La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 16 Lug 2018

T.B. Kennington (1856-1916), Lady  Reading by a Window (ca.1911)

RUSSIA 2018: LACRIME DI COCCODRILLO?

 

Andrei Kurkov, Picnic sul ghiaccio (GARZANTI)

 

Ken Kalfus, Plutonio 239 e altre fantasie russe (FANDANGO)

 

 

«Il pinguino sono io»

 

Nato a San Pietroburgo, classe 1961, Andrei Kurkov è uno scrittore ucraino che scrive in lingua russa.

Viktor, il personaggio protagonista di Picnic sul ghiaccio, romanzo del 1996, vive a Kiev in un piccolo appartamento con un pinguino adottato dallo zoo della città e scrive racconti, o almeno ci prova, tirando a campare.

Almeno all’inizio, così stanno le cose, ma come spesso accade nei romanzi, le cose cambiano.

E, nell’ordine: Viktor troverà un nuovo lavoro, si vedrà affidata una graziosa bambina di nome Sonja, e incontrerà una giovane donna, Nina, arrivando a sperimentare, seppur per un breve periodo, le gioie e le noie, del “gioco della famiglia felice”.

Sembra banale, ma non lo è! Tutt’altro!

Il nuovo lavoro? Scrivere necrologi per personaggi di una certa importanza e visibilità ancora in vita: i così detti, in gergo, coccodrilli.

La graziosa bambina? È figlia di un uomo dall’aurea misteriosa. e dal portafoglio facile, di nome Miša, Miša-il-non-pinguino, che in occasione di uno dei loro primi incontri così dice a Viktor: “«Tu adesso scrivi per il cassetto, come facevano molti scrittori nel buon tempo sovietico, ma con la differenza che le tue opere prima o poi vedranno sicuramente la luce… Te lo garantisco».

E Nina, la giovane donna, non è che una conseguenza di tutto questo. Come molte altre cose, gli altri incontri, gli avvenimenti successivi…

E poi c’è il pinguino, certo! Miša, un pinguino depresso che finirà per essere “noleggiato” a certi strani funerali e poi si scoprirà essere malato di cuore e bisognerà in qualche modo curare e salvare…

I soldi non mancano, ma la loro provenienza è sempre sospetta: “«C’è qualcosa che non va, al mondo», pensava mentre camminava, lo sguardo fisso a terra. «O è la vita stessa a essere diventata un’altra, e ha mantenuta solo l’apparenza della vita di prima, semplice e comprensibile. Ma il suo meccanismo interno si è rotto, e adesso non si sa più cosa aspettarsi nemmeno dagli oggetti più familiari. (…) Qualcosa di strano e invisibile si nasconde sotto ogni superficie conosciuta (…)».

Sotto, dietro, DENTRO questa piacevolissima lettura che si rivelerà ideale per la stagione estiva, nonché in questo mese “calcistico”, perfetta una partita e l’altra, negli intervalli tra primo e secondo tempo, come un ghiacciolo, un bel gelato, un buon sorbetto alla frutta, rinfrescante, da gustarsi senza fretta: “La sua vita gli si profilava davanti tranquilla, nonostante le difficoltà balenate nel periodo di Capodanno, quando aveva dovuto rifugiarsi nella dacia di Sergej. Tutto era a posto, o almeno così sembrava. Ciascun tempo ha la sua «normalità», pensò. Quello che prima sarebbe sembrato tremendo, adesso era normale, e questo perché gli uomini, per non preoccuparsi troppo, l’avevano preso come norma di vita e avevano continuato a vivere. Per loro, alla fine, e anche per Viktor, la cosa più importante era e rimaneva VIVERE, a qualsiasi costo, ma VIVERE.

 

 

 

«L’Apollo e una navicella russa. La Soyuz. Si sono agganciate l’una all’altra due giorni fa. Lassù, nel buio. In tutto quel silenzio, si sono unite. Chissà che rumore hanno fatto. Galleggi senza peso e di colpo senti il fragore del metallo contro lo scafo della tua nave spaziale. Il tuo nemico che ti porge la mano. Tu l’afferri con il guanto. Passando sopra ogni rivalità, finalmente. Mi ha fatto riprovare un’emozione. Non saprei definirla. Era come… una specie di odore che annusi di sfuggita, poi il mondo corre indietro e il tempo scompare, e ti ritrovi di nuovo là. Come la definiresti quest’emozione?»

Derek B. Miller, Uno strano luogo per morire

 

Ken Kalfus è uno scrittore americano che ha vissuto per quattro anni a Mosca, e questo suo Plutonio 239 e altre fantasie russe è una raccolta di racconti che sembrano voler lanciare uno sguardo su un altro mondo.

Direttamente dal buco della serratura, un assaggio della torta che sta DALL’ALTRA PARTE, sul tavolino dietro la porta, come in Alice nel paese delle meraviglie. Possibilità di trasformarsi?

È il tentativo di raccontare qualcosa che non ci appartiene del tutto: troppo grande o troppo piccolo per essere afferrato completamente.

È un mettersi alla prova, IMITARE cercando di CAPIRE cosa significhi essere russi, far parte di quella storia, di quelle tradizioni, appartenere a quella mentalità…

Ma: “Forse la considerazione per la possibilità di fare scoperte piacevoli e inattese è un concetto “occidentale”, un dogma del culto dell’individuo. Io, invece, vivo a est di Istanbul, Delhi e Pechino, dove si preferisce credere al destino, o, in tempi più recenti, alla storia.

Così vicini eppure così lontani, così prossimi eppure così diversi.

Per due treni che come i nostri corrono su binari paralleli, l’incontro è possibile solo per impatto?

Accostamento di poli opposti come quelli di due calamite: quel suono secco, sordo e profondo che vibra in ognuno dei sette racconti di questa raccolta.

La disperazione più buia, quella umana, e la potenza del nucleare; la morte di Stalin e la pubertà di una ragazzina; Jurij Gagarin e Sergej Pavlovič Korolëv, il davanti e il dietro le quinte della conquista dello Spazio; la storia di un amore e di un viaggio verso una terra sconosciuta; scene da un matrimonio in un giorno di guerra: dove sta la violenza, e dove la speranza?; una citazione moderna in calce ad una classica fiaba; il tradimento di un sistema e la crisi di un uomo, o viceversa?

Capii immediatamente di essere stato fregato. Sotto la firma di Viktor, non più di una mezza dozzina di nomi occupava la parte sinistra del foglio. Viktor mi aveva detto la settimana precedente che Miša Višnevskij contava molti amici nelle alte sfere, e non solo nell’Unione. Miša, sosteneva Viktor, era sinceramente apprezzato e godeva di buoni appoggi politici. (…) ”

Ken Kalfus vince la sua sfida alla grande!

E noi?

 

A cura di Giulia Caravaggi