La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 15 ottobre 2018

T.B. Kennington (1856-1916), Lady Reading by a Window (ca.1911)

PAROLE PER IL NUOVO MILLENNIO

 

Sergej Roić, Achille nella terra di nessuno (ZANDONAI)

 

Gilles Clément, Breve storia del giardino (QUODLIBET)

 

 

«Dal latino terra, “terra”, “suolo”, “regione”, e nullius, “di nessuno”: la terra che non appartiene a nessuno. O quantomeno, a nessuno che sia degno di nome. Apparso nel XIX per giustificare l’occupazione da parte degli europei di grandi aree del globo, questo concetto giuridico servì a legittimare l’invasione dell’Australia e lo sterminio degli aborigeni, che l’abitavano da millenni».

Sven Lindqvist, Terra di nessuno. Dalla prima occupazione britannica ai giorni nostri: viaggio nella terra australiana occupata dai bianchi

 

«Achille è serbo, croato e bosniaco e combatte la guerra del calcio»

“Le Monde”

 

Avrebbe dovuto chiamarsi “Le regole del gioco” il libro di Sergej Roić.

Il gioco è quello del calcio anzi, della vita! Di cui il calcio è perfetta metafora, uno dei tanti riflessi di quello che siamo, della società in cui viviamo e delle convenzioni cui ci sottoponiamo: “Achille acconsente convinto: «“il gioco delle relazioni sociali disegna la forma dell’uomo!” aveva esclamato una sera, nella biblioteca-fumoir di Bosansko Grahovo, mio padre, il dottor Čedo, battendo un pugno sul tavolinetto (…)»”.

Ma, CHI SIAMO?

Achille, nuovo eroe (?) del XX secolo, si ritroverà a vivere sulla propria pelle le conseguenze di una guerra troppo spesso dimenticata, e che si preferisce non ricordare mentre si festeggiano i 60 anni di pace per l’Unione Europea. E allora questi Balcani che cosa sono? Terra d’Europa o Terra di nessuno?

Forse bisognerebbe sapersi REINVENTARE. A partire da una lingua nuova, che ancora non abbiamo trovato ma che dovremmo cercare se proprio la LINGUA è ciò che ci caratterizza come specie. Tutto questo PROGRESSO e non sappiamo più COMUNICARE!

I Balcani e l’Achille di Sergej Roić insegnano che l’Uno indivisibile, originario, rotondo come una palla da calcio, non esiste. O meglio, che quella palla deve potersi muovere altrimenti saremo noi a girare su noi stessi.

Se “ogni linguaggio, anche il più complesso, trae le sue radici dal gioco”, quel gioco: “è il più bel gioco del mondo. A questo gioco bisogna giocare appena se ne ha occasione, ogni volta che si può. È necessario inquadrare la palla, flettere la gamba, darle un calcio. Non è complicato, «Ah» aggiungeva il biondino dal naso rotto «la prima regola del gioco è che bisogna sempre guardare avanti, non è permesso voltarsi.»

Non è facile, nemmeno per Achille: «Dai, Achille, non perderti».

 

 

 

«Io sono, io vivo ed espio la lunga, lunga pena del ricordo. Ho una patria, ho uno stendardo, lo so, lo so, prima o poi li ritroverò»

  1. Roić, Achille nella terra di nessuno

 

Nella nostra casa, nel nostro giardino, non abbiamo bisogno di avere tutto presente, tutto il giorno, né di tenere la nostra anima all’erta, tutto all’erta il nostro essere. No: in essa dimentichiamo, ci dimentichiamo. La patria, la propria casa, è prima di tutto il luogo in cui si può dimenticare.

  1. Zambrano, La tomba di Antigone

 

Il libro Breve storia del giardino di Gilles Clément è una passeggiata guidata a varie forme di giardino in varie parti del mondo e nel tempo, nella storia di giardini che non ci sono più o si sono trasformato, per mano dell’uomo, a sua immagine e somiglianza.

Perché il giardino nasce come ORTO, con la sedentarizzazione della specie umana, e infatti è alimentare, un recinto chiuso che protegge il bene più prezioso. Ma: “La nozione di meglio, di bene prezioso, è in continua evoluzione.” ed è per questo che: “Nella sua complessità, il giardino riassume una cosmogonia e insieme un modello di società. Lungi dall’essere puro ornamento o semplice passeggiata pubblica, accoglie i giochi e le tecniche nuove, il teatro e la politica.

Contiene quindi tutto ciò che siamo, fin dalle sue origini, ciò che saremmo diventati e che ci siamo lasciati alle spalle: “l’orto attraversa il tempo e racchiude in sé il sapere.

E il futuro?

Nel libro segreto del giardino giapponese si dice che questo sia: «Uno dei mezzi a disposizione dell’uomo per accedere al Grande Risveglio – ovvero alla conoscenza della realtà che sta oltre il sogno».

Un sogno che per molto tempo ha coinciso con l’ALTROVE, ma quel altrove è invece qui, è già qui, lo è in fondo sempre stato. È il «giardino» su cui si affaccia la grotta di Chauvet, lo spazio in cui fin dalla notte dei tempi si muovono gli artisti: “multiforme (…) senza un orizzonte definitivo, senza scala precisa e senza limiti all’immaginario: il pianeta Terra.

È la Natura, l’AMBIENTE che ci circonda, ciò che prima “sotto forma di scienza, poi di sogno e di politica”, l’ecologia ha messo in luce.

È il Cosmo con cui gli aborigeni australiani si relazionano attraverso il «sogno originario» e: “l’Uomo conosce il segreto del sogno, e quindi può tramandarlo. Gli altri esseri, privi di coscienza, si limitano a sognare senza poter utilizzare il sogno. Questo modo di relazionarsi con il mondo (…) marca la differenza tra l’umanità e il resto del vivente sul pianeta senza con ciò metterlo in disparte.

Ed ecco allora che, conclude Gilles Clément, in questa UNIONE DEL TUTTO che travalica l’uomo, che sta prima e oltre l’essere umano: “il giardiniere è ormai chiamato a proteggere le specie, a proteggere la vita.

E a essere artista del proprio futuro: muovendosi al di là dello spazio e del tempo, nel flusso di trasformazione delle forme che da sempre regola il regno dei viventi.

Se si osservano le lumachelle nell’orto: “Il recinto per loro non ha importanza; il tempo, a quanto pare, nemmeno. Ma noi il punto di vista della lumaca non lo conosciamo. Per cui dobbiamo attenerci al sogno.

Passare la palla, verrebbe da dire, e non cambiare squadra!

 

A cura di Giulia Caravaggi