La Lettura Del Mese

Di: - Pubblicato: 17 Maggio 2020

La Lettura Del Mese

A.R. Chewett (1877-1965), Giovane uomo che legge (inizio XX sec.)

EXIT?

Neil Gordon, La regola del silenzio (Rizzoli)

George Orwell, Una boccata d’aria (Mondadori)

Janne Teller, L’Isola di Odino (Iperborea)

Mi fermai per buttare giù metà bicchiere in un colpo solo, poi le chiesi: «Hai un’ idea un minimo precisa di come fosse vivere nel… facciamo nel 1969?».

Quest’anno ricorrono i 45 anni dalla fine della guerra del Vietnam, il 30 aprile 1975, così come i 65 anni dal suo inizio, il 1° novembre 1955. Le date, si sa, possono contare tutto e niente. Servono, quando si vuole, ad inquadrare il tempo, provare ad ordinarlo e a dargli un senso. E parlare di una guerra non è mai semplice, ma si può partire da un film e leggere La regola del silenzio di Neil Gordon fonte di ispirazione per l’omonima pellicola diretta e interpretata da Robert Redford nel 2012.

Ben impacchettato nell’involucro di un thriller accattivante c’è infatti il tentativo di raccontare il fronte interno di una guerra che ha scatenato o si è innestata fomentandolo un conflitto tutto interiore alla società civile del tempo, negli Stati Uniti, ma non solo. Una di quelle pagine di storia purtroppo un po’ dimenticate sui banchi di scuola e che pure aiuterebbero a vedere meglio anche certe vicende nostrane: “Ti diranno che il movimento avrebbe potuto trasformare tutto il Paese, ma una banda di criminali miopi, dall’ego enorme e ossessionata dalla morte, mandò all’aria tutto.

Il libro, ben più che la sua trasposizione cinematografica, batte sul chiodo dell’approfondimento storico e delle motivazioni sociali e ideologiche alla base dei movimenti di protesta di quegli anni, una vicenda che è diventata eredità nel rapporto tra generazioni diverse: tra chi ha combattuto una battaglia e chi si è ritrovato in un mondo spacciato per nuovo, ma sotto il peso delle mancate promesse.

Scritto come una lunga lettera ai più giovani, cerca di spiegare torti e ragioni, principi ed errori di un gruppo di uomini e donne diventati nel frattempo adulti, come fosse possibile una redenzione o un rimedio agli sbagli inevitabilmente compiuti. E non a caso forse alla fine si rimanda ad una canzone dei The Pretenders che dice: «Saranno i bambini a capire perché.» (Revolution, dall’album Last of Indipendents del 1994). [FINE]

C’è ancora chi va a pescare, oggigiorno? mi domando.

Per tutti quelli che si sono sottratti all’obbligo scolastico di leggere 1984 o La fattoria degli animali e vogliano colmare il vuoto di questa lacuna, un modo per recuperare potrebbe essere di approcciare Orwell partendo da un romanzo che è cruciale nella sua produzione letteraria, come ben spiega Andrea Binelli nella sua introduzione a Una boccata d’aria.

Orwell non è illuminante, è luminoso. E pur datata 1939, questa storia di tentata fuga da sé stessi che ricorda molto certi personaggi di Simenon è un lucido e vivido spaccato della società occidentale già avviata sulla strada del consumismo e della globalizzazione più moderni.

La guerra è alle porte, un’altra alle spalle da poco, ed un mondo intero è ormai finito: “La gente in complesso lavorava più sodo, viveva meno comodamente, e soffriva di più sul letto di morte. (…) Ma in realtà che cosa si possedeva, a quei tempi? Un senso di sicurezza, anche quando i giorni non erano sicuri, o più esattamente, un senso di continuità.

Che si è spezzato definitivamente e quindi perché andarlo a cercare come fa il protagonista di Orwell, quell’uomo medio e di mezza età che è George Bowling, rituffandosi nel passato e nello scenario della propria infanzia?

Provare a chiedere a chi ha votato per la Brexit, o al leghista che è in ognuno di noi. [FINE]

In tutta verità non c’è sfortuna a cui un po’ di fortuna non possa porre rimedio”.

L’Isola di Odino della danese Janne Teller è un libro che ha appena compiuto vent’anni, ma non li dimostra. Sembra scritto ieri, e in fondo cosa sono vent’anni a questo mondo poi, e a tutt’oggi resta un libro aperto.

Le fila dell’intreccio svolazzano per aria, scoperte.

Le domande che pone la trama sono senza risposta.

Il finale, o meglio i finali, rimangono sospesi in attesa di un futuro che, leggendo questo libro adesso, evidentemente non si può dire che sia ancora arrivato.

Se Odino si è perso in una tempesta di meteoriti, è lui stesso che piomba sul Continente come una bomba caduta dal cielo a scompigliare le carte e i destini di questo mondo. Scatenando sentimenti e reazioni che c’erano già, come sopiti, ma pronti a rivelarsi e compiersi in un’improvvisa accelerata della Storia.

Una svolta a cui c’è chi si appiglia agli altisonanti proclami di turno per poi finire annegato nel fiume, chi resta pericolosamente in bilico a penzolare sul bordo della riva, chi tenta troppo tardi di tornare indietro e chi cerca di fare qualcosa, restando al passo con il corso che avanza, provando a metterci mano e a cambiare gli eventi.

Degno seguito di Una boccata d’aria, il libro della Teller ne attualizza lo stesso tema di fondo, quella ricerca di un passato cui aggrapparsi in un presente che lascia sconvolti ed incerti. A volte può aiutare, ma bisogna sapere come: “Domani è un altro giorno. Comunque ieri resterà per sempre”, disse il vecchietto.

A cura di Giulia Caravaggi