La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 16 Dic 2019
Henri Lebasque(1865-1937), La liseuse

A PICCOLI PASSI…

Ottessa Moshfegh, Nostalgia di un altro mondo (Feltrinelli)

Massimiliano Feroldi, Storia di un piccolo re (Lavieri)

Gianni Cordone, Cagnolino Dalcodino (Interlinea)

Io vorrei essere di quelli che stanno al mondo come nel proprio elemento… Ma non sono un pesce nell’acqua, per questo cerco la giustizia: ho bisogno di un luogo dove i pesci tolti dall’acqua possano di nuovo respirare…” (Ginevra Bompiani, L’incantato, et al.)

Quale possa essere questo luogo e se davvero esista, sembrano chiederselo anche i protagonisti dei racconti che compongono Nostalgia di un altro mondo di Ottessa Moshfegh.

Brutali come solo certe pagine di narrativa nordamericana sanno essere, e se possibile ancor più brutalmente CONCRETI. Qui non c’è spazio per l’immaginazione, se non quella che ha dato vita a questi uomini e donne, più o meno giovani e soli, mogli, madri, amanti, malati e bambini, Ottessa Moshfegh riesce a mettersi magnificamente nei panni di tutti loro. Ma sparisce anche questa parvenza di invenzione dal momento che i personaggi potrebbero benissimo essere reali, ESISTERE davvero.

Men che meno trova posto la giustizia, ma forse è giusto così, come nella vita.

Ed è questa, con le sue brutture, imperfezioni, tristezze e desolazioni, con i suoi sprazzi di allegria e di felicità, con le sue bellezze qualche volte se le si cerca e le si sa vedere, cogliere, capire, molto più spesso con la sua mediocrità e mediocre banalità, è la VITA che letteralmente trasuda da queste pagine: “La vita è incredibile, Stephanie Reilly. Abbiamo vinto la lotteria solo per il fatto di poter vivere su questo pianeta meraviglioso. (…) Le esperienze sono solo il tempo che passa in modi diversi. Il tempo avanza e prosegue, non può andare altrove. Chiamalo.

E a dispetto di tutto, ecco un po’ di nostalgia. Perché, come scriveva Don DeLillo in Rumore bianco (Einaudi): “si può avere nostalgia di un posto anche quando ci si sta.” [FINE]

Se il tuo regno è tutto qui, perché ti definisci un re?”, chiese malizioso il gatto. “Perché ho grandi sogni e…”.

Un pesciolino rosso libro di CRESCERE, un ombrello riparo per la fragilità e un cuore di pezza trafitto di spilli. Questo è il regno di un piccolo re che LASCIATO ANDARE farà posto ad un altro forse più vero regno: “Non sentì un languore, ma un impulso del cuore”.

Poche parole, colori netti e grande formato per una piccola storia, un piccolo viaggio, un attimo ed è già finita, se n’è già andato.

Da lasciare, donare, offrire. A qualcuno o a sé stessi. Per ritrovare il proprio piccolo regno e provare ad essere più leggeri e felici, più forti e meno soli. In cambio magari di una “compagnia di gatti più neri della pece”, un’intera banda di gatti suonatori! [FINE]

Un tragitto di ANDATA-RITORNO, dalla Cascina Riccardina alla festa della zia di Alagna. In mezzo un bosco da attraversare dove vive il lupo Amodeo. E un cagnolino, Dalcodino, protagonista di una storia che Gianni Cordone ha pubblicato nel 1988.

Una fiaba per bambini, in senso nuovo, dove valgono astuzia ed ingegno e l’intelligenza può essere spietata. Per un lupo che poi tanto cattivo non è, ma solo un OSTACOLO da saper affrontare, aggirandolo se non c’è altro da fare.

Se i ricordi sono appunto ricordi, e il passato è per l’appunto passato, guardando avanti, oltre gli scogli, laggiù all’orizzonte dove lo spazio si apre fino a sembrare infinito, qualcosa di bello riaffiora.

Allora c’è stato un tempo in cui c’era del BUONO e del BENE.

Ognuno lo porta con sé, e a volte è un libro, da cui ancora IMPARARE: Cagnolino Dalcodino, ad esempio. Da leggere per provare.

A cura di Giulia Caravaggi