanza di William Langewiesche, giornalista e saggista statunitense e corrispondente per Vanity Fair.

La guerra di oggi, che poi era già la stessa della fine degli anni Novanta, solo che da questa parte del Mar Adriatico ai tempi si era un po’ di distratti.

È la guerra dei droni: “Il mio aereo è un Predator, una macchina rudimentale comandata a distanza che può rimanere in volo anche ventiquattr’ore, osservando ciò che accade o dirigendo il puntatore laser sui bersagli che poi gli aerei colpiranno – sempre che non spari direttamente.

Dalla base aerea di Holloman vicino ad Alamogordo, New Mexico, gli scenari a disposizione del simulatore sono, basta cliccare e scegliere dal MENÙ-OPZIONI: “Bambina europea disarmata, Bambino europeo disarmato, Donna europea disarmata, Uomo europeo con fucile di precisione, Uomo europeo armato, Bambino europeo armato. «Certo!» ha detto illuminandosi. «C’è tutto quello che può succedere all’estero!».

Al contrario di quanto si possa ingenuamente pensare, o per ignoranza o per mancata informazione: “Durante la campagna aerea del Kosovo nel 1999, ad esempio, 25 dei 27 apparecchi alleati abbattuti da armi a terra, o da caccia nemici, erano Predator.

Mentre da diversi anni ormai: “La nostra polizia di frontiera usa già i Reaper [una sorta di “fratello maggiore” del Predator] nel tentativo di individuare i trafficanti di droga al confine con il Messico.

Non si tratta d’altro che in fondo dell’evoluzione del concetto di tiratore scelto, di cui Langewiesche offre un vivo ritratto nella prima parte di questo libricino, attraverso il così detto “uomo del mestiere”.

Russ Crane, nome di fantasia per uno che è stato comandante della squadra di tiratori scelti della Compagnia Alfa, unità della Guardia Nazionale del Texas integrata nell’esercito regolare, in Afghanistan nella primavera del 2006: «Quando andrò in cielo e mi presenterò al Signore, voglio proprio chiedergli una cosa: “Giovane, hai creato un sacco di posti fantastici, il Wyoming, il Montana, persino la Svizzera. Guardati in giro, giovane. Scusa, ma la Bibbia dovevi proprio ambientarla in Medio Oriente?».

E d’altronde il Predator, come spiega David Deptula, un generale a tre stelle ex-pilota di F15 e a capo del programma dei droni nel 2010, rappresenta: “Più che un sistema d’arma di oggi, (…) un’anticipazione del futuro. Come il biplano dei fratelli Wright, o la Ford T. ci avviciniamo rapidamente a un futuro di guerra robotizzata, in cui saranno le macchine a scegliere di uccidere. Ed è un futuro prossimo. Quando arriverà, dovremmo però chiederci che specie siamo diventati. E cosa ci facciamo, sulla Terra.

Chiediamoci anche quante DONNE ci sono in questa storia?!

 

A cura di Giulia Caravaggi