La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 14 maggio 2018

T.B. Kennington (1856-1916), Lady Reading by a Window (ca.1911)

ORFANI CULTURALI

 

Jean-Patrick Manchette, Posizione di tiro (EINAUDI)

 

Luca “Zulù” Persico, Cartoline zapatiste. In viaggio con Marcos e con la 99 Posse (FELTRINELLI)

 

 

“(…) il massimo che mi proponevo era giocare con un nuovo, affascinante linguaggio, (…) capace di restare a un livello non intellettuale e di acquistare tuttavia il potere di comunicare un certo numero di informazioni di solito somministrate in tono letterario. (…) ho scritto una storia melodrammatica perché, guardandomi intorno, era l’unica forma di narrativa relativamente onesta (…).

R. Chandler in una lettera del 1945

 

Arriva il momento in cui bisogna scegliere tra ritmo e profondità di fuoco, tra azione e personaggio…

R .Chandler in una lettera del 1949

 

Jean-Patrick Manchette (1942-1995) non si allontana molto da queste due affermazioni.

Come spiegato nella Postfazione a Posizione di tiro, di lui si può dire che sia: “il migliore autore di romanzi noir della sua generazione e del suo tempo. (…) praticamente da solo, ha rivoluzionato questo genere letterario.

La vera rivoluzione che nasce, si sviluppa e attecchisce, trovando terreno fertile nella Francia post Maggio ’68, è nel carattere SOCIALE che il romanzo noir cerca di assumere con autori come Manchette e altri. Dirà lo stesso nel 1977: «il poliziesco è un genere morale. È la grande letteratura morale della nostra epoca».

Si ritrae una realtà, un mondo, dove i protagonisti: “sono di solito persone ordinarie o emarginati, poveracci rovinati dal sistema capitalistico, da rapporti di classe umilianti, dalla società dei consumi, dalle istituzioni corrotte e dagli intrighi di potere.

Così è anche in Posizione di tiro, ultimo romanzo che l’autore vedrà pubblicato in vita e dove una trama tutto sommato non proprio originale trova però un contesto e un tono del tutto nuovi.

Posizione di tiro, del 1981, è un ‘ultimo romanzo’ anche perché dopo la sua uscita Manchette proverà a fare qualcosa di diverso, sempre attraverso il genere noir cercare di capire quello che è successo nel frattempo e rispondere alla domanda: «Come siamo arrivati a questo punto?».

Morirà prima. E a noi non resta che questo: “La posizione di tiro era perfetta. Il settore visivo abbracciava la rotonda e i primi duecento metri dall’avenue Montaigne. Maubert indietreggiò rapidamente, sfiorando il corpo allungato di Terrier e piazzandosi dietro di lui. Trascorse un intero minuto.

Quello che sembrava…non è!

E quel vento, “gelido, che proviene direttamente dall’Artico”, e che gira…non è semplice vendetta!

La posizione di tiro ‘couché‘ è allora proprio quella giusta per…salvarsi?

Martin Terrier ancora striscia pancia a terra in cerca della sua piccola preda.

 

 

 

«Noi non abbiamo una grande guerra nella nostra generazione, o una grande depressione, e invece sì, abbiamo una grande guerra dello spirito. Abbiamo una grande rivoluzione contro la cultura. La grande depressione è quella delle nostre vite. Abbiamo una depressione spirituale.»

Chuck Palahniuk, Fight Club (1996)

 

BICE  Ma se non fosse stato per loro…

LUDOVICO  Saresti capitata in un’altra famiglia.

Eduardo De Filippo, Io, l’erede

 

Gennaio – Marzo 2001: “Caro Gomma, come d’accordo ti spedisco i nastri su cui ho registrato il diario della Marcha por la Dignidad in Messico, dei momenti che l’hanno preceduta e seguita. Considerali un po’ come delle cartoline o delle lettere sonore di un viaggio che è iniziato assai prima della partenza in Chiapas, e forse non è ancora finito.

È il viaggio della vita, delle IDEE e degli IDEALI con cui si è cresciuti e che ci hanno formato.

Per questo il suo inizio si colloca ben prima di una marcia. Fosse anche significativa come quella che nei primi mesi del 2001 ha attraversato gli stati del sud del Messico per raggiungere la capitale, sotto la guida dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, in nome delle popolazioni indigene e della loro DIGNITÀ, parola destinata poi a segnare tutto questo primo ventennio del XXI secolo.

Un viaggio che, al contrario di quanto dice Persico, forse finisce proprio là, o qua. Con questo bel racconto, un po’ ingenuo ma a suo modo avventuroso, divertente e illuminante…FINO ALLA FINE.

Ed è proprio nell’impatto emotivo del finale l’aspetto più significativo di questo sottovalutato, forse iper-etichettato, libro. Perché le sue pagine parlano di un mondo che non c’è più, in cui siamo nati ma di cui siamo diventati presto orfani, e del giorno in cui anche una parte di noi è come morta*: “Giunto sul luogo dell’appuntamento, lo zizza manager mi guida nell’oscurità dei corridoi, tra montagne di gommapiuma e caschetti, finché con fare circospetto mi punta con la torcia elettrica uno scatolo. Mi chiedo se contenga quelle armi segrete di cui i giornali stanno parlando da giorni. Sangue infetto? Palloncini di sterco, lamette e chiodi? Una catapulta smontabile? Qualcosa di molto più tecnologico? Casarini appaga subito la mia curiosità e ammette Contiene l’aviazione dell’Ezln. Infatti lo scatolo, come indicano i timbri postali, proviene da San Cristóbal e dentro ci stanno migliaia di aeroplanini di carta con scritto sopra a matite colorate Que viva Zapata, Que viva Marcos, Que viva Ezln. […] Ma è da stamattina, da quando sono sceso giù in piazza, che monta in me sempre più forte il disagio. […] La maschera antigas non funziona più. È piena d’acqua, che poi sono le mie lacrime. La tolgo e m’addento un limone. Arrivo in una specie di piazza. Gli sbirri stanno caricando le persone inermi, quasi nessuno ha protezioni. Molti hanno le mani alzate ma le prendono lo stesso anche sulla testa. Con la coda dell’occhio vedo casino intorno a una jeep. Poi la fiammata e uno sparo. Clic, clac. Boom! Gli aeroplanini di Marcos sono ormai palline di carta sporca sull’asfalto di piazza Alimonda. (20 luglio – Genova a mano armata)”

Ogni generazione ha il suo ’68.

 

*Parla un “noi” nato nel 1986…

 

A cura di Giulia Caravaggi